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SIMPLE MINDS A ROMA: PER SOGNARE UN MONDO MIGLIORE

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Chi ha paura degli anni 80? Non certo i Simple Minds che vanno a ripescare nella loro gloriosa storia iniziata nel 1979 per il live nella cavea dell’auditorium di Roma. Ripescano dal loro successo planetario consumato attraverso 60 milioni di dischi venduti nel mondo e che ha avuto l’apice nel decennio che anche adesso può mostrare le sue creature più brillanti. Con orgoglio. Negli anni 80 — ormai identificati come quelli degli yuppies, della superficialità e delle grandi speranze poi miseramente deluse — , è vero, c’era posto per tutti. Bastava un synth, un guizzo elettronico, un motivo orecchiabile e subito scattava pronto un palco o un primo posto in classifica. In Italia, soprattutto ma un po’ ad ogni latitudine. In questi marasma sono però spuntate alcune perle, in seguito bistrattate proprio perché nate in quegli anni. È il caso della band scozzese: musicisti di genio e mestiere che hanno intuito il giusto mix di arrabbiatura del punk che andava scemando, elettronica nascente, melodie appassionate, e trascinanti atmosfere dark. Una cifra tutta loro che fa della band una grande band. Mai datata e mai databile.

A dispetto del declino degli anni 90, durante i quali ha comunque continuato a lavorare tentando nuove strade. Ma, negli anni 80, chi non ha ballato con le ginocchia un po’ piegate in avanti e ondeggiando le braccia a destra e a sinistra al ritmo di Life in a day , Dont’you forget (about me), New Gold Dream o Alive and kicking? Che il padre ispiratore fosse David Bowie lo si intuisce dal nome che il gruppo si è scelto: omaggio esplicito al verso della canzone del Duca Bianco Jean Genie, «He’s so simple minded». E, sempre a dispetto del decennio, non chiamateli superficiali: anche i testi che parlano d’amore, con i loro slanci «new romantic» azzardano voli nell’amore universale, quello che si spera prima o poi pacifichi i mondi e i popoli. Qualcosa di sempre, tremendamente, attuale. E che fa il paio con l’impegno del gruppo a favore di Amnesty International e delle campagne contro la pena di morte. Ora il carismatico front man Jim Kerr, dal vocione profondo, è un po’ ingrassato. Ma sul palco dà il massimo.

Lo ha dato anche al piccolo concerto a Cala di Volpe, nella Costa Smeralda della Sardegna «vipparola », prima di iniziare il tour italiano: un live privato per ricchi (ricchissimi) turisti russi a bordo piscina di un hotel esclusivo. Non fa molto «democratico» ma alla fine, se richiesto, non ci si può sottrarre (ci è «cascato» anche Sting, per dire). Quelle sono state le prove generali e chi l’ha visto ha giurato sulla generosità di Kerr e i suoi. Generosi lì e agguerriti, solidi e traboccanti, invece, sui palchi «veri ». Una performance di tutto rispetto che si replicherà in tutta europa, i Simple Minds proporranno dunque i loro «greatest hits»: quelli dei primi folgoranti cinque album, ma anche quelli tratti dai successivi meno conosciuti lp fino ai recenti Cry, Black & White e Graffiti Soul. Che anche i più fedeli agli anni 80 ascolteranno con curiosità. Perché i Simple Minds, sotto sotto, spesso all’insaputa delle major, hanno continuato a sperimentare. E a sognare un mondo migliore. 28 luglio 2014 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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