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NULLA DI NUOVO: NELLA SOCIETA’ DELLA CRISI RISPUNTA IL RAZZISMO

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Ieri sono andato alla presentazione alla stampa del nuovo libro di G.Antonio Stella.  Ci ricorda che per i venessiani de Venessia al de là del ponte de la Libertà, che porta in terraferma, ghe xè i campagnoli.  Al de là dei campagnoli ghe xè i foresti. Che siano comaschi, bergamaschi, canadesi, parigini, polacchi, inglesi, valdostani sono “Tuti foresti”.  Sotto el Po ghe xè i napo’etani.  Più sotto ancora dei napo’etani ghe xè i mori: neri, arabi, meticci… Tutti mori.  Finché a Venezia, restituendo la visita compiuta secoli prima da Marco Polo, hanno cominciato ad arrivare i turisti orientali. Prima i giapponesi, poi i coreani e infine i cinesi. A quel punto, i vecchi veneziani non sapevano più come chiamare questa nuova gente. Finché hanno avuto l’illuminazione. E li hanno chiamati: «i sfogi». Le sogliole. Per la faccia gialla e schiacciata.  Come fece con “La casta” in fondo non ci dice nulla di nuovo.  Però questo è un libro importante perchè con stile nazional popolare Stella ci ricorda che questa idea di essere al centro del mondo, in realtà, l’abbiamo dentro tutti. Da sempre.  Ed è in qualche modo alla base, quando viene stravolta e forzata, di ogni teoria xenofoba.  Tutti hanno teorizzato la loro centralità.  È una fissazione, la pretesa di essere il cuore dell’ecumene, cioè della terra abitata. 

Gli ebrei si considerano il popolo eletto.  Gli egiziani sostengono che l’Egitto è “Um ad-Dunia” cioè la madre del mondo.  Gli indiani sono convinti che il cuore del pianeta sia il Gange.  I musulmani che sia la Ka’ba alla Mecca.  Gli africani occidentali che sia il Kilimangiaro.  I cinesi che il loro continente sia l’equilibrio nell’universo.  Ed è così da sempre.  I romani vedevano la loro grande capitale come caput mundi.  Gli antichi greci immaginavano il mondo abitato come un cerchio al centro del quale, a metà strada tra il sorgere e il tramontare del sole, si trovava l’Ellade e al centro dell’Ellade Delfi e al centro di Delfi la pietra dell’ omphalos , l’ombelico del mondo.  Il guaio è quando questa prospettiva in qualche modo naturale si traduce in una pretesa di egemonia. Di superiorità. Di eccellenza razziale. Quando pretende di scegliersi i vicini.  O di distribuire patenti di purezza etnica. 

Mario Borghezio, ad esempio, ha detto al Parlamento europeo, dove è da anni la punta di diamante della Lega Nord, di avere una spina nel cuore: “L’utopia di Orania” il piccolo fazzoletto di terra prescelto da un pugno di afrikaner come nuova patria indipendente dal Sudafrica multirazziale, ormai reso invivibile dal razzismo e dalla criminalità dei neri, è un esempio straordinario di amore per la libertà di preservazione dell’identità etnoculturale.  Anche in Europa Borghezio vorrebbe seguire l’esempio di questi straordinari figli degli antichi coloni boeri e ricolonizzare i nostri territori ormai invasi da gente di tutte le provenienze, creando isole di libertà e di civiltà con il ritorno integrale ai nostri usi e costumi e alle nostre tradizioni, calpestati e cancellati dall’omologazione mondialista.  Sfugge al sig Borghezio che i bianchi sono arrivati in Sudafrica nel 1872 (da colonizzatori). Impossessandosi di terre non loro. Ma tanto è della Lega è può dire tutto. Vabbè.  Ma niente sintetizza meglio un punto: il razzismo è una questione di prospettiva. 

Non si capiscono i cori negli stadi contro i giocatori neri, il dilagare di ostilità e disprezzo su Internet, il risveglio del demone antisemita, le spedizioni squadristiche contro gli omosessuali, i rimpianti di troppi politici per i metodi di Hitler, le avanzate in tutta Europa dei partiti xenofobi, le milizie in divisa paranazista, i pestaggi di disabili, le rivolte contro gli zingari, gli omicidi di clochard bruciati per ripulire le città e gli inni immondi alla purezza del sangue, se non si parte dall’idea che sta manifestandosi una cosa nuovissima e insieme vecchissima.  Dove l’urlo “Andate tutti a ’fanculo” negri, froci, zingari, giudei è lo spurgo di una società in crisi.  Che ha paura di tutto e nel calderone delle sue insicurezze mette insieme tutto. 

La crisi economica, i marocchini, i licenziamenti, gli scippi, la povertà, la criminalità, la malasanità, il malessere, il malvivere, le paure per il futuro, i banchieri ebrei, i campi rom, gli stupri, la suina, le nuove povertà, i tossici, i negri, i pidocchi e la tubercolosi che era sparita prima che arrivassero gli extracomunitari.  Una società dove i più fragili, i più angosciati, e quelli che spudoratamente cavalcano le paure dei più fragili e dei più angosciati, sospirano sognando ognuno la propria Orania.  Una meravigliosa Orania padana fatta solo di padani.  E giù a seguire. Tra masse razziste di ignoranti egoisti.  Senza mai ricordare quanto disse Primo Levi “L’antisemitismo è un Proteo”.  Può assumere come Proteo una forma o un’altra, ma alla fine si ripresenta.  E va riconosciuto sotto le sue nuove spoglie.  E’ impossibile capire il razzismo se non si ricorda che ci sono tanti razzismi.  Anche tra bianchi e bianchi, tra froci e trans, tra alti e bassi, tra neri e neri, tra magri e grassi, tra poveri e ricchi, tra gialli e gialli.  Tra uomo e uomo. 

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