You are currently viewing MORRICONE L’IMMORTALE

MORRICONE L’IMMORTALE

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Un caldo romano asfissiante assedia le Terme di Caracalla . Una sfida vinta da 4 impresari romani del mondo dello spettacolo – tra cui il sottoscritto – per portare la musica in uno scenario ancora più bello (ma più piccolo) del Circo Massimo. La gente si raduna per tempo attorno all’ingresso. Nessuno vuole mancare al saluto del grande maestro, il più grande dei grandi, uno dei musicisti italiani più conosciuti e ammirati al mondo, simbolo della Italia nel mondo. Che porterà in scena per l’ultima volta i suoi 30 capolavori, le sue 30 canzoni più famose, i suoi brani che hanno reso indimenticabili 30 film. In una delle più belle rappresentazioni artistiche che si siano mai viste, e da decenni, su uno dei palcoscenici più importanti della storia dello spettacolo. Una serata epocale, quella in cui il Maestro Ennio Morricone saluterà la sua città, che tanto ama, con il suo ultimo definitivo concerto in questo luogo magico. Ennio Morricone è un uomo piccolo. Minuto. Nervoso e inquieto per definizione. Ci siamo amati e odiati per questo. Chiunque abbia avuto un minimo a che fare con lui ne racconta da sempre i modi bruschi, sbrigativi, tipici di chi sa di non avere neanche un minuto di tempo da perdere, che non sempre vanno di pari passo con il mio concetto di educazione. Soprattutto con chi lavora con lui e per lui.

Non lo nascondo, a volte lo avrei appeso sull’americana e una volta per poco non è volato dal palco del Foro Italiaco. Poi però resta il fatto di avere davanti un genio. Un grande genio della musica. Forse il più grande. Un genio che non ha avuto una folgorazione. Ma u artista che ha attraversato da protagonista sei decenni di storia della musica sempre sulla cresta, sempre ad altissimo livello, in più settori : il percorso accademico, la musica alta, le avanguardie, la canzone italiana e ovviamente la composizione per il cinema. Morricone è stato un genio unico: ha cambiato le regole del gioco e influenzato centinaia di musicisti a venire (non solo per quanto riguarda la musica applicata): il pop, il rock, l’underground e persino l’hip hop hanno più di un debito da saldare nei confronti di Ennio Morricone. E lui, in qualche modo e ostentando pure un sincero distacco, ne è sempre stato consapevole.  Quella di ieri sera a Roma doveva essere, sulla carta, una serata speciale. Lo era a prescindere, per via della natura stessa del concerto: uno spettacolo di beneficenza i cui proventi erano tutti destinati al Policlinico Universitario Campus Bio-medico, a sostegno della ricerca sulle cellule staminali per le malattie degenerative dell’apparato motorio.

Una struttura e un’equipe medica – quella capitanata dal professor Vincenzo Denaro – a cui lo stesso Morricone è molto legato (è lì che era stato ricoverato e operato quando nell’agosto del 2015 si ruppe il femore). Ma a renderla ancora più speciale era il contesto di Roma, che per la prima volta da un anno a questa parte tornava ad accogliere uno suo cittadini più importanti in quella che è forse la tournée simbolo di tutta la sua vita artistica. Quella in cui celebra i suoi sessant’anni di carriera, accompagnato dalla Roma Sinfonietta, un coro (duecento tra musicisti e cantanti) e le voci, al solito, del soprano Susanna Rigacci e della cantante portoghese Dulce Pontes. Ad aspettarlo un pubblico molto vario per formazione, estrazione ed età: c’erano famiglie intere con bambini al seguito, veri e propri cultori e moltissimi gggiovani. Durante la coda per entrare abbiamo sentito canticchiare Despacito, parlare dell’ultimo concerto dei Depeche Mode e dell’ultimissima dichiarazione di Spalletti (“Meno male che ormai se ne è andato all’Inter”, è il responso pressoché unanime; chissà se il Maestro – noto appassionato dei colori giallorossi – sarebbe d’accordo).

