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PIERO, SILVIO …E LA MISTICA DELLA CARNE

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Se un giorno vi dovesse capitare di passeggiare a villa borghese girate dietro la bellissima casina Valadier.  Troverete una simpatica scritta originale non dotta ma condivisibile, di memoria papalina, di un motto popolare che fa: “er peccato de fregna Dio non lo segna”.  La vicenda Marrazzo poiché inaspettata mi incupisce ma nel contempo mi stimola un invito :”in nome di Dio godetevi il sesso”.  Basta con siffatta esagerata e vomitevole ipocrisia.  A Piero piace l’uccello e a Silvio gli piace la patatina.  Evvivadio! Posso o non posso essere Berlusconiano doc in qualche cosa?  Però dobbiamo liberarci dal dualismo falso e sciagurato tra il corpo e lo spirito, riabilitare la carne e sottrarre il sesso alla sua mortificazione quotidiana di chi lo smercia ma in fondo lo detesta. 

Chi l’ha detto che l’immortalità dell’anima e la fede in Dio padre onnipotente siano incompatibili con il piacere del corpo e l’amore carnale?  Oggi il sesso è un peccato per la religione, un reato per la politica e una manna per la società.  Oggi il sesso è il vero oppio dei popoli per spegnere fede e politica.  Dobbiamo caldeggiare una grande rivoluzione culturale che passi attraverso i nostri corpi, la nostra sensibilità unita alla nostra sensualità: tra Dio e il sesso, tra Cristo e la carne, non c’è incompatibilità ma alleanza.  Questa tesi non ha l’imprimatur del Papa, della Congregazione della fede o del Sinodo, ma la sostiene – poggiandosi all’autorità di san Tommaso, della dottrina cristiana e del catechismo – un giovane, brillante filosofo di origine ebraica e di conversione recente.  L’originalità della tesi e la brillantezza dello stile non sono segno di stravaganza e tantomeno di eresia, ma si fondano sul rigore del pensiero e della fede.

Fabrice Hadjadj ha 38 anni, è ebreo con cognome arabo, nato in Tunisia all’ombra dell’islam e convertito una decina d’anni fa al cattolicesimo; sintesi vivente dei tre monoteismi.  Insegna filosofia a Tolone e ha pubblicato tra gli altri un libro splendido – “Mistica della carne” uscito di recente da Medusa (pagg. 200, euro 17,50).  È un libro pieno di vita e di fede, sanguigno e intelligente, fondato sul realismo e l’incarnazione; è un elogio dell’amore sessuale e non sublimato o sentimentale; e insieme della procreazione e della famiglia.  Il suo antagonista è l’erotismo triste, ospedaliero e consumistico dei nostri giorni, il sesso ridotto a masturbazione assistita, tra tecnica e sanità, che denota non amore ma disprezzo del corpo e del sesso.  Disprezzo che riverbera, come bene argomenta Hadjadj, nella denatalità, nell’incapacità di rapporti duraturi, nei corpi e nei sessi modificati per adeguarsi a standard e performance; ma anche nella vergogna di essere nati, di avere genitori e una terra d’origine, e poi nella vergogna di invecchiare e infine di morire.  È il rifiuto della condizione umana e corporale, della nostra carne, della realtà di cui siamo fatti, con i suoi limiti e i suoi legami.  O solo corpi senz’anima né mente, o solo menti disincarnate, che rifiutano la solida corporeità della vita.  Del sesso, in effetti, è brutto il disordine, la dipendenza e la riduzione dell’altro a puro oggetto; ma non la sua espressione gioiosa, gli atti d’amore e il desiderio.  A Piero piace l’uccello e a Silvio gli piace la patatina.  E chissenefregaaaaa!  Non è per quello che entrambi dovrebbero dimettersi. 

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