MORTI DUE GIOVANI TERAMANI… ANZI NO.TERNANI

MORTI DUE GIOVANI TERAMANI… ANZI NO.TERNANI

Nessuno si può sentire assolto . Abbiamo il dovere di sconfiggere la tendenza sociale e culturale a “normalizzare” tutto.  Abbiamo il dovere di denunciare questo clima di resa generalizzata che certifica la sconfitta contro le dipendenze e il disagio. Che altro non è che l’anticamera del disimpegno. Siamo testimoni di un costante aumento di abuso di sostanze e alcool fra i nostri giovani. Corriamo il pericolo di non saper leggere e monitorare il disagio dei nostri ragazzi. E la politica sembra aver abdicato al proprio ruolo, considerando uso e abuso di sostanze e dipendenze come un male “accettabile” necessario del nostro tempo. Tutto questo mentre gli ultimi dati dei sequestri mostrano in modo chiaro un fenomeno in costante e rapida evoluzione, con un aumento certificato di cannabis, eroina e droghe sintetiche, pari all’aumento tollerato dell’usa dell’acool tra i giovani e giovanissimi. Oltre  7 milioni di italiani nel 2019 hanno utilizzato almeno una sostanza stupefacente illegale e, di questi, 1 milione e mezzo ne fa un uso frequente, confermando tristemente i dati del 2018.

È incredibile come sia facile trovare le droghe anche in una città piccola come Teramo, e assumerle nell’indifferenza di tutti. E’ incredibile sapere  e denunciare che dietro la stazione di Roseto, esattamente dietro l’edicola davanti alle poste, si vende ogni sera cocaina e nessuno ferma questa vendita. E’ incredibile sapere  e denunciare che nei giardini di piazza Garibaldi si vende cocaina e nessuno intervenga. Perché purtroppo la droga è entrata nel limbo del disinteresse politico, culturale e sociale. E dobbiamo aspettare tragedie annunciate di cronaca tipo quella assurda di Terni, per ricordarci che dietro quei numeri, dietro le statistiche, ci sono volti e storie, morti inutili e strazianti. Quanti ragazzi dovremo ancora raccogliere da terra? Quante vite dovremo ancora sacrificare? Dobbiamo tornare a investire in percorsi educativi e di prevenzione. I giovani vogliono sentirsi protagonisti della storia che vivono e abbiamo il dovere etico e civile di rimetterli al centro delle nostre azioni politiche. La sfida educativa è la chiave di volta del futuro ed è necessario tornare a svolgere il nostro ruolo di educatori “connettendoci” alla sfera emotiva dei nostri figli.

Occorre una scelta coraggiosa, che rimetta al centro del dibattito la persona con i suoi bisogni. In una società orientata al successo, schiava dell’immagine, in cerca di superuomini, dobbiamo tornare a educare i giovani alla consapevolezza e alla accettazione della propria fragilità come strumento di conoscenza di sé. Ogni attore torni, quindi, ad assumere la responsabilità del futuro dei nostri ragazzi, tornando ad essere credibile. Come  società non possiamo non farci carico delle fatiche e della ricerca di senso dei nostri ragazzi, tornando ad abitare la strada. Assumendoci un impegno chiaro sulle dipendenze  per uscire da questa logica di normalizzazione del disagio e della droga. L’emergenza già esiste ed è stata più volte segnalata, ma il Paese non è in grado di affrontarla.  Una situazione che peggiora nel tempo. Quello che lascia sbigottiti è la mancanza di controllo sociale. Un tempo eventuali situazioni di allarme sarebbero state immediatamente inquadrate, mentre oggi regna una totale indifferenza.

 La droga che prima era appannaggio dei “ragazzi sballati”, oggi, anche in Italia, viene usata sempre più frequentemente da adolescenti e preadolescenti. Praticamente bambini. Flavio e Gianluca, i due ragazzi ternani di sedici e quindici anni morti nel sonno dopo aver assunto metadone credendo fosse codeina, non corrispondevano all’immagine stereotipata del tossicodipendente proveniente da famiglie disagiate. Al contrario: erano cresciuti in ambienti ordinari con esperienze simili a quelle di ogni loro coetaneo. Frequentavano la scuola, amavano lo sport, giocavano e scherzavano e non avevano particolari grilli per la testa. Giovani come tanti: ciò dovrebbe spostare la nostra riflessione. Perché sentivano l’esigenza di provare a oltrepassare i confini del lecito? Cosa li spingeva a cercare emozioni speciali? Sapevano di poter rischiare la vita affidandola a un pusher? Fino a che punto erano consapevoli del pericolo che stavano correndo? Il mondo nel quale viviamo esalta e lusinga il desiderio, di qualsiasi tipo, arrivando a nasconderne la mancata realizzazione, quasi fosse vergognoso non risultare all’altezza rispetto a ciò che ci siamo proposti.Abbiamo l’illusione di vivere nel Paese dei Balocchi: un posto dove se tocchi il fuoco non ti bruci, basta un clic per credere di poter acquisire la conoscenza, se hai un qualsiasi problema lo risolvi.

La recente pandemia, che in teoria avrebbe potuto e dovuto metterci giudizio, ha accresciuto la nostra insoddisfazione, e adesso troppi sono pronti a ricominciare come se niente fosse accaduto. Molti giovani percepiscono tale inquietudine e la smascherano facendo il loro mestiere di spericolati esploratori sul crinale dei limiti. Quando arrivano a cercare una sostanza stupefacente, i ponti sono già crollati, lo scenario educativo è distrutto: vuol dire che nessuno ha fatto il ‘nemico’, come avrebbe dovuto, ponendosi di fronte a loro quale argine necessario. Incarnare il precetto che chiediamo ai giovani di rispettare è difficile, implica fatica, coerenza, costanza, quotidiano discernimento, ma soprattutto l’indicazione di una strada felice, non triste, come purtroppo appaiono molte delle nostre esistenze, nonostante tutte le stelline di cartapesta di cui ci circondiamo. Ci sono tante maniere di lasciare un quindicenne da solo, smarrito nel vuoto della libertà: uno dei più tragici è lasciargli fare ciò che vuole. 

Avremmo bisogno di nuove esperienze vitali da offrire ai nostri figli: non magnifici campi fioriti, autostrade libere da ogni pericolo e ogni dolore in cui le possibilità di affermazione personale si moltiplicano . Percorsi destinati a non fargli vedere più niente di autentico, nascondendo i terreni aspri di confronto, nei quali siano contemplate anche le bocciature e la sconfitta, il fallimento, la caduta rovinosa. Per farlo servono adulti equilibrati, non intimamente insoddisfatti, vili, silenziosi, arrabbiati, e insofferenti. Abbiamo tutti bisogno di mostrare ai ragazzi il valore della scelta, intesa quale rinuncia anche dolorosa a qualcosa che avremmo potuto fare e abbiamo deciso di sacrificare in nome di qualcos’altro a cui tenevamo di più. Ma, purtroppo, è uscito il nuovo Iphone. Il piccolo Dodò di 18 anni lo vuole. Come faccio a non comprarglielo ? Fa che dopo soffre, è infelice, e beve un bicchiere di birra ? E più facile comprarglielo che parlare mezz’ora con lui.

Lascia un commento