PD TERAMO: SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

PD TERAMO: SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Secondo alcuni la situazione dell’Italia e dell’Abruzzo si sta avvitando in una spirale distruttiva.  Secondo altri non c’è un momento da perdere. Personalità del mondo della cultura abruzzese dell’area di centro sinistra stanno pensando ad un manifesto, rivolto a un’opinione pubblica abruzzese forse non ancora consapevole della valanga che si è staccata dalla cima e si dirige a valle.  Mi chiedono una firma . Ovviamente me la chiedono deipescaresi in un incontro a Chieti,perché nel Pd di Teramo la gente la cacciano dalla loro affollata sezione, e a furia di cacciarla, caccia oggi e caccia domani, sono rimasti quattro, tre, due gatti,e a furia di parlarsi addosso non contano più niente. Se non c’è dietro D’Alfonso,  con le sue “10 cose fatte e da fare”, avrà successo. Qualche luce tenue si accende . Sono un inguaribile ottimista ? Qualcuno sembra aver capito il perché di una crisi così profonda in Regione e dopo a Pescara e Giulianova. Ma forse è solo una impressione. Qualcuno sembra voler provare a reagire dopo i violenti uppercut subiti . Intanto c’è una prossima scadenza, estremamente importante per il Pd, che spinge alcuni a mettersi subito in cammino: sono ormai alle porte le elezioni  per il rinnovo del segretario regionale. Avrebbe potuto essere una preziosa occasione di confronto.

Diventerà un micro scontro tra persone interessate solo a posizionarsi per le prossime elezioni di marzo 2020. Una vicenda appassionante quanto una telenovelas brasiliana del 1990. Tradotto in russo. Il  generoso segretario del Pd teramano Minosse si dice convinto che occorra rilanciare il partito. Per farlo, in realtà per farlo fuori, lancia il nuovo. Quel Vincenzo Di Marco, che già nel 2013 provò a sostituire Verrocchio. Il  camaleontico segretario del Pd teramano Minosse, abile giocatore di poker, ci spiegherà di quale partito parla ?  Quello di Zingaretti ? Quello di Lotti  ? Quello di Gatti ? Quello che si fa prendere a calci nelle palle ? Quello che tollera, con un silenzio colpevole di cui dovrà rispondere prima o poi, che la persona indiscutibilmente più preparata politicamente, più esperta, l’unico in grado di pensare una strategia, la migliore mente del consiglio comunale, che – piaccia o non piaccia – porta il nome di Mauro Di Dalmazio, possa stare fuori da una giunta dove trovano spazio degli incapaci, dei poveretti che vagano nel vuoto come zombi, ignorando non solo l’azione amministrativa ma anche il luogo, giorno e anno dove si trovano ad operare.

Il suo Pd  è quello che tiene fuori dalla amministrazione Giovanni Cavallari, compiendo un quotidiano affronto alla città, oltre che all’intelligenza. Il Pd a cui pensa è quello che gira con la vasellina per farsi trovare pronta per il prossimo insulto. Quello, come dice lei, dove …”qualcuno esce qualcuno entra e non ci si capisce niente”  . Quello dove il primo che si alza parla a nome suo, e massimo del suo cane. Quando dice “Pd da rilanciare” pensa a quello dove Renzi e Martina, cioè quelli contro Zingaretti  in Abruzzo appoggiano Michele Fina, quindi sono con Zingaretti, mentre a Roma continuano a fare la guerra aperta al segretario. Quelli che la mattina giurano fedeltà al progetto di Legnini ma, poi, la sera vanno a cena alla Taverna 58 con D’Alfonso ? Caro segretario, non crede anche Lei che sia importante capire quale partito occorrerebbe rilanciare per poterlo rilanciare ? Non mi permetto di chiederLe dove si posiziona in tutto questo Tomasso Cutarolo, perché lo sappiamo già, e le risparmiamo di dover offendere la nostra già poca intelligenza: a parte la Vecchia Marina si posizionerà secondo convenienza. E magari riuscirete a far fare anche un centinaia di tessere al nuovo amico, quello fuori da tutto. Il nuovo amico dai. E su, dai, l’amico nuovo . Quello nuovo, come è nuova la comunicazione di chi già si accovacciava in un grande hotel di Milano con l’assessore aviatore in cambio di comunicazione. Nuovo, del resto, come sono nuovo io, che c’ero. E ricordo. 

Ha ragione segretario Minosse è diventata urgente, ma non indispensabile, un’iniziativa sul Pd teramano, che contribuisca a una discussione su questi nodi. Perché a Teramo, in Abruzzo, in Italia esiste ancora un ampio spettro di opinione pubblica, di interessi sociali, di aree culturali vicine al centro sinistra disponibile a discutere questi problemi e a prendere iniziative. A coinvolgersi. Anche con il Pd. Ma perché ciò accada è indispensabile individuare, tempestivamente, nuovi strumenti in grado di ridare la parola ai cittadini che la crisi dei partiti e la virulenza del nuovo discorso pubblico ha confinato nella zona grigia del disincanto e della sfiducia, ammutolendoli. Per avviare questo lavoro — né semplice né breve — è indispensabile chiudere con il passato, uscire dalla crisi di nervi che attanaglia la dirigenza del vostro partito, ed aprire nuove strade all’altezza della nuova situazione, con una netta ed evidente discontinuità: rovesciando l’ideologia della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova strategia per la città e per la regione, denunciando il pericolo mortale di una deriva populista e sovranista, in che impedisce ogni possibile alleanza, complicità, collusione, contiguità.

 Caro Minosse occorre chiarezza. Per riuscirci però l’intero campo democratico e del centro sinistra, ad ogni livello, a cominciare dalla Regione,  deve sfidare la destra sul terreno concreto delle scelte amministrative, ma anche nella sfera dei valori egemoni. Guai a pensare di rinviare questo confronto. Solo la chiarezza sugli intenti potrà darvi nuova forza, solo un progetto chiaro potrà riscuote il vostro partito e farvi ripartire. Col passo giusto. Viceversa il vostro congresso sarà un’ennesima farsa. 

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