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SEMBRA PU’ DOLCE ANCHE LA MORTE

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Mi chiedono di raccontare chi era Lucio. Mi viene da dire solo che aveva una capacità innata di amare, di rompere il silenzio. E ora se n’è andato maledettamente in silenzio. Mi piace immaginare che quando è arrivato quel dolore che ti frantuma il petto, si sia messo a mimare il suono del suo clarino. Mi piace immaginarlo come sabato scorso, quando chi scrive lo ha incontrato all’auditorium della conciliazione. Pronto ad abbracciarti sempre con infinita dolcezza, sommergerti di complimenti, ma se lo pensava realmente. Ci somigliavamo: non solo d’aspetto. Avevamo lo stesso carattere di chi in ogni cosa ci mette il cuore. Il carattere di uomo povero, di chi è nato povero, e rimasto tale anche quando la vita permette di vivere da milionario. Il cuore ce lo ha messo fino all’ultimo, anche pochi giorni fa sul palco di Sanremo, dirigendo con poesia e intensita’ il pezzo da brivido di Pierdavide Carone, ‘Nani”, che aveva arrangiato in modo magistrale e a cui teneva cosi’ tanto. Il mondo della musica dice addio a Lucio Dalla, uno dei piu’ grandi creatori di musica del nostro paese, tradito proprio dal suo cuore .

Musicista di formazione jazz, poi autore dei testi di importanti canzoni, Dalla fu un grande musicista dai molti volti: ha suonato il clarinetto, il sax e la tastiera spaziando dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica e musicale. I suoi successi varcarono i confini della lirica e della melodia italiana. Conosceva la scrittura, imparata alla scuola del poeta Roversi che firmò con lui i primi album, conosceva la pittura, la musica, la letteratura. Il cinema, nel quale aveva lavorato con i fratelli Taviani. Un uomo curioso: così è sempre stato. E se gli andava di raccontarti la sua anima  metteva a dura prova l’animo di chiunque, perché intingeva le parole nella poesia e ti faceva scorrere davanti immagini che non avresti mai visto. Come ha sempre fatto nelle sue canzoni. Passeggiare con lui poteva diventare poesia ma anche un tormento da quante persone lo fermavano e gli chiedevano un favore o un semplice abbraccio. Lui non si tirava indietro: è il prezzo della popolarità, diceva. In realtà lo faceva perché era rimasto come le migliaia di sconsciuti che lo fermavano, talvolta barboni, homeless, come si dice oggi.

Gente senza arte né parte che gli altri non si girano neppure a guardare. Lucio no: si fermava, chiacchierava, e ai musici, gli orchestrali di piazza Maggiore, prometteva sfacelli, un concerto tutti insieme. Era fatto così. E il più delle volte le manteneva quelle promesse. Ne sanno qualcosa i suoi colleghi che, per un verso o per un altro, a Lucio Dalla devono tutto. Ne sa qualcosa Francesco De Gregori. Erano i mesi che precedevano di Banana Repubblic. De Gregori  aveva subito un ignobile processo proletario, due anni prima. Successe che al Pala Lido alcuni esponenti dell’Autonomia operaia interruppero un suo concerto. Lo inchiodarono alla sedia e lo processarono, per aver tradito il proletariato. De Gregori sul palco non ci voleva tornare più e se non fosse stato per Dalla non ci sarebbe più tornato. Lucio lo costrinse. Ma non solo. In quello che Dalla aveva intuito che sarebbe stato un successo trascinò anche Rosalino Cellammare, che da lì in poi diventò Ron, fino agli Stadio, fino ad allora semi sconosciuti al grande pubblico. Fu un trionfo.   Come Morandi è Morandi grazie a Dalla. Ora se n’è andato. Riesce difficile darsi delle spiegazioni, ma è successo.

Mi chiedono di raccontare chi era. Ma come si fa a raccontare in poche righe il talento di Lucio Dalla? Ricordare una canzone, un’opera, o qualsiasi altra cosa con cui si sia cimentato, sarebbe fare un torto a quella successiva. Diciamo che ci  lascia soprattutto un vuoto. Incolmabile, per aggiungere un pizzico di retorica, ma che a volte può essere efficace. Poi ci sono i momenti, ma non di quelli che hanno avuto la possibilità, o fortuna, di conoscerlo, ma quelli di tutti. Ci sono le serate dietro il palco passate ad ascoltare Futura, i sogni con Caruso, l’amore vero, quello dell’età adulta, con Cara. Oppure Disperato erotico stomp, quella che lui stesso preferiva tra le centinaia scritte. C’è sempre stato Lucio Dalla, come se fosse lì, accanto, con una voce che era solo sua, picchiate e glissati che sono prerogativa unica di chi ha talento da vendere. Qui mi fermo, rischio di esagerare, anche se forse ne varrebbe la pena. Di raccontare chi era chi è stato Lucio Dalla non sono capace. Posso dire solo che se n’è andato un grande musicista, un grande della canzone d’autore. Ma soprattutto se n’è andata una grande persona.Il resto fatevelo dire da altri. Io vado a piangere un pò.  

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