In platea erano presenti vari membri delle istituzioni, compreso il presidente del Coni Giovanni Malagò, ma la curiosità della gente era tutta per Marco Borriello, ex calciatore proprio della Roma, ora al Cagliari, che ha passato tutto il pre-concerto, l’intervallo e l’immediato post a concedere selfie. Dopo il rituale appello ad occupare i posti a sedere, spegnere i cellulari, e il divieto di foto e video (che abbiamo ignorato tutti, tocca ammetterlo), le luci si sono finalmente spente e l’orchestra ha fatto il suo ingresso sul palco. Tripudio generale per l’arrivo del Maestro che, in maniera del tutto inaspettata, ha preso il microfono e scambiato due parole col pubblico. “Non lo faccio mai” ha detto, prima di ringraziare proprio Vincenzo Denaro e spiegare il suo coinvolgimento diretto nei confronti della beneficenza di questa sera. Si è complimentato con i musicisti della Roma Sinfonietta – “Abbiamo fatto proprio delle belle prove, ieri e oggi pomeriggio” – e poi ci ha tenuto a specificare che sarebbero stati rispettati gli arrangiamenti originali delle sue composizioni. “Ascolterete i brani così come li avete sentiti nei film”, e anche qui parte spontanea l’ovazione. Morricone comincia a dirigere in piedi, per poi passare quasi immediatamente a sedersi (e resterà così per tutte le due ore di concerto).

Un’immagine inevitabile, quella dell’età che avanza, ma che non può non colpire. Nonostante la sua fisicità, Morricone ha sempre avuto un modo molto energico di dirigere l’orchestra: vederlo seduto è strano, ma al tempo stesso non ne intacca il carisma. Il programma è quello giusto per un greatest hits: ci sono i classiconi amati e richiesti dal pubblico, gli estratti dalle colonne sonore dei film di Sergio Leone come Man with a Harmonica e Jill’s Theme da “C’era una volta il west”, e l’immancabile The Ecstasy of Gold; i temi composti per “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, come L’ultima diligenza di Red Rock, e Bestiality, che era stata scritta per “La cosa”, regia di John Carpenter, ma che non era stata utilizzata nel film e che il Maestro ha “donato” proprio a Tarantino sempre per “The Hateful Eight”. Molto apprezzati dal pubblico anche i temi tratti da Mission, come anche Chi Mai, H2S, il secondo tema di “Metti una sera a cena” e le “sorprese” (non erano nel programma del tour invernale) La classe operaia va in paradiso e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Dopo quasi ogni brano erano inevitabili le standing ovation e gli applausi finivano per raggiungere quasi la durata delle esecuzioni vere e proprie.

La cosa più interessante di un concerto del genere resta comunque il pubblico: un pubblico da live pop e che accoglie i brani come in altri live si accoglie la canzone che non si vede l’ora di poter cantare in coro. Un pubblico che mentre va a via ritorna a canticchiare Despacito, mandata a tutto volume dalle casse di un baracchino che fa i panini, e nonostante tutto è giusto così. La musica di Morricone è un bene comune. È popolare pur essendo “alta”. Appartiene a tutti. All’esterno dell’anfiteatro una pioggerellina insistente cade sul pubblico in attesa di superare i controlli di sicurezza e, sebbene la security non consenta di far entrare ombrelli, è chiaro che molti si aspettavano di bagnarsi un bel po’, dato che ognuno si è attrezzato con poncho o impermeabili di tutte le forme e colori e una volta entrati, il colpo d’occhio non manca. Le migliaia di persone sedute al loro posto rendono l’Arena variopinta e allegra, nonostante la serata uggiosa. Alle 21 spaccate, si spengono le luci e, incalzati dagli applausi, entrano gli artisti. Dapprima il Nuovo Coro Lirico Romano, seguito dal Coro C. Casini dell’Università di Roma Tor Vergata. Successivamente l’Orchestra Roma Sinfonetta. Un totale, tra orchestrali e coristi, di circa 120 elementi. E poi, con uno scroscio di applausi, ecco comparire il Maestro, con passo sicuro, forse un po’ ingobbito, ma è plausibile data l’età. 

