NEW HARD DISCOUNT PARLAMENTO

NEW HARD DISCOUNT PARLAMENTO

Solo nel tragicomico fumetto di Berluscopoli  lo scandalo del mercato dei voti e la grottesca manipolazione semantica dei fatti può diventare esercizio di “una libera dialettica parlamentare”. A tanto ci ha ridotto, il collasso dell’etica pubblica di questi anni. Siamo ai saldi di fine legislatura. Gli operosi apparatciki del presidente del Consiglio, per consentirgli di raggiungere la fatidica quota 314  hanno offerto alle anime perse dell’altra sponda non più solo incarichi ministeriali e poltrone di sottogoverno, ma addirittura denaro sonante. Questo, oggi, è l’ulteriore salto di qualità nell’indecente compravendita in corso tra i deputati: i soldi. Un Parlamento, tempio sacro della democrazia rappresentativa, trasformato in un hard discount, luogo profano della politica mercificata. Così si compie il capolavoro berlusconiano: prima la personalizzazione, poi l'”aziendalizzazione” della politica, che si riduce a una variante del marketing mentre le Camere si sviliscono in una fabbrica  di voti.

In questo orizzonte, tecnicamente a-morale e puramente economicista, tutto si può vendere e comprare. Una candidatura o un mutuo, una fiducia o una sfiducia. Perché nella logica del tycoon della televisione commerciale tutti gli uomini hanno un prezzo. Si tratta solo di individuare quello giusto, e al momento giusto. Eppure per molti questa è la “libera dialettica parlamentare”. Questa è, appunto, la politica fatta di “sangue e merda”, per usare una vecchia formula cara a Rino Formica ai tempi della Prima Repubblica. Non è la compravendita, che indigna questo centrodestra trasformato in appendice del cda Mediaset. Perché secondo le guardie azzurre del Cavaliere o non è vera: e dunque non c’è nulla da cercare tra le bancarelle del suk di Montecitorio. O si è sempre fatta, anche ai tempi del governo Prodi: e dunque “todos caballeros”, tutti colpevoli, nessun colpevole, come da requisitoria parlamentare di Bettino Craxi all’epoca di Tangentopoli.

La verità è che questa penosa Votopoli è l’altra faccia, l’ultima, di un potere sempre più debole e disperato, e per questo sempre più temerario e velleitario. Se l’aritmetica ha salvato il presidente del Consiglio la politica lo ha già condannato. Non si governa un Paese instabile come l’Italia, con un paio di voti di maggioranza. Per quanto ben remunerati, restano comunque voti a perdere.

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