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PROBLEMA DI LIBERTA’ … NON MI INTERESSA

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Ancora sulla libertà.  Partiamo da Feltri. “La legge sulle intercettazioni che il Senato stà approvando imporrà una vera censura al Paese. E’ una legge liberticida”. Una legge, quindi, che – come da dizionario – “opera e congiura contro la libertà di una istituzione e del proprio paese”.  Al di à dei tecnicismi, se un giornalista come Feltri, legittimamente e convintamente governativo come Feltri, con un editore- padrone che di cognome fa Berlusconi come ha Feltri, arriva a dare una definizione così forte di una legge proposta dalla maggioranza, non può che significare che qualche problema “di libertà” nel nostro paese c’è.  E occorre ripartire dall’abc della convivenza civile.  Così tanto per intenderci, in un paese che pensa di essere libero e che invece un giorno si sveglia con Striscia la notizia che si ribella al suo editore per un progetto di legge, per dirla con Vittorio Feltri, «anticostituzionale e liberticida» qualche problema “di libertà” c’è. 

Se anche gli Stati Uniti – ed è tutto dire- si sono espressi in merito, per bocca del sottosegretario al Dipartimento di giustizia Lanny Brauer: “Non vorremmo che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l’ottimo lavoro svolto finora: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini” qualche problema “di libertà” c’è.  E allora forse conviene fare un passo indietro per guardarla da lontano, in una prospettiva diversa, questa povera Italia che si crede tanto moderna e invece si riscopre arcaica.  Guardarla con lo sguardo distaccato, ad esempio, di uno come Rupert Mordoch, che certo non è di sinistra, che certo non è comunista.  Conviene rileggersela tutta la presa di posizione di Sky sulla legge sulle intercettazioni: «Queste norme rappresentano un grave attacco alla libertà di stampa e di espressione, ma soprattutto costituirebbero una grande anomalia a livello europeo.  Per questo motivo Sky chiederà un intervento a tutte le Autorità internazionali competenti, anche ricorrendo presso la Corte europea dei diritti dell’Uomo». E ancora: «Il diritto a un’informazione completa è un diritto irrinunciabile per ogni cittadino, ma è anche un dovere fondamentale per ogni editore». 

Ecco, se l’Italia deve prendere lezioni di libertà da un editore che rappresenta ciò che c’è di più a destra nel panorama culturale americano, forse è il caso di tornare all’anno zero (ogni riferimento è voluto) della politica italiana: ricominciare da capo per capire cosa siamo davvero e cosa vogliamo essere.  Per ripartire dall’abc della convivenza civile di ogni paese occidentale.  Per capire che sì, in Italia, purtroppo, c’è un problema di libertà dell’informazione.  C’è un problema di zerbinismo intellettuale, di conformismo culturale. E questo è vero. È vero, anche se in tanti non ce ne siamo resi conto fino in fondo.  Ed è per questa verità che, forse, questo può diventare davvero l’anno zero di una nuova Italia. Basta un po’ più di coraggio. 

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