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ROSETO: DOMENICA FINO ALL’ULTIMO VOTO CONTRO I BERLUSCONESI

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Roseto degli Abruzzi ha ricevuto negli ultimi anni un enorme numero di diagnosi, consigli, suggerimenti di ogni tipo e da ogni dove.  E’ sembrato mancare una visione, una strategia, una direzione di marcia. Ma quando si incontrano i cittadini, i professionisti, i manager del turismo, i giovani che vivono a Roseto da molti anni, e li si interroga su come vedono la città, viene fuori che la vita a Roseto da loro è apprezzata. Tra i motivi di tale apprezzamento vengono sottolineate soprattutto la qualità della vita e dei servizi sociali, ma anche l’offerta culturale  dell’associazionismo di base che la mette all’avanguardia in Provincia  nella musica, nel teatro e nell’arte. Dunque c’è del buono nella nostra amata  Roseto, di cui andare orgogliosi. E dobbiamo domandarci: questo buono che rappresenta un capitale sociale accumulato negli anni, come possiamo rinnovarlo? E certo Roseto deve riflettere a voce alta sull’invadenza della politica nei suoi circuiti vitali, e deve tornare ad affermare con forza il valore del merito, senza piegarsi ad un conformismo che mina alle radici l’identità di un territorio.

Bisogna far emergere il positivo: per non cadere sempre nell’elogio del tempo perduto, o nella critica sterile e aprioristica. Certo si deve dare più opportunità ai «nuovi», creare le premesse per una rivoluzione del buon cittadino, seminando qualcosa di diverso dalla caccia al consenso elettorale. Certo si deve dare, come fanno tanti volontari per il sociale non profit, esempi imitabili. Certo bisogna fare di più per aiutare i giovani a prendere in mano il loro futuro, a diventare protagonisti nella loro città, assumendosene anche le responsabilità. E sono convinto che questa città ha ancora nelle sue viscere l’energia, l’intelletto e la conoscenza per fermare uno scivolamento verso il basso, può rilanciare il merito, l’efficienza, lo spirito solidale e farli diventare punti di forza per il rilancio. Non con l’antipolitica, ma con la buona politica. Non con l’odio personale ma con lo spirito solidale. E perché ciò avvenga è necessario acquisire e concordare su alcuni punti fondamentali e fondanti primo tra i quali convincersi che per fermare la deriva è necessario che tutti si impegnino con  desiderio trasversale  contro la rassegnazione, per ricostruire una città libera, aperta, creativa, non triste e grigia, ma coraggiosa e anche un po’ scanzonata.

Bisogna reagire alla diffusa convinzione che non vale la pena di darsi da fare per cambiare, perché le cose, in una realtà urbana, non possono andare diversamente. Il punto di vista diverso consiste nella capacità di agire al di là dell’oggi e dei nostri interessi personali, immaginando e lavorando per il benessere della comunità nella quale vivranno i nostri figli e nipoti ma anche nuovi cittadini . Ognuno deve mettersi in gioco, portando un mattone da mettere al posto giusto nel modo giusto, senza scaricare sempre tutto su chi amministra. Parliamo meno di crisi e più di ricostruzione. Proviamo a ricomporre attorno a qualche idea forte le tante anime disperse della città, le cento isole che producono cultura, ricchezza, talenti, solidarietà. Cominciamo a dire, con un motto kennediano: cosa posso fare io per Roseto? Credo che un buon inizio potrebbe essere quello di votare il centro sinistra  per salvarla da una masnada di lupi che vogliono azzannarla.

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