NON ZITTITE L’ARTE

NON ZITTITE L’ARTE

Naturalmente si può benissimo vivere anche senza teatro e ci sono beni immediatamente più necessari e indispensabili, dal pane alle cure mediche.   Ma fa una certa impressione, e non solo agli appassionati, pensare che, anche solo per un giorno, in tutta l’Italia il teatro taccia, sia chiuso. Non è solo una preoccupazione culturale in senso stretto; quei palcoscenici — grandi o piccoli, sacri templi dello spettacolo o ardite e fugaci messinscene di gruppi avventurosi, opere classiche o provocatoriamente dissacranti — fanno parte del paesaggio d’Italia, del paesaggio della nostra vita.

Attori o cantanti che entrano o escono dalla scena, parole immortali o amabili battute scacciapensieri che vivono sul palcoscenico e restano nell’aria, sono — anche a prescindere dalla grandezza di alcuni capolavori — uno sfondo della nostra esistenza come il mare o la collina della città natale. Anche quando non si va a teatro o al cinema, fa piacere sapere che comunque ci sono. Il teatro sciopera per protesta contro i tagli ai finanziamenti senza i quali non può sopravvivere. Spesso quando si parla di cultura la si identifica arbitrariamente con alcuni suoi settori — la letteratura, l’arte, la musica, il teatro, il cinema. Il teatro, tuttavia, ha da millenni un ruolo fondante non solo nell’arte, ma anche nella vita comune della Polis, ossia, nel senso più alto del termine, della politica.

È un’arte in cui l’irripetibile e insostituibile creatività individuale (dell’autore, del regista, dell’attore, dello scenografo e via dicendo) si fonde in una coralità che, senza mortificarla, va al di là di essa e ne fa un’opera sovraindividuale, un’espressione insieme personale e collettiva o meglio corale. Quest’ultima, a sua volta, instaura un dialogo non solo con ogni singolo individuo, ma con la società e la civiltà da cui essa nasce e che essa interpreta, per celebrarle o per criticarle. Dalle origini rituali e religiose alle sacre rappresentazioni, al teatro totale wagneriano, a quello epico brechtiano a ogni forma—anche la più iconoclasta e lacerata, o l’esperimento più solitario e ribelle — il teatro è un evento pubblico ed è un fondamento della comune vita civile.

Il teatro classico contribuisce in misura determinante a fondare la democrazia della Polis greca, a sua volta fondamento della civiltà occidentale. Non occorre essere Sofocle o Eschilo per essere riconosciuti nella dignità del lavoro teatrale che, come ogni lavoro, nasce non solo dai geni ma dall’opera, più o meno nota o oscura, di tutti coloro che vi contribuiscono. Certo, è meglio vivere senza teatro che senza pane. Ma la vita sarebbe triste senza il teatro e siamo nati non solo per sopravvivere, ma anche per capire qualcosa della vita e, se possibile, pure per goderla.

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