You are currently viewing ORA LELE MORA FA SCHIFO ANCHE AGLI AMICI DI SILVIO IL BUONO

ORA LELE MORA FA SCHIFO ANCHE AGLI AMICI DI SILVIO IL BUONO

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Leggo sulla stampa di oggi che alcuni parlamentari del PdL sarebbero “indignati” per l’amicizia tra il Sultano di Arcore e il pluricondannato per truffa, evasione e quant’altro Lele Mora che sarebbe il pappone che fornisce le mignotte per il Sultano e l’harem. Alcuni parlamentari della Lega molto vicini a Maroni e del PdL  (tra cui Frattini e Mussolini) si sarebbero riuniti a Roma per stilare un documento di condanna delle frequentazioni del Sultano. Secondo alcuni di loro “ …quel Lele Mora lì è uno che fa proprio schifo!!” Se lo dicono loro! A differenza di quanto accaduto in passato, ora sono gli amici del Cavaliere a far scattare l’allarme rosso.

Sono gli stessi a non aver avuto in questi anni la sensibilità istituzionale per dire che in un mondo normale un capo di governo non  telefona alla polizia per sollecitare il rilascio di una persona fermata per furto. Ma oggi a crisi annunciata, volenti o nolenti, devono tutti constatare, sperando in un clamoroso cambio di rotta, gli enormi rischi che corre un premier che appare fuori controllo Nei prossimi giorni si capirà meglio quanto di vero c’è nei racconti dell’ultima arrivata nel cerchio magico del potere berlusconiano. Ma intanto già sappiamo che il Cavaliere si è attivato per aiutarla, perché lui “è un uomo di buon cuore”. E allora, al di là di ogni rilevanza penale o etica di quanto accade dalle parti del premier, c’è da chiedersi cosa è successo in Italia al concetto di “buon cuore”. Almeno io devo essere rimasto indietro.

Pensavo che nel caso di specie essere di “buon cuore” significasse per prima cosa chiamare  Lele Mora e dirgli di stare lontano da quella ragazzina, che a diciassette anni scappare di casa e fare la cubista non è esattamente il massimo. Poi, continuando ad essere di “buon cuore”, si poteva combinarle un incontro con i genitori, provando a rimetterli in qualche modo d’accordo. Magari, se proprio col “buon cuore” si voleva esagerare,  le si poteva mettere in mano una borsa di studio e darle in usufrutto un monolocale a Milano2  con la minaccia di toglierglielo se i voti non fossero stati almeno sufficienti. Ma io, ripeto, devo essermi perso qualcosa. Per questo mi ostino a pensare che il “buon cuore” di Silvio Berlusconi è una specialità di bontà che nessun padre di famiglia decente (o nonno, nel caso del capo del governo), vorrebbe per sua figlia e sua nipote.

Lascia un commento