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MORGAN VINCE IL VERO SANREMO

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“Il vero Sanremo inizia dopo Sanremo”.  E’ la frase che ti ripetono a prenzo e cena tutti i cantanti e operatori che partecipano.  Sanremo non è solo il sollazzo delle casalinghe, il passatempo delle vecchiette, il giochino delle parrucchiere.  E’ un enorme business per quelli che sono i veri concorrenti: case di produzione, discografici, e distributori.  Chi – poveretto – vede Sanremo non perché non saprebbe cosa altro fare e vedere ma perché dai risultati dipende il suo destino prossimo futuro, già denuncia il “grande imbroglio” che sarebbe stato messo in piedi da Morgan, complice una parte della stampa, intuendo con perspicacia e intelligenza quale sarebbero state le reazioni della triade del moralismo nostrano Meloni / Giovanardi / Vespa alle sue dichiarazioni.  Sarà vero? Sarà falso? Il caso Morgan è stato veramente costruito a tavolino?  Non so. Però una cosa la so direttamente. 

Provate a chiamare la “International –music” di modena, il management di Morgan.  E vi diranno … “non ci sono più date per il 2010”…altro che chiacchiere!!! Altro che bla-bla.  A 15.000 € a serata… altro che vittoria. Altro che vincere facile! Questo è un trionfo!!  Con buona pace di casalinghe indignate, giovani sostenitori, politicanti moralisti, qualche pretigno gay, il tuttologo di turno, Alba Parietti che non manca mai…finchè la barca va.  Però, pur non essendo né bello né intelligente come lui (lo scrivo senza ironia) almeno vorrei dire che nella sua ultima intervista Morgan sostiene il falso.  Ecco questo lasciatemelo dire.  Non è vero che la cocaina sia il miglior antidepressivo. Non è vero che ci si possa fare di crack senza conseguenze per l’organismo. Non è vero che la droga migliori la qualità delle percezioni: sull’immediato, forse, ma alla lunga ti trasforma in un morto vivente.  Mi rendo conto che le sue parole siano più originali e trasgressive delle mie.  E che la fonte da cui provengono – una persona colta e sensibile – le renda più autorevoli che non se a pronunciarle fosse stato un Corona. 

Ma un personaggio televisivo non è solo un artista: ha responsabilità maggiori perché comunica direttamente con un pubblico spesso sprovvisto di filtri culturali.  È triste che Morgan faccia finta di non rendersene conto, trincerandosi dietro la maschera narcisista del maledetto.  E sarebbe ancora più triste se pensasse sul serio ciò che ha detto.  E’ triste perché in un mondo di cervelli addormentati – dalla droga, dalla paura, da certa tv – la vera provocazione, oggi, consiste nel “farsi” di vita.  Beghe sanremesi a parte, Morgan (gia a Sanremo 2001 arrivo ultimo con “Assenzio”) non ha mai fatto mistero sul rapporto con le droghe.  In un’intervista alle «Jene» (rimessa in onda) aveva persino sciorinato un breve elenco di preferenze: canne sì, ecstasy una volta, coca sì, eroina no.

  Le sostanze stupefacenti hanno fatto parte del personaggio Morgan, musicista di culto pop e postmoderno, e al tempo medesimo poeta maledetto e dandy nel look. Nelle foto promozionali sembra estratto dalle stampe di Brummel o di Mucha, condite, talvolta con un po’ di vampirismo (altra moda antica e modernamente «Twilight»).  Assenzio e compagnia bella non sono sballo, si legano a Baudelaire, Rimbaud, alla cultura psichedelica. Tutto vero. Morgan lo sa.  Chi s’impasticca in discoteca meno, e scambia “I fiori del male” per marijuana.  Ma uno che ha deciso di chiamarsi in arte «Morgan» vuole essere pirata nella vita e nell’arte. Ragazzo colto, musicista di periferia cresciuto con i Bluvertigo, è una delle menti più intelligenti del pop italiano; con la stessa disinvoltura cita Queneau e insulta la De Filippi, ha fatto film (è stato Karl Marx) ha scritto libri ha collaborato con la meglio gioventù musicale.  Ma la grande fama gli è arrivata con «X Factor». Era un musicista tra tanti. Ora è un maestro tv.

  Da quando sprona, consiglia, strapazza aspiranti cantanti è diventato vip come Simona Ventura o Alessia Marcuzzi, soltanto più guru, più filosofo, più creativo, perché non vuole rinunciare al genio. Non si accontenta di apparire, vuole dire e spiegare. Se esce in un piazza o entra in libreria accorrono centurie di giovani ad ascoltare il suo pensiero, a capire come poter entrare nel piccolo schermo. «X Factor» ti ha cambiato la vita? «No, io ho cambiato X Factor».  Miscela poesia maledetta narcisismo tv. Bello, intelligente, famoso. Però sempre uno che nel 2005 con Asia Argento, tampona un’altra auto sul raccordo anulare di Roma e non si ferma a soccorrere i feriti. Certo niente in confronto a Corona.  Bello, intelligente, famoso. Probabilmente ricco. Morgan, oltre che di cocaina, nell’intervista «Max» ha parlato di depressione, quel male oscuro che affligge, davvero, migliaia di italiani.  Ha detto con un certo orgoglio «Io sono completamente autodistruttivo». Che cosa abbia detto in analisi, invece, non si sa. «L’ho fatta, ma capire non è guarire. A me interessa sapere chi sono, ma non per migliorarmi».  E di malessere, la droga, ne ha migliorato ben poco nella storia.  L’hanno capito anche i poeti maledetti. Ma loro non avevano «X Factor». 

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