SHOA NELLA SCUOLA: NON TUTTI SONO COINVOLTI

SHOA NELLA SCUOLA: NON TUTTI SONO COINVOLTI

Si apre domani, 27 gennaio, a 77 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau , una settimana tradizionalmente dedicata dal mondo della scuola al ricordo della Shoa, con incontri, testimonianze, musica, video, poesie, teatro e drammatizzazione. L’arrivo ad Auschwitz svelò al mondo l’atrocità e l’orrore della Shoah, lo sterminio degli ebrei. Per ricordare quei tragici fatti perpetrati, le persecuzioni, le leggi razziali e la deportazione nei campi subita da milioni di persone (insieme agli ebrei, zingari, omosessuali, portatori di handicap, oppositori politici..), dal 2000, l’Italia ha istituito il “Giorno della Memoria”, istituzionalizzato con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000,  gli articoli 1 e 2 di detta legge definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:  La legge dice chiaramente che “in occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, nelle scuole di ogni ordine e grado, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”. Eppure questo non accade.

Non tutti gli istituti scolastici a Teramo e in Abruzzo seguono le indicazioni di questa legge. E del Ministero. Eppure preoccupa l’aumento, in tante parti del mondo, di un’indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a sé stessi: la vita va bene se va bene a me e quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria. Lo ha detto anche papa Francesco che, ricevendo in udienza una delegazione del “Simon Wiesenthal Center”, ha spiegato: “Così si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi. Su questi terreni cresce rapido l’odio”. Eppure ancora recentemente abbiamo assistito a barbare recrudescenze di antisemitismo. Eppure oramai c’è la convinzione globale che per affrontare il problema alla radice, dobbiamo impegnarci tutti a dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace, rispetto, condivisione, e ché attraverso l’integrazione, la ricerca e la comprensione dell’altro che tuteliamo maggiormente noi stessi.

Oramai è opinione comune che reintegrare chi è emarginato, tendere la mano a chi è lontano, sostenere chi è scartato perché non ha mezzi e denaro, aiutare chi è vittima di intolleranza e discriminazione è il modo migliore per vivere tutti meglio, in un mondo migliore. E la scuola in modo particolare è chiamata, per prima, a questo servizio, a non a prendere le distanze ed escludere, ma a farsi vicina e includere; non ad assecondare soluzioni di forza, ma a avviare percorsi di prossimità. Certo, tutti noi,  oggi, assorbiti nel vortice delle cose, fatichiamo a fermarci, a guardarci dentro, a fare silenzio per ascoltare il grido dell’umanità sofferente. Certo, presi da mille incombenze, presi dal rincorrere in quotidiano, certo presi da tante distrazioni è difficile fermarsi a riflettere sul passato, anche quando questo passato è stato segnato da un olocausto.. Non il primo e non il solo della storia, ma comunque il più grande olocausto dell’umanità.

Occorre che i ragazzi sappiano che quello delle leggi razziali non furono un virus casuale, fu una sciagura voluta da uomini, non sono state una disgrazia, ma una decisione deliberata, sostenuta e accettata da tutti gli apparati dello Stato. Intorno, poche e deboli sono le voci contrarie. Anzi, molti i delatori. E le cattedre lasciate vuote dai professori ebrei sono prontamente occupate da non ebrei. Gli ebrei , i poveri, interi popoli, omosessuali,  furono chiusi in campi di sterminio –per colpa degli indifferenti complici – tanti furono i “diversi”, tante le vittime di pregiudizi usate come capri espiatori , ieri come oggi, specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale. E’ necessario che i giovani riflettano sul fatto che, chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione, fa prima di tutto un danno al Paese.

L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà. Non ci stancheremo mai di ricordare in ogni dove, contro l’indifferenza, che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani , senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro. Mi colpisce molto sapere che non tutti gli istituti scolastici inviteranno i propri studenti a riflettere su questi temi. Perché ho la convinzione che, se perdiamo la memoria, annientiamo il futuro. L’anniversario dell’indicibile crudeltà che l’umanità scoprì 77 anni fa sia un richiamo a fermarci, e fare memoria. Ci serve, per non diventare indifferenti.

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