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NON SARA’ IL RUGGITO DEL CONIGLIO A TURBARE CHI HA TRATTATO CON LA MAFIA

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Non sono mai stati amici.  Troppo diversi loro, troppo diverse le loro storie.  Sono stati alleati gioco forza. Poi alleati per convenienza reciproca. Poi cofondatori di un partito.  Ma mai amici.  Troppo diversi loro, troppo diverse le loro storie.  Ho già scritto in passato che i due mal si sopportano e quando si incontrano si percepisce l’intolleranza che provano l’uno nei confronti dell’altro.  Le ragioni di un tale comportamento in massima parte affondano nel carattere, il quale è quanto di più diverso si possa trovare, al punto che vedendoli insieme si capisce in un secondo che sono male assortiti, come capita ogni tanto a certe coppie.  Infatti, tanto il presidente della Camera è freddo e riservato, tanto l’altro è cordiale e estroverso. Gianfranco ha percorso la sua dentro un partito tutto ordine e conservazione, Silvio invece è cresciuto in un mondo dove l’ordine non era la regola e determinante era l’innovazione. Troppo diversi loro troppo diverse le loro storie.  Berlusconi ha seguito il modello Craxi.

Fini è figlio di Almirante che avrebbe messo volentieri un cappio al collo a tutti i ladroni socialisti.  Da un paio di giorni il premier e il presidente della Camera avevano capito che non era più il tempo di rimandare. Che era giunta l’ora di vedersi.  Da tempo, molto prima del famoso fuorionda pescarese, quando Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si vedono c’è un incontro tra poteri che perseguono ormai obiettivi diversi. Consapevoli però di dover trovare un’intesa, quantomeno un compromesso.  L’intesa non l’hanno trovata. Hanno chiesto e hanno offerto, posti per i loro sodali e garanzie che solo loro possono assicurarsi.  Fuori i secondi, è stato un faccia a faccia senza mediatori.  Dopo aver covato per mesi sotto la cenere, ieri a pranzo lo scontro tra i due fondatori del Pdl è esploso in tutta la sua violenza finale. Fini il freddo, Fini il prudente, a tavola si è ritrovato infatti a minacciare a Berlusconi quel che fino a poche ore prima negava di voler fare. Uno spettro scissionista che sempre è aleggiato in questi mesi, ma che soprattutto dopo le elezioni, è parso all’ex leader di An fuori luogo, perché gli spazi si sono ristretti. A fargli cambiare idea, ieri, evidentemente è stato l’atteggiamento di Berlusconi.

Hanno chiesto e hanno offerto, diversi nelle idee sulla struttura del partito, sull’azione di governo, sul ruolo delle istituzioni e su alcune riforme.  Non si sopportano. Non si guardano. C’è elettricità pura. C’era da aprire la strada anche a una ridiscussione dei pesi interni al Pdl, nel quale il teorico 70-30 da spartirsi tra ex Fi ed ex An si è di fatto trasformato, complici le defezioni dei La Russa, dei Gasparri e dei Matteoli in un 90 a 10 per Berlusconi. Soprattutto c’era da chiarire di che morte politica deve morire Fini, per via del fantasma che il presidente della Camera ha visto alzarsi dietro la nenia berlusconiana, dietro l’accordo di ferro con la Lega e l’acquisto giornaliero di ex AN: quello della marginalizzazione senza ritorno  Nessuno grida scandalizzato al baratto: è la politica. Con le sue regole e i suoi rapporti di forza. Se è vero che Berlusconi ha le chiavi d’accesso su tutte le questioni poste da Fini, è altrettanto vero che solo «Gianfranco » può aprire a «Silvio» la strada per superare delle difficoltà finora insormontabili per il presidente del Consiglio. 

Nulla di segreto, era già tutto pubblico.  I due ex alleati, che oggi sono due poteri, non hanno mai smesso infatti di lanciarsi dei messaggi.  L’ha fatto Fini a Gubbio, giusto prima del famoso fuorionda pescarese, quando — dopo aver chiesto una sorta di rifondazione del Pdl — in un inciso ha offerto a Berlusconi una contropartite: “…E per quanto riguarda la riforma dei regolamenti parlamentari, sono pronto a metterla all’ordine del giorno dell’attività della Camera…”.  L’ha fatto Berlusconi a Porta a Porta , quando subito dopo il fuorionda — dopo aver detto che tra lui e Fini ci sono “due visioni diverse” — ha dato la propria disponibilità a istituzionalizzare gli incontri con un caminetto.  Chiaro, no?  I due poteri hanno bisogno l’uno dell’altro.  Non ci saranno sconvolgimenti. Niente elezioni.  L’ex capo della destra si era sentito tagliare l’erba sotto i piedi nel Pdl, perciò chiede la consultazione permanente tra cofondatori, la codificazione delle riunioni di partito e dei vertici di maggioranza, che garantirebbero peraltro a Berlusconi di proporsi come il baricentro dell’alleanza con Bossi.  Traduzione: c’è da riequilibrare l’assetto interno del Pdl e da ridimensionare il ruolo della Lega, “a cui finora è stato concesso più di quanto il suo peso politico le consentirebbe”. 

Il coniglio ha ruggito. Ma non ci saranno cortocircuiti.  Infatti Fini si è affrettato a dire “Berlusconi sappia che se io devo lasciare la presidenza della Camera, lui dovrà lasciare la presidenza del Consiglio”. Ma ha scritto anche che “non è questo che voglio, non voglio la crisi di governo né di maggioranza”. Il coniglio ha ruggito. Ma non ci saranno cortocircuiti.  Come avevo scritto il ruggito del coniglio c’è stato. Ma finisce qui.  Berlusconi lo so. Ha vinto lui. 

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