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RIVOLUZIONE: MAGRIS AGLI ESAMI DI STATO…

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auguro agli studenti un viaggio senza fine Ci sono scrittori di viaggio per cui il senso del loro andare risiede tutto nella conoscenza, dei luoghi e delle persone; altri viaggiatori preferiscono invece attivare i sensi, tendere i loro nasi, le orecchie, la pelle, la lingua, per cercare di catturare il gusto di ciò che hanno incontrato. Claudio Magris appartiene piuttosto alla genia di coloro che ricordano: il viaggio come ritorno al passato, come modo per rinnovare quello che è già stato. Per questo il suo sentimento principale è la malinconia mescolata all’irrequietezza. La voglia di viaggiare, afferma Magris nella prefazione a ‘L’infinito viaggiare comporta irresponsabilità, fuga dal proprio mondo, dalla vita quotidiana: il viaggiatore come prototipo dell’evaso. Sarà vero. Tuttavia leggendo questo splendido libro si ritrova lo specchio di carta che Magris riesce ad appoggiare dinanzi a tutti i paesaggi che incontra, alle persone, per farle riflettere nella sua biblioteca ideale, nei libri che ha letto: vedere se realtà e carta stampata si confermano o smentiscono a vicenda. E se accade che si smentiscono, Magris mette mano ai suoi amati libri per riscriverli, come ha fatto con ‘Danubio’ e ‘Microcosmi’, e ora con questa nuova tappa di viaggio: il grande critico, lo studioso, si è trasformato in scrittore e ha tracciato la propria mappa, modificando ogni pagina che rileggeva.  Anche questo libro, raccolta di articoli memorabili, preceduti da una affascinante prefazione, è una nuova ricerca di sé, del proprio io più profondo che Magris scorge nascosto nelle pieghe della realtà: spiegare ogni cosa, trasformarla in una tavola liscia su cui poggiare saldamente i propri piedi. Ma non è possibile: per sua e nostra fortuna, il viaggio è senza fine e anche l’io sempre sfuggente.  

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