OGGI A TERAMO UNITI PER DIFENDERE LA LIBERTA’ DI PENSARE PARLARE MANIFESTARE

OGGI A TERAMO UNITI PER DIFENDERE LA LIBERTA’ DI PENSARE PARLARE MANIFESTARE

Un gruppo di cittadini teramani si sono passati parola e oggi si troveranno insieme, alle ore 11  in piazza Martiri, per protestare contro la decisione anti costituzionale del Prefetto di Teramo di vietare le manifestazioni “di protesta”  in centro storico. I giornali locali colonizzati e ansiosi di non irritare i padroni, fingono di non accorgersi della portata della decisione che palesemente viola l’art. 17 della Costituzione. La Costituzione Repubblicana dedica infatti una parte rilevante delle sue disposizioni alle libertà e, tra queste, regola anche il diritto di riunirsi e la libertà di manifestazione del pensiero.

Il rilievo politico e sociale che, in particolare, la libertà di manifestazione del pensiero possiede è innegabile, tanto da poter essere considerata la “pietra angolare della democrazia” e il “pilastro della società democratica” (così la Corte Costituzionale con sentenza 17 aprile 1969, n. 84). Il buon funzionamento di un ordinamento democratico si fonda infatti sulla libertà di pensiero essendo quest’ultima ad alimentare la forza sociale di base che è la pubblica opinione. Il riconoscimento di tale libertà è prerogativa di tutti gli stati democratici, tant’è che la stessa Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo la consacra all’art. 10 come uno tra i più importanti diritti dell’individuo: “Ogni persona ha il diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera”.

Qualche ignorante, culturalmente schiavo, che libero non può e non vuole essere, si avventura in battute volgari perché non ha altra lingua, idea o concetto. Il passato a cui hanno dato intelligenza, ideazione, sforzo, fatica e rischio per rappresentare la voce di milioni che altrimenti sarebbe rimasta muta, fa da supporto a tutta l’indignazione della Teramo democratica che c’è. Resta il fatto che proprio a loro riesce difficile capire subito, al volo, il senso di offesa che provocano in tanti cittadini i fatti, i gesti, gli atti, il decreto gravissimo, l’incalzare dell’aggressione e di disprezzo del potere, la falsità e la devastazione delle semplici regole istituzionali messe in atto dall’avventata decisione del Prefetto. Eppure sarebbe bastata solo un po’ di riflessione per capire che non poteva e non doveva essere un Prefetto, un rappresentante dello Stato, a rompere un gioco almeno formalmente democratico, persino se è più forma che sostanza.

Però viviamo in un mondo di attacchi alla legge, alla Costituzione, al buon senso, all’immagine del Paese, con gente che governa guidata da un continuo senso di vendetta, di minacce personali più o meno esplicite. Ed io personalmente già ne ho subite dalla Prefettura di Teramo. Credo che sia difficile contestare questa letterale descrizione dell’Italia di oggi. E allora perché comportarsi come educati ambasciatori di un Paese che non esiste? La città– certo una parte di essa – è umiliata e offesa. È indignata. Si fa trovare, in occasioni che continuano a moltiplicarsi, pronto a parlare ed a ascoltare, a contribuire e a rispondere. Tutto meno che far finta di niente. Alcuni ancora ammoniscono pacatamente, dicono che l’indignazione non serve. Ma ditemi voi: qualcuno ricorda un evento della storia o della politica, in questo Paese o nel mondo, che non sia nato, prima di tutto, da un vasto moto condiviso di indignazione? Per capire la frase “L’indignazione non serve”, provate a immaginare queste parole sulle labbra di Martin Luther King. Ci sono leggi e sentenze che cambiano la vita di un intero Paese. E di una Città. Ma all’inizio c’è la mobilitazione e la passione spontanea di chi si schiera perché certe cose non le può tollerare.

Per capire, cerchiamo in tutta la storia antifascista di questo Paese, clandestinità, Liberazione, lunghissimo dopoguerra di faticate conquiste di democrazia e di lavoro. È mai accaduto che qualcosa sia iniziato senza lo slancio della partecipazione, della passione, dell’indignazione, del mettersi personalmente in gioco? capisco che qualcuno – fra coloro che in quel passato hanno avuto un ruolo – pensi oggi, forse con un po’ di irritazione, “ma noi abbiamo già dato”. Capisco. Ricordo. Ma la storia (succede sempre così nelle svolte importanti) comincia adesso. Comincia quando capisci dalle parole, dai fatti, dal rischio a cui ti espone chi ti governa, di vivere in un momento di emergenza. E non vuoi stare zitto e pensare ad altro. La prima risposta è di esserci, uniti e indignati. Esattamente come sta accadendo in questi giorni di inizio d’anno a Teramo.

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