Novant’anni, portati benissimo, di cui oltre due terzi spesi a comporre musica per film di calibro internazionale e ascoltata dal pubblico di tutto il mondo. Anche la pioggia, quasi come in segno di rispetto, smette quasi improvvisamente di cadere, mentre Morricone saluta il pubblico con un inchino riconoscente e poi si rivolge all’Orchestra, pronta ad iniziare. Un ritmico suono di tamburi fa intuire che il primo brano è il tema da Gli Intoccabili, capolavoro del 1987, firmato Brian De Palma. Il brano si trasforma in un medley che comprende ‘La Tenda Rossa’ e ‘Altri, Dopo di Noi’ da La Tenda Rossa. Dopo gli omaggi a Novecento, Légami! e Maddalena e Nostromo, il Maestro celebra il mito di Sergio Leone  regalando delle strabilianti esibizioni tratte da C’Era Una Volta il West e Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo. In particolar modo ‘L’uomo dell’Armonica’ e ‘L’Estasi dell’Oro’ sono da pelle d’oca, grazie anche alla voce del soprano Susanna Rigacci, prima ospite dello show. Mentre la pioggia ha ripreso a cadere, Ennio Morricone e l’intera orchestra si prendono una piccola pausa, prima del secondo atto che prende il via con ‘L’Ultima Diligenza per Red Rock’, l’infuocata melodia scritta per The Hateful Eight , di Quentin Tarantino, e che nel 2016 portò il compositore a guadagnarsi un meritato Premio Oscar, il primo dopo molte candidature. Passiamo poi al Cinema dell’Impegno, forse meno conosciuto, ma cosparso di perle musicali indimenticabili.

In questo frangente l’orchestra suonerà brani tratti da Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo e da La Classe Operaia Va in Paradiso di Elio Petri, passando per l’iconica melodia di Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto, anch’esso di Elio Petri, che evidenzia il carattere nazional-popolare di alcune melodie di Morricone. La solista Dulce Pontes, seconda ospite della serata, interverrà in ‘La Luz Prodigiosa’, che richiama, nel titolo originale, La Fine di un Mistero film spagnolo del 2003 di Miguel Hermoso, che vede protagonista Nino Manfredi, in uno dei suoi ultimi ruoli prima della scomparsa l’anno successivo. Dopo un lungo applauso e le prime standing ovation, sempre accompagnate dai cenni riconoscenti di Morricone, che per tutta la serata non dirà una parola al pubblico, ma lascerà parlare la musica, l’Orchestra e il suo direttore dedicano un lungo momento a Mission che con ‘Gabriel’s Oboe’ in particolare, è uno dei motivi cinematografici più riconosciuti e amati, a tal punto da scatenare nel pubblico un sospiro di stupore al solo udire le primissime note del brano.

Con l’esplosione finale di Come in Cielo, Così in Terra, Ennio Morricone indica al pubblico che il concerto è finito e il lunghissimo applauso accompagnato da una standing ovation, servono allo scopo: il compositore concederà ben tre brani aggiuntivi, tra i quali il magnifico e commovente tema di Nuovo Cinema Paradiso. Infine, con un ultimo inchino, Ennio saluta il suo pubblico e la sua amata Arena ed esce di scena assieme ai fantastici componenti dell’Orchestra e del Coro, che assieme al loro direttore si dirigeranno a Roma, per proseguire il Tour alle Terme di Caracalla, dal 15 al al 23 Giugno (17 e 20 esclusi), successivamente a Mantova, il 28 Giugno, e infine ospiti del Lucca Summer Festival il giorno successivo. Sarebbe davvero difficile descrivere l’intero concerto momento per momento. Personalmente posso solo dire di aver avuto il privilegio di assistere all’esibizione di un’artista straordinario, che per moltissimi anni ha fatto della sua passione un’arte incredibile e condivisa da milioni di persone in tutto il mondo, portando al cinema un valore aggiunto inestimabile e con una firma assolutamente inimitabile. Oscar, Golden Globe, David di Donatello… svariati i premi vinti, ma sono certo che il permanere nel tempo di colonne sonore leggendarie come quelle suonate dal vivo nello scenario suggestivo dell’Arena di Verona, siano, per un uomo e un’artista, il premio migliore di sempre.

Lascia un commento