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MORO COME BORSELLINO: LE VERITA’ NASCOSTE

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Il 9 maggio del 1978 il brigatista Valerio Morucci con una telefonata al prof. Tritto indica in via Caetani il luogo in cui ritrovare il corpo senza vita dell’onorevole Aldo Moro. Il parlamentare della Dc era stato rapito il 16 marzo dello stesso anno in via Fani da un commando di uomini armati che ha fatto strage della sua scorta. A 39 anni di distanza la Commissione d’inchiesta parlamentare sta riscrivendo la verità storica sul caso Moro superando la tesi ufficiale che voleva le Brigate Rosse come unico responsabile della morte del Presidente della Dc e degli uomini della sua scorta. Quello che traccia la Commissione è un quadro a tinte fosche che chiama in causa numerosi soggetti: dai servizi segreti deviati italiani, alla criminalità organizzata fino alle agenzie d’informazione internazionali. A quarant’anni dai fatti, alcuni aspetti del sequestro non sono ancora stati chiariti. Anzi, l’ultima commissione parlamentare d’inchiesta nella sua relazione finale ha sostenuto che quella che conosciamo è una verità di comodo.

Una versione ”dicibile”. Una verità parziale, comoda sia per lo Stato che per i brigatisti. In tanti sono venuti a dirci che su Moro ormai si sa tutto, scrivono i commissari, e invece di cose nuove ne son saltate fuori eccome. Cinque processi, diverse Commissioni parlamentari d’inchiesta, tra cui due specifiche a indagare, e tante inchieste giudiziarie collaterali a cercare di aprire un varco nel buio dei fatti accatastati da 40 anni, nonostante la consegna della verità – cosiddetta ufficiale – sia avvenuta ormai nel lontano 1986 quando Valerio Morucci e Adriana Faranda, i due ‘fuoriusciti’ dal nucleo romano nato nel 1975 dopo i primi arresti, redigono il memoriale che secondo loro avrebbe dovuto chiarire tutto. La Commissione ha scoperto che le BR sono state comprimarie nel “caso Moro”. Questo non riduce le loro responsabilità anzi le aumenta. Perché oltre ad essere criminali sono anche bugiardi.

La verità è schiacciata da una montagna di dubbi. E’ ormai certo che in Via Fani, insieme alle Brigate Rosse, vi fossero elementi dei servizi segreti deviati dello Stato, uomini della mafia romana (Banda della Magliana) e uomini dei servizi segreti europei che avevano interesse per lo meno a creare caos in Italia. Oltre a questo è emerso che in via Fani vi erano almeno due persone che parlavano in tedesco, è stato, infatti, più volte ripetuto il termine “Achtung”. Pensare che ci fosse un tavolo in cui diversi soggetti, dalla Baader Meinhof, alla CIA e al KGB, si sedevano e mettevano in moto una strategia è, diciamo, un po’ fuorviante. Nel 1978 KGB e CIA, i servizi segreti sovietici e americani, si sparano in tutto il Mondo. Invece in Italia entrambi convergono sulla necessità di eliminare Moro per obiettivi diversi. Quando il 29 maggio del 1979 vengono arrestati i fidanzati delle Brigate Rosse, cioè Valerio Morucci e Adriana Faranda, nella casa di uno dei più importanti agenti del KGB italiano, il professore universitario Giorgio Dario Conforto, in quella casa si trova carta intestata dello Ior di Marcinkus. Noi scopriamo che Marcinkus, oltre ad essere un vescovo a capo dello IOR, è anche un’agente della CIA. Scopriamo che il prof. Conforto è un’agente della CIA e del Sismi e scopriamo anche che in quella casa c’è carta intestata dell’Istituto religioso vaticano Pro Deo il cui capo è Padre Morlion, che è anche il capo degli agenti della CIA Italia.

