NON ACCETTO L’INACCETTABILE: VOGLIO LIBERTA’ E PROFESSIONALITA’ IN TV

NON ACCETTO L’INACCETTABILE: VOGLIO LIBERTA’ E PROFESSIONALITA’ IN TV

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, con il no del direttore generale Masi e gli attacchi del Pdl, arriva la conferma: Fini e Bersani  saranno questa  sera da  Fazio e Saviano   e leggeranno un elenco di “valori” della destra e della sinistra. Lo scrittore parlerà della ‘ndrangheta al Nord Le movimentate vicende attorno alle trasmissioni di Michele Santoro e poi quella di Roberto Saviano e Fabio Fazio mi hanno portato ad alcune riflessioni. In qualche modo, perfino i pezzi più critici nei confronti del comportamento del Direttore Generale della Rai Mauro Masi accettano come un fatto naturale l’interferenza politica nella gestione della televisione e accettano come un diritto dell’azienda di non rinnovare il contratto di Marco Travaglio ad Annozero contro la voglia del conduttore del programma Santoro e il successo evidente del programma. Si accetta quindi il diritto del Direttore Generale di sospendere Santoro quando ha criticato Masi durante la recente trasmissione. Accettano quindi l’inaccettabile.

Allo stesso modo, Masi ha fatto di tutto per impedire il ritorno in televisione di Roberto Saviano e Fabio Fazio, sollevando considerazioni che si sono rilevate del tutto pretestuose alla vigilia del grande successo di pubblico che ha avuto la trasmissione dell’altra sera. Tutti sanno che dietro a tutto questo vi sono delle pressioni puramente politiche. Abbiamo le intercettazioni telefoniche di Berlusconi che ordina al Commissario della Agcom Giancarlo Innocenzi :“Adesso basta chiudiamo tutto […] Ma non siete neppure riusciti a chiudere Annozero, ti ho messo io in quel posto”. Chiaramente Berlusconi ha fatto simili pressioni a Masi, il quale si è lamentato in un’ altra intercettazione telefonica delle pressioni incessanti nei suoi confronti. “Stiamo aggiustando tutto in Rai, stiamo facendo tutto il possibile, abbiamo mandato via Ruffini [Direttore di Rai Tre], non funziona cosi nemmeno in Zimbabwe” parlando delle ingerenze del Primo Ministro.

Che programmi con un chiaro pubblico non possano funzionare liberamente nemmeno sulla più piccola delle reti pubbliche, è una totale vergogna che non corrisponde a nessun criterio professionale. Si capisce che in un servizio pubblico gli ascolti non sono l’unico criterio: spesso criteri politici vengono usati anche per tenere in vita programmi noiosi della sinistra che nessuno guarda. Ma quando in questo caso la libertà di espressione si associa a un successo commerciale e di pubblico, la cancellazione non ha nessuna ragione di essere. Poi si accetta che il TG1 perda ascolti tutti giorni, costando decine di milioni ai cittadini italiani, un fatto che serve due volte il Presidente del Consiglio Berlusconi: da una parte ha un megafono per parlare al suo elettorato, essendo il pubblico del TG1 di area moderata e cattolica, e dall’altro i bassi ascolti non solo indeboliscono il suo competitore principale ma aumentano anche le casse della sua azienda, visto che gli ascoltatori fuggono dal servizio pubblico.

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