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RIAPRE IL PARLAMENTO IN ATTESA DEL 30 SETTEMBRE

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Settembre  2010: a Roma fa un gran caldo.  Tra feste, liti, messaggi cifrati, ricatti, minacce, cazzate, Bossi, aziendine, compravendite, Montecitorio ha riaperto  i battenti nella morsa della più completa incertezza. In attesa del 30 settembre. Eccoli i nostri Deputati tutti in fila annoiati e pavidi in attesa di sapere  a fine mese di che morte moriranno. Eccoli  giacca e cravatta nella morsa del caldo trovare sollievo in un gelato di Giolitti. Come leccano bene. Sembrano abituati a farlo. Certamente ora approveranno in un baleno ciò che non hanno fatto in questo anno: la legge sulla concorrenza, provvedimento anticorruzione, riforma delle professioni, riforma delle banche e delle fondazioni e la legge contro l’usura, la modifica dell’Irpef, il riordino della Sace, la riorganizzazione dell’Enea, la delega governativa per l’intervento nelle crisi aziendali. Qualche volta, per trasformare le leggi in fantasmi, basta soltanto ignorarle. Come è accaduto alle norme (le ennesime) sullo sportello unico per le imprese: approvate dal Parlamento il 22 giugno, che non sono ancora apparse sulla Gazzetta Ufficiale. Che questa sia la nuova via della semplificazione normativa, al posto della pira del ministro Roberto Calderoli?

Nel frattempo  per risparmiare Tremonti ha tagliato la luce e non c’è più aria condizionata. Mentre i disoccupati oziano e i metalmeccanici di Pomigliano accumulano favolose fortune salariali, la classe dei politici e degli imprenditori deve affrontare per la prima volta lo spettro della miseria e della crisi economica. Nell’aula della Camera, per risparmiare sulle spese, molti onorevoli senza casa hanno passato la notte nei sacchi a pelo, o avvolti nei 16 faldoni dei 2500 emendamenti alla prossima manovra economica. D’Alema, che ha dovuto rinunciare alla scorta  per guardarsi alle spalle monta due specchietti retrovisori. Fini ha avviato la seduta cercando di vendere birra distillata in proprio dalla sua aziendina. Auto richiamatosi all’ordine, ha annunciato il nuovo impegnativo parametro di Maastricht: il prossimo anno il prodotto interno lordo dovrà essere almeno la metà di quanto dichiarato al fisco di Berlusconi. Grida e lamenti hanno accolto la notizia, ma il brutto doveva ancora venire. Bondi sudaticcio, con camicia fradicia e fronte rossa, ha illustrato la Tag, la nuova Tassa Sugli Aggettivi necessaria per entrare in Europa. Ha spiegato, tra le risate, che gli italiani consumano troppi aggettivi. Per descrivere la vita culturale e politica del paese ne bastano tre: inevitabile, scandaloso e consociativo.

Ogni aggettivo eccedente, d’ora in avanti, sarà tassato proporzionalmente al reddito e al titolo di studio. È previsto anche un supplemento per i superlativi. La notizia ha acceso gli animi. Ha subito chiesto la parola Silvio Berlusconi, che per calmarsi dalla vista di Fini si è circondato di vallette  portate direttamente dalla festa del PdL ancora con le mani che rovistano nelle sue mutande zuppe di sudore. Il leader calvo dell’Opposiranza, Benito Beranza, ha dichiarato che “la Tag non è inevitabile, anzi è uno scandaloso balzello che colpisce soprattutto i ceti di mezzo, ovvero quelli che parlano di più”. L’uomo dei presunti valori ha gridato “ Vergogna! Vergogna. Mo che azz è la cetivo?”   Il Polo delle libertà di fare quel che gli pare ha perciò proposto un emendamento per le discussioni. Si stava per procedere alla votazione quando Schifatutti tranne i soci mafiosi, travalicando i compiti istituzionali, è entrato vestito da bagnino, con una porchetta tra le braccia esclamando ad alta voce “Lo ammetto io vado con i trans”!!. Ne è seguita una baruffa scandalosa e consociativa. Ma non per questo. Che un frequentatore di mafiosi vada con i trans non interessa poi più di tanto.  

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