QUESTA SERA IN ANTEPRIMA SU SKY…HABEMUS NANNI

QUESTA SERA IN ANTEPRIMA SU SKY…HABEMUS NANNI

Questa sera  su Sky 1 alle 21,10  il nuovo film di Moretti. Un film che da subito non è  stato materia di curiosità giornalistica, ma di dibattito dei morettiani doc. E dei critici a tutti i costi. Molti lo avranno già visto. Per chi ancora non lo ha fatto , per non rovinare il gusto agli spettatori, non è il caso di raccontare una trama finissima e tutta da godere. Dirò solo che Il film si apre alla morte del Pontefice di Giovanni Paolo II e e con il Conclave che deve eleggere un nuovo Papa. Ma il neoeletto (Michel Piccoli) è preda dei dubbi e delle ansie, depresso e timoroso di non essere in grado di assolvere il suo compito. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista (Nanni Moretti) perché lo assista e lo aiuti a superare i suoi problemi.  Moretti voleva raccontare un personaggio fragile, che si sente inadeguato rispetto al ruolo che deve ricoprire, però all’interno di una commedia dove si muovo anche altri personaggi, altre situazioni. L’impressione  è che  gli unici  riferimenti reali riconoscibili vadano ricondotti a papa Wojtyla.  Ci vuole uno sguardo miope, o colmo di pregiudizi e malafede, per leggere un film come Habemus Papam come una riflessione critica sul papato, sulla Chiesa, sul rapporto con la fede. Perché il nuovo, straordinario film di Nanni Moretti è tanto chiaro e lineare quanto profondo e strutturato. E  sbaglia chi prova a leggere il film in chiave di attualità politica.

Habemus Nanni. Moretti è un iconoclasta, lo è sempre stato, e non è nelle sue intenzioni prendere di mira con questo film né la politica in senso spicciolo né tantomeno l’istituzione cattolica e la sua massima guida spirituale. Habemus Papam racconta con straordinaria efficacia, le chiese  – che siano confessionali, che siano laiche – crollate da tempo. A rimanere in piedi, tra le macerie in attesa di ricostruzione, sono gli uomini: uomini segnati da una profonda deriva esistenziale, che procedono per tentativi, che fanno i conti con la loro inadeguatezza e coi loro sogni. A Moretti interessano gli uomini, non le figure iconiche. Il suo personaggio lo ammette esplicitamente: vorrebbe parlare con l’uomo, non col Papa. E non può aiutarlo proprio perché sa chi è, qual è il suo ruolo, la sua icona. Funereo e ieratico fin dalle immagini iniziali, Habemus Papam è un film che porta con sé un profondo senso di angoscia e di cupezza. Che racconta di personaggi soli e isolati: lo sono i cardinali chiusi in Vaticano; lo è il Papa entrato in crisi; lo è il professore che dovrebbe curarlo, separato da una moglie. Di certo c’è molto pudore, anche stilistico, nel modo in cui Nanni Moretti rappresenta in Habemus Papam la Chiesa e le sue gerarchie. Non una banale o furba prudenza diplomatica, tanto per evitare discussioni. Piuttosto uno sguardo attento e colto, di rispetto laico, anche sui volti puliti delle suore e dei sacerdoti che appaiono come comparse. È davvero raro che il cinema offra un’immagine della Chiesa così aliena dai tópoi che pullulano nei cosiddetti blockbuster hollywoodiani: porporati callidi, trame, invidie, carrierismo, veleni.

In un’opera incentrata sul senso umano di inadeguatezza, la sequenza-simbolo è forse la carrellata sui porporati che nel conclave, durante lo scrutinio, pregano di non essere eletti. I due personaggi – due facce della stessa medaglia, non a caso protagonisti di uno scambio di luoghi più che di ruoli – si ritrovano accettandosi, quindi. Accettando loro stessi e la loro condizione, quella di esuli in un mondo alieno e di rovine, ritrovano la speranza e il coraggio verso il futuro. La loro spiritualità, religiosa o laica che sia: la loro identità. E Nanni Moretti, con la stessa serenità dolente, mette in scena la stessa accettazione, con un cinema tanto più maturo e dirompente quanto più capace di mescolare il dolore e la malinconia con la risata e l’energia, di dosare il freno e l’acceleratore, l’impeto provocatorio, ellittico e surreale con l’intimismo più tenero e toccante grazie anche ad un grandissimo Michel Piccoli. Un film molto bello. Capace di associare – anzi, di contrapporre– delle risposte che vanno in direzione di una grande speranza. Una sola, ultima, raccomandazione. Prima andate a vederlo. Poi esprimete pure giudizi.

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