In quella casa c’erano la CIA, il KGB e lo IOR. Bisogna tenere presente che l’arresto Morucci – Faranda non è un arresto, la coppia si è consegnata alla Digos per paura che Moretti li uccidesse. E si sono consegnati tramite l’autosalone (AutoCia) che vendeva macchine usate a Roma e che era nelle mani degli uomini della Banda della Magliana. Tutti questi avevano interessi diversi affinché Moro venisse eliminato perché Moro voleva realizzare la democrazia compiuta. Per tutte queste ragioni Moro è un personaggio fortemente scomodo che viene eliminato con la complicità delle Brigate Rosse, all’interno delle quali ci sono gli infiltrati dei servizi segreti deviati italiani, e con la complicità della criminalità organizzata come Camorra, Ndrangheta e Mafia che rendono un servizio al potere. Questo era un coacervo di forze che non fanno assemblee per rapire Moro ma hanno interessi convergenti.Nuove rivelazioni, denunce e smentite hanno acceso ripetutamente i riflettori sull’assassinio che ha determinato il destino politico del Paese, disseminando il quadro investigativo di interrogativi ed enigmi.

C’erano davvero personaggi estranei alle Brigate Rosse nel commando in azione in via Fani, e come si spiega la presenza sul posto del colonnello del Sismi Camillo Guglielmi? Qual è stato il ruolo dello psichiatra statunitense Steve Pieczenik, presunto artefice della strategia dell’intransigenza, e quale significato si deve attribuire agli errori e alle goffaggini dell’unità di crisi del Viminale? È esistita una centrale organizzativa del terrorismo a Parigi, ed è fondata la congettura di un complotto internazionale per impedire l’entrata dei comunisti nel governo italiano? A quasi 40 anni da quella tragedia greca (e italiana), molti ancora i misteri: chi e dove lo hanno ucciso? E’ vero che le Br lo “cedettero” alla banda della Magliana? E che furono eterodirette, dalla politica e dall’estero? C’è ancora qualche protagonista vivo?  Un fatto è certo: per la “politica inconcludente” è più scomodo oggi che da vivo. Imbarazzati i politicanti si girano dall’altra parte: l’omicidio che lacerò la fragile democrazia italiana è ancora un nervo scoperto della storia patria, più si tenta di rimuoverlo più lo strappo si allarga, la ferita sanguina. Potevano quattro terroristi casalinghi compiere un massacro di assoluta precisione militare, condotto con estrema freddezza, senza sfiorare o quasi il presidente della Dc? Che cosa accadde davvero nei quasi due mesi della prigionia del leader politico? Lo cercavano sul serio, oppure si evitò accuratamente di trovarlo? Quanti ne temevano il ritorno? A chi servivano i depistaggi tipo il lago della Duchessa, o qualche strana seduta spiritica? Dall’inchiesta parlamentare sono emersi alcuni elementi nuovi.

E’ stata individuata ad esempio una palazzina nel quartiere romano della Balduina, di proprietà dello Ior, la banca vaticana, in cui risulta si sia nascosto per un po’ uno dei carcerieri di Moro, Prospero Gallinari. In quella palazzina potrebbe addirittura essere stato nascosto l’ostaggio. Ancora: rispetto all’uccisione di Moro, i rilievi del Ris Carabinieri fatti di recente dicono che non è possibile che sia stato ammazzato come hanno sempre raccontato i brigatisti, nel bagagliaio della Renault 4, perché il garage dove l’auto si trovava era così piccolo che non si poteva nemmeno aprire del tutto il portellone. Ma soprattutto, Moro si poteva salvare, se si fosse dato retta a informative giunte dai servizi mediorientali in cui il presidente della DC veniva segnalato come obiettivo di un prossimo attentato. E se si fossero letti con più attenzione i documenti programmatici delle BR. La Commissione conclude che non è trattato solo di disattenzione, ma che negli apparati dello Stato qualcuno non ha voluto vedere. 

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