SABATO 5 FEBBRAIO A MILANO

SABATO 5 FEBBRAIO A MILANO

Un invito a cominciare a ricostruire ripartendo da libertà, giustizia, democrazia, repubblica, uguaglianza, lavoro, Costituzione. Un appello a ritrovarsi sabato 5 febbraio a Milano. La manifestazione è per testimoniare la storia, la voce di chi non ha accettato passivamente l’imbarbarimento prodotto dalla politica e dalla cultura di Silvio Berlusconi e per gridare “Basta allo smantellamento dello Stato”. Parole d’ordine: “Libertà, giustizia, democrazia, repubblica, uguaglianza, lavoro, Costituzione”. Libertà e Giustizia indice una manifestazione in risposta alla domanda di mobilitazione che arriva dai commenti all’appello DIMISSIONI, pubblicato sul sito www. libertaegiustizia.it.

Il testo ha raccolto decine di migliaia di firme in Italia, in Europa e anche negli Usa. Rilanciato dai social network, dai blogger e dai siti d’informazione, porta le prime firme di Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Sandra Bonsanti. Ma migliaia sono stati i commenti di chi ha lasciato un messaggio: “firmare non basta”, “facciamo qualcosa”, “Berlusconi lasci il governo del paese”. Appuntamento, quindi, sabato 5 febbraio a partire dalle 15, al Palasharp di Milano (via Sant’Elia, 33 – MM1 Lampugnano) con Umberto Eco, Paul Ginsborg, Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, e la partecipazione di molti testimoni della società civile. Libertà  e Giustizia chiede di liberarsi dalle macerie e cominciare a ricostruire: come all’alba della Repubblica.

La società civile chiede di partecipare attivamente e dare voce alle preoccupazioni sulla gravissima crisi politico-istituzionale scatenata dagli interessi privati di Berlusconi. Troveremo insieme le parole per esigere le dimissioni prima di tutto e liberarci dal potere corrotto e corruttore di Silvio Berlusconi, dal fango, dagli attacchi alla Costituzione, alla magistratura tutta e in particolare alla Procura di Milano, all’informazione, alla dignità delle donne. Ripartendo, appunto, da libertà, giustizia, democrazia, repubblica, uguaglianza, lavoro, Costituzione.

Una minoranza attiva ci salverà Guardando l’Italia di questi giorni non si può  avere altro che  impressioni negative. La vita politica è fatta di chiacchiere, bunga bunga, insulti, attacchi velenosi, escort a gogò, una guerra civile mediatica. Sull’economia pesano la recessione e la concorrenza internazionale. C’e una spaventosa criminalità organizzata, e mafia, ’ndrangheta e camorra sono sempre più infiltrate nell’economia. Molti dicono che è ormai iniziata una decadenza globale irreversibile a cui nulla sfugge. Potrebbe essere.

Ma tutte le nazioni hanno una articolazione interna e anche quando alcune loro aree soffrono, le altre possono essere in ripresa. A mio giudizio, l’immagine più significativa del mutamento in atto ce la dà la vitalità nella cultura, la voglia di partecipazione, il risveglio delle coscienze in atto. La miriade di iniziative che si sovrappongono a testimonianza della volontà di tempi nuovi. C’è, è forte, si sente voglia di partecipazione. E sono tanti e sempre di più gli uomini di buona volontà che chiedono, creano, organizzano partecipazione. Certo non ovunque. Non ancora. Ma l’onda si allarga.  Certo è solo un sintomo, un segnale, ma spesso questi segnali indicano lo spirito dei tempi e anticipano il futuro. Questo spirito infatti si diffonde. Sono molti quelli che cercano il nuovo, che non si accontentano e cercano realtà nuove. E sono molti quelli che non ne possono più dell’inerzia, della complicità, della pigrizia, della volgarità e dello squallore. Forse ci riprenderemo anche stavolta grazie all’azione di queste minoranze attive che danno l’esempio e trascinano gli altri.

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