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PALESTINA, GAZA…. FIN QUANDO PUO’ REGGERE l’ASSURDO FUORI DEL TEATRO ?

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Fin quando può reggere l’assurdo fuori del teatro? Ma pensa tu se questo è il momento di pensare alla Palestina, a Gaza. Ma poi chissà dove si trovano sti posti. Se ci fosse nato o fosse stato crocefisso uno importante me lo avrebbero insegnato. Ma poi pensa tu chi ti riesce fuori: Abū ʿAmmār meglio noto come Yāsser ʿArafāt. Si avvicinano i mondiali, quel coglione di Lippi ha lasciato fuori Borriello e perde pure con il Messico e voi mi chiedete di Arafat. Ma dai non scherziamo. Eppoi che dovrei dirvi. Che le responsabilità dell’olocausto palestinese previsto e descritto nel 1991 da Arafat ricadono su tutti quelli che – gli Stati Uniti anzitutto – hanno mistificato e ancora oggi mistificano la verità al di là di ogni ragionevolezza e hanno permesso a Israele un’impunità che l’ha convinto della bontà assoluta di una strategia che si fonda sull’intransigenza senza il minimo spiraglio e sulla forza preventiva come sola politica non-politica.

Fin quando può reggere l’assurdo fuori del teatro? Cosa potrei dirvi se non che finchè era vivo mai Abū ʿAmmār aveva consentito le colpe parallele della comunità internazionale che ha subìto e accettato l’embargo con la chiusura di tutti gli accessi e un confine che di fatto è fortificato a giudizio esclusivo di una sola delle due parti. Fin quando può reggere l’assurdo fuori del teatro? Che dunciò in tutte le sedi il sistema internazionale con le tante asimmetrie e la compiacenza con cui si è avallato questo sopruso a totale disprezzo per i palestinesi come «soggetti di diritto» Fin quando può reggere l’assurdo fuori del teatro? Nessuno fino ad oggi si è chiesto con che diritti e con che logica non si concede a Gaza la possibilità di vivere e tanto più di sviluppare un’economia o una società. Pur piccola ma vitale.

Oggi a pochi giorni dal mondiale venite a rompere le scatole con la Palestina e cacciate fuori Arafat. Eddai! e datevi una regolata please! Mi dite che la battaglia simulata eppure cruenta contro la flotta arcobaleno impegnata in un’interposizione di pace, in mezzo al mare, lontano dai luoghi deputati che connotano la «terra» (promessa o negata), è un ultimo atto che ha in sé tutti i segni della disperazione ma che potrebbe rivelare finalmente una luce. Che a saperlo leggere nel suo significato più profondo, lo scandalo di Gaza ha la forza per rilanciare la politica come alternativa alla guerra. Che l’operazione Gaza nasce nel segno dell’indebolimento delle forze armate israeliane. Operazione non pensata, non preparata, eseguita con il personale sbagliato – militari invece che poliziotti, tecnica di assalto invece che semplice blocco navale – e, soprattutto, con uomini privi di senso della realtà: soldati che rispondono con i mitra alla resistenza con bastoni sono uomini impauriti, confusi sulla propria missione.

Che c’è un profondo intreccio fra debolezza militare e indebolimento della leadership è fatto innegabile. Che tutte queste guerre sbagliate nascono dalla mancanza di un chiaro sbocco per il futuro che provoca l’ansia, la confusione, e l’autoritarismo del Primo Ministro di Israele profondamente responsabile di quel che è successo nel mare davanti a Gaza. E che le uccisioni di Gaza sono figlie della paranoia politica che, tra le altre cose, è stata rinforzata nell’ultimo anno dalla convinzione da parte di Israele di non avere più in Obama l’alleato che ha sempre avuto nei precedenti presidenti Usa. E che proprio nel nuovo strappo che la strage ha causato nel rapporto con Washington c’è la migliore prova del boomerang che la strage sulla nave costituisce per il governo di Gerusalemme.

Che la strage di Gaza consegna, infine, ad Hamas la più seria vittoria di immagine finora conseguita dall’organizzazione. Che la divisione fra Palestinesi di Hamas e Fatah in questi ultimi anni è stata un bonus per il governo di Gerusalemme e a strage di Gaza ora cambia gli equilibri di nuovo, e consegna la bandiera morale al radicalismo di Hamas e, dunque, dell’Iran mentre la speranza che la conquista di egemonia di Fatah su Hamas era l’unica soluzione per riprendere in mano la esplosiva Gaza. Se non fosse che la pace in medio oriente è troppo importante per il mondo agli israeliani varrebbe la pena di dire: congratulazioni. Dopotutto ci vuole una grandiosa incapacità per rompere un intero equilibrio regionale, tutto, e tutto insieme. E tutto questo –forse- non sarebbe successo con Arafat vivo con la sua autorità di essere ascoltato in ogni luogo, di vibrare, di gridare, di chiedere al mondo “Fin quando può reggere l’assurdo fuori del teatro?”

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