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NE VALEVA LA PENA

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Alla fine, in quell’attimo prima di spirare, Gesù si sarà chiesto se “Ne valeva la pena?” Questi giorni ci invitano a riflettere sulla passione, che non è un incidente di percorso presto risolto sul cammino di Gesù. Sulla Pasqua che non è solo la scusa per una gita, un pranzo con gli amici, per mostrare il vestito nuovo e non è il lieto fine di una vicenda brutta da dimenticare. Gesù risorto non torna a fare la vita di prima, ma sale in cielo. Cosa è allora la passione e che cosa è la risurrezione? Partiamo da questa: non è un tornare in vita come prima da parte di Gesù, ma è un vita nuova che dice il senso della croce. Gesù risorto apparirà con i segni della passione per dire che la risurrezione non cancella la croce. Non cancellando la croce, non cancella nemmeno la sofferenza, il peccato, la malvagità e tutto quanto di negativo c’è attorno alla croce di Gesù. Perché? La risposta è importante: perché il Signore ci salva non buttando via niente di noi, ma trasformando tutto. Non cancella la sofferenza, ma le dà un senso; non cancella il peccato, ma lo rende occasione di perdono; non cancella la morte, ma la apre alla vita. Per questo allora la passione non è cancellata, non è messa tra parentesi dalla risurrezione. E questo ci dice che anche le nostre fatiche, le nostre sofferenze, persino i nostri peccati non sono realtà che il Signore cancella, ma che il Signore salva.

Dobbiamo allora celebrare tutta intera la settimana santa, non dobbiamo saltarla per arrivare subito a Pasqua, perché ci dice che non solo i giorni belli, i gesti di amore, le realtà positive sono salvate, ma tutta la nostra vita è salvata. Mentre la maggior parte dell’umanità vive crocifissa dalla povertà, dalla fame, dalla scarsità d’acqua e dalla disoccupazione. Mentre crocifissa è anche la natura lacerata dall’avidità industriale che si rifiuta di accettare limiti. Uno sguardo religioso e cristiano vede Cristo stesso presente in tutti questi crocifissi. Per avere assunto pienamente la nostra realtà umana, lui soffre con tutti i sofferenti. Il primo Vangelo di San Marco, narra con parole terribili la morte di Gesù. Abbandonato da tutti, in cima alla croce, sospeso tra cielo e terra, inchiodato ad una croce nel modo più umiliante del tempo, si sente anche abbandonato dal Padre di misericordia e bontà. Gesù grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? “(Mc 15,34.37). L’indifferenza dei più decretò la crocifissione di Gesù. Ma non può definire il senso che lui ha dato alla crocifissione che gli fu imposta.

Il Crocifisso ha definito il significato della sua crocifissione come solidarietà con tutti i crocifissi della storia che, come lui, erano e sono vittime di violenza, di relazioni sociali ingiuste, d’odio, d’umiliazione dei piccoli e di rifiuto della proposta di un Regno di giustizia, fratellanza, compassione e amore incondizionato. Gesù gridò a grandi voce: “Eloì, Eloì, lamá sabacthani: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gesù è sull’orlo della disperazione. Dal vuoto abissale del suo spirito, esplodono domande spaventose. Si chiede: “Era assurda la mia fedeltà? Era senza senso la lotta sostenuta, per gli oppressi e per Dio? Sono stati vani i rischi che ho corso, le persecuzioni che ho sopportato, il processo umiliante in cui sono stato sottoposto?”. “Eloì, Eloì, lamá sabacthani” : Gesù si pone la domanda delle domande. La stessa domanda che negli anni si sono posti più volte tutti gli operatori di giustizia e misericordia. La domanda che si posero certamente Luther King, Mandela, Falcone e Borsellino: “ne valeva la pena ? è vana la crocifissione che sto soffrendo?” Gesù è nudo, indifeso, completamente vuoto , in silenzio, e così rivela tutto il suo Mistero. Gesù non ha nessun altro a cui aggrapparsi. Per gli standard umani, ha fallito completamente. La stessa certezza interiore svanisce. Anche se il sole è tramontato al suo orizzonte. Anche se”Tutto è compiuto” (Gv 19,30) anche se il Venerdì Santo continua, oggi come ieri, non ha l’ultima parola. La risurrezione, come irruzione nella vita di tutti noi e di ognuno di noi, è la grande risposta. Anche quando è difficile credere è la promessa per tutti noi. Buona Pasqua.

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