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OGGI FACCIO SCIOPERO

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Domani non troverete il mio “ruggito”. Lo so già, qualcuno riderà, qualcuno soffrirà, la maggior parte se ne sbatterà. Tutti sopravviveranno. Il fatto è che io, oggi, faccio sciopero. Uno sciopero che è di totale condivisione con lo   sciopero generale nazionale del settore metalmeccanico.  Credo che, se la gente ne conoscesse le ragioni, in molti condividerebbero questa mia idea, vista la perdita di valore del lavoro che riguarda tutti; l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro, che riguarda tutti; la sempre maggiore incertezza sul futuro, che riguarda assolutamente tutti. Credo che, se l’informazione pubblica avesse fatto il proprio lavoro, molti condividerebbero questa mia idea, ritenendo che il governo e le imprese non possano scaricare sui lavoratori la  crisi che stiamo vivendo: per affrontare la situazione sono necessari investimenti pubblici e privati per l’innovazione, le competenze, l’ecosostenibilità, l’occupazione, la prevenzione e la salvaguardia di salute e sicurezza.

Credo che, se la gente fosse stata informata dalla tv pubblica , che ci propina cazzate su cazzate a tutte le ore del giorno, molti condividerebbero questa mia idea: perché per rilanciare il mercato è indispensabile aumentare i salari, a partire dai più bassi, ridurre la tassazione, eliminare  gli sprechi della politica e  garantire lo stato sociale. Soprattutto per i più bisognosi. Io oggi sciopero. Perché credo che sia necessario che il governo e il sistema delle imprese riconoscano il ruolo dei lavoratori. Anche se non possono de localizzarmi dal mio computer, credo che ilgoverno debba adottare con urgenza delle politiche mirate a contrastare la delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti, a partire dal Mezzogiorno, ancora una volta, duramente colpito dalla crisi. E a sostenere i buoni motivi per attrarre investimenti industriali. 

Chi non trova giusto ed urgente che vadano rafforzati i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio ? Chi non ritiene urgente investire per creare occupazione per i giovani disoccupati, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership e incentivi per l’ecosostenibilità del nostro sistema industriale ? Chi non condivide il fatto che le politiche pubbliche debbano concentrarsi su ciò che crea lavoro, sull’occupazione, sulla qualità e la dignità del lavoro ? Chi crede che – in questo contesto – misure come il reddito di cittadinanza  possono essere sostitutive di questo impegno e soprattutto  possono essere il solo strumento di lotta alla povertà ? Lavoro, salario, occupazione, equità, giustizia sociale, salute e sicurezza, sono le parole d’ordine di una mobilitazione nazionale che condivido. Per questo sciopero il mio astenermi è anche e soprattutto il mio modo per essere vicino ai 750 lavoratori teramani a rischio nell’immediato. Da un lato vi sono vertenze storiche, come la SELTA di Tortoreto e l’ATR di Colonnella, che da tempo vedono impegnati sindacati e lavoratori in un’aspra battaglia a tutela dell’occupazione, dall’altro diverse aziende, anche di medie dimensioni, cominciano a dare segni di cedimento lasciando presagire un futuro fatto di ammortizzatori sociali e ristrutturazioni. Vi sono poi  incognite legate ad altri settori  i cui effetti negativi rischiano di coinvolgere anche l’indotto teramano, composto da una quindicina di aziende, con circa 2.000 dipendenti.  Sciopero per dire nel modo che posso che nessuno può, nessuno dovrebbe, essere lasciato solo di fronte al proprio destino.  E l’ impegno di questa piccola rubrica sarà sempre quello di essere al fianco di ogni lavoratore, di ogni cittadino, di ogni essere umano che ne avrà bisogno. 




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