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PUNTO E CAPOSSELA AMMAINATE LE VELE

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Gettate l’ancora. Preparatevi a scendere al porto del Teatro D’Annunzio di Pescara. Vinicio Capossela è tornato, indossa una feluca nera e festeggia i suoi primi vent’anni di canzoni tra Marinai, Profeti e Balene. Questo il titolo del nuovo doppio album di brani dedicati al viaggio e alle atmosfere marinaresche che ha debuttato al secondo posto delle classifiche di vendita, dietro solo al solito Vasco Rossi. Ed è un Capossela inedito: dimenticatevi i ritmi di Che cossé l’amor o Il Ballo di San Vito, i toni da farsa, le mirabilia clownesche, i giochi di parole ed evocazioni, cancellate le immagini di circo e da cinema che dall’ultimo lavoro capolavoro sofferente e oscuro di Ovunque Proteggi. Dimenticate tutto e aprite menti, cuori e orecchie a Marinai, Profeti e Balene: sarete trasportati in un universo mitologico insieme a Ulisse e Moby Dick, a personaggi biblici e altri pagani, a pagine di letteratura dantesca e anglo-americana. Un mondo nuovo, estremamente letterario, estremamente fascinoso, immenso, salato, instabile, angoscioso e immaginifico come solo il grande mare sa essere, navigato da grandi canzoni.

Un’opera complessa che racconta in diciannove capitoli storie sul destino, sull’idea del viaggio e utilizza il mare come metafora scenografia del destino umano. Una scelta strana solo apparentemente. Lo stile e la poetica del cantautore hanno sempre fatto leva su atmosfere e tematiche legate al viaggio. E anche le sue vicende personali hanno sempre fatto pensare a lui come un marinaio più che una mosca da bar. Questa volta sono il pretesto per raccontare anche l’Italia di oggi. Da Omero a Dante, da Melville a Conrad, il disco trova ispirazione nella letteratura di tutti i tempi e in cui risuonano mito, le voci di marinai, di profeti e balene. Un disco che gira attorno a una sola grande idea o sensazione. Il suoni del disco arrivano da terra ma anche dal mare.

Andare a registrare la voce sull’isola d’Ischia o a Creta potrebbe sembrare uno sforzo inutile se pensiamo alla tecnologia, ma essenziale se pensiamo alla trama poetica dell’album. Come definire il genio creativo di Vinicio Capossela e spiegarlo con una definizione? La strada più semplice è quella di indicarlo come un cantautore e polistrumentista. Ma Capossela di sicuro non è solo questo. Ironico, sentimentale e istrionico, Vinicio Capossela è uno dei più raffinati cantautori italiani della sua generazione. Nel suo repertorio convivono suggestioni eterogenee, dal blues di Tom Waits alle sonorità jazz di Paolo Conte, dal teatro di Brecht alle melodie mediterranee, dalle goliardiche sonorità balcaniche alle pantomime circensi. Un artista errante, che sia per nascita che per filosofia di vita, ha percorso tutte le tappe di una gavetta dura, da “emigrante”.  

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