You are currently viewing PERCHE’ L’INFORMAZIONE E’ LA PRIMA DELLE LIBERTA’

PERCHE’ L’INFORMAZIONE E’ LA PRIMA DELLE LIBERTA’

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Perché Sabato scorso un popolo allegro e colorato, ha gremito fino all’inverosimile piazza del popolo e tutte le vie adiacenti ?  Perché 300mila persone di ogni condizione sociale, giovani, donne, anziani, di Venezia e Napoli, di Palermo e Torino, sotto un caldo estivo, si sono addensati come non mi era più capitato di vedere in situazioni consimili dal 2 marzo 2002, anno del “resistere, resistere, resistere” di Borrelli cui seguì Moretti a piazza san Giovanni.  Perché una grande folla, anzi un popolo festoso, invece di passeggiare per la città più bella del mondo ha gremito fino all’inverosimile non solo la piazza del popolo ma l’adiacente piazzale Flaminio, le balconate e le terrazze del Pincio, la via di Ripetta, la via del Corso fino a piazza Augusto, la via del Babuino.  Perché?  E’ già stato detto molto. Forse tutto.  Ma sento tuttavia la necessità di esprimere anche qui, brevemente, il pensiero che ho espresso in piazza con Giuseppe Giulietti sulla manifestazione di sabato in nome della libertà d’informazione.

  Sul senso politico e soprattutto costituzionale di quell’imponente raduno di persone.  La gente è andata in piazza per difendere la libertà di informazione.  La gente è andata in piazza per difendere la libertà di stampa che sente minacciata.  La gente è andata in piazza per difendere la prima delle libertà, preliminare rispetto a tutte le altre. Struttura portante della democrazia.  Questo sentimento accomuna i cittadini al di là e al di sopra di tutte le differenze di parte e ieri infatti si è andati in piazza in nome della Costituzione repubblicana.  Dico che non era una folla ma un popolo perché non erano lì per ascoltare e osannare un leader, un capo carismatico alle cui parole e al cui fascino avrebbero agganciato le loro pulsioni, i loro sogni, le loro attese.  Erano lì in nome di convinzioni maturate da tempo, d’una visione propria e condivisa del bene comune, del rifiuto della demagogia. 

Erano lì per solidarizzare con due giornali attaccati dal potere politico e con le poche trasmissioni televisive che non sono al guinzaglio del potere.  Ed erano lì per testimoniare l’essenza democratica delle donne e degli uomini di buona volontà, di chi ricorda il passato e vuole costruire il futuro.  Tra le tante strette di mano e di abbracci dati e ricevuti, l’incoraggiamento che tutti ci hanno rivolto è stato di resistere, continuare, non mollare.  M’è venuto in mente che “non mollare” fu il motto adottato sotto il fascismo da Ernesto Rossi e dai promotori di “Giustizia e Libertà”.  Le battaglie civili che si combattono oggi sono molto diverse da quelle di allora, ma il senso è il medesimo: in un’epoca appiattita e priva di ideali, occorre risvegliare un paese cloroformizzato, disinformato, indifferente e ricondurlo all’impegno civile.  Questo intendeva dire il popolo di quella piazza.  Non erano la piazza ad ascoltare, ma quelli sul palco che provavano a capire, a sentirla vicina e far proprie le indicazioni che da quella piazza saliva: resistere, continuare, non mollare.

 Questi maghi della comunicazione… ci fanno o ci sono?? Alcuni giornali riportano, ancora questa mattina, duri attacchi dei cavalier serventi del presidente del consiglio contro la libertà di stampa e l’informazione. Che… “deve essere regolamentata”  Bene. Grazie. Ma chi fanno o ci sono?  Ma quante risate mi sono fatto sabato con l’amico Stefano Bianchi, oramai famoso giornalista di Annozero, che conosco da quando nel ’94 abbiamo fatto delle inchieste su Giancarlo Cito già Sindaco di Taranto oggi in galera per associazione mafiosa.  Ma quante sane risate.  Non già per il Corrado Guzzanti show ma per i comportamenti da “collaborazionisti” dei Vespa, Minzolini, servi e lecca-lecca, viscidi vermi e vomitevoli ombre al servizio di un uomo che, se scopa, almeno ha le palle.  Ma non imparano mai.  Dunque: una storia di sesso & potere, sepolta da tempo sotto cumuli di battutine e a questo punto anche sbadigli, grazie all’intelligenza di Santoro è riuscita a radunare davanti al focolare televisivo oltre 8 milioni di italiani.  8 milioni che hanno strapazzato colossi come don Matteo e il dottor House. 

Vabbè si sa, la trasmissione era ben costruita e ben condotta, e anche la voce del centrodestra ha avuto modo di farsi sentire con vigore (l’interrogatorio di Belpietro alla D’Addario – teso a dimostrare che la signora è a libro paga degli accusatori del premier – aveva l’incisività di un episodio di Perry Mason). Grazie pure a te direttore.  Vabbè l’argomento è pruriginoso e si sa come siamo noi telespettatori. Da una parte facciamo finta di indignarci e diciamo a voce alta che sarebbe ora di occuparsi di cose serie e con l’altra digitiamo sul telecomando alla ricerca di un’inchiesta sotto le lenzuola che appaghi la nostra sete di morbosità e funga da pretesto per indignarci di nuovo.  Ma Clooney sarà recchione? E allora la Canalis chi se la fa? George potrei propormi io?  Vabbè la corte del Capo, servile al pari di tutte le corti, con le sue minacce spuntate di censura ha lanciato il programma come il migliore degli uffici stampa, creando un’attesa che ha reso ancora più piccante, peccaminosa, e quindi irresistibile, la tentazione di sbirciare Annozero. 

Sta di fatto che più di un terzo del pubblico televisivo si è visto lo show di Santoro dall’inizio alla fine.  E quasi un terzo di quel terzo, due milioni e mezzo di persone evidentemente non paghe, si è poi trasferito con Belpietro nel salotto di Bruno Vespa dedicato ai commenti del post-programma. Simil processo al campionato.  Così, dopo aver taciuto sull’argomento per mesi, dopo la figuraccia estiva Minzolini il censore, dopo proclami, offese, “farabutti” vari, “farse”, minacce, e quant’altro poteva aiutare, che chi più ne ha più ne metta, mamma Rai ha parlato della D’Addario dalle nove di sera fino all’una e mezzo di notte.  Sui due canali «berlusconiani» per giunta, mentre la terza rete «comunista» trasmetteva un film di evasione.  Ma che cavolo di Paese fantastico è questo?? Il mondo alla rovescia.

Come mille altre volte in questo strano Paese.  Ma se tutto questo è potuto succedere, è perché ancora una volta i cortigiani del potente di turno (e il potente medesimo, obnubilato dalla sua stessa potenza) hanno sottovalutato una legge infallibile della storia: il proibizionismo non paga, anzi, moltiplica gli effetti di ciò che si vuol proibire.  Che tu nasconda whisky, fumo o notizie scomode, alla fine otterrai l’unico risultato di veder ricomparire quei “mostri”, ingigantiti dalle aspettative e dal fascino del peccato.  Nel frullatore nevrotico dell’informazione moderna, dove persino Obama dopo meno di un anno è già venuto a noia.  Aver negato per tutta l’estate l’esistenza televisiva della D’Addario ha realizzato la bella impresa di consegnarla intatta alla curiosità morbosa dell’autunno.  E meno male che i berluscones erano dei maghi nella comunicazione…  Ma chi fanno o ci sono? 

Lascia un commento