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SPRECOPOLI: I SACRIFICI SONO GIUSTI … SE LI FANNO GLI ALTRI

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Sull’altare dell’ipocrita tutela della democrazia e del bene comune, della difesa dei più deboli, della soddisfazione dei bisogni collettivi o dell’attenzione all’ambiente, si è andata da sempre costruendo una ragnatela fittissima di sprechi. Umiliati e offesi per i «vaffa…», gli inquilini del Palazzo avevano promesso vita nuova. Promesso. Giura giurella. Siamo rinsaviti giura Tremonti, risparmieremo promette Letta, taglieremo i costi immani della politica spergiura ciarfugliando Bossi. Tutto, o quasi, proiettato in un futuro più o meno lontano. Ma dico che ci avevo creduto. Il male oscuro era vinto. L’Italia è salva avevo pensato. Il male oscuro che sta alla base del sistema era scomparso: la convinzione che spendere sia bello, che l’assegnare posti a cui non corrisponde un lavoro sia socialmente utile e progressista, e che il gonfiare a dismisura i costi della politica sia democratico. Mi ero preoccupato. Trovarmi d’accordo con Calderoli sul taglio ai compensi per i calciatori della nazionale mi aveva scombussolato.

Trovarmi d’accordo – sia pure per una volta – mi sembrava strano. Però quei 300 mila euro in meno mi sembrava una giusta richiesta. Poi ho letto sul Corriere che sono la stessa somma (un po’ meno dei 320 mila euro di soldi pubblici) spesa tramite contributi di Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, per il concorso di Miss Padania. Allora ho capito: Calderoli scherzava. La parola che descrive perfettamente l’italianità è inglese: Nimby. Ovvero, not in my backyard. Tradizione letterale: non nel mio giardino. Traduzione politico-casereccia: i sacrifici servono, sono etici, sono necessari, sono sacrosanti, ma…. Li facciano gli altri! E i tagli? Sono «equi» se riguardano il mio vicino, sono «macelleria sociale» – o addirittura una vendetta «anti-costituzionale» o un sopruso discriminatorio e punitivo, come denunciano in queste ore i magistrati – se osano sfiorare il mio status, le mie tasche, le mie prerogative. Talvolta di casta.

La manovra avrà anche i suoi difetti, ma sta avendo il merito di mettere a nudo l’Italia del ”particulare” – come lo chiamava Guicciardini – e del tribalismo professionale di tutti contro tutti che ritrovano l’unità solo quando si tratta di biasimare Sprecopoli e subito tornano a dividersi nel momento in cui a quegli sprechi va posto rimedio. Ma not in my backyard. Dai magistrati ai medici, dagli agricoltori ai top manager, dai teatranti agli statali, dai parlamentari ai politici locali, fino ai poliziotti, non c’è nessuno che non dica: «Vogliamo fare la nostra parte in un momento così difficile». Intanto i parlamentari, cui verrà tolto (forse) il dieci per cento dello stipendio e comunque dalla prossima legislatura, si sentono discriminati rispetto ai ministri e vorrebbero da questi un sacrificio superiore a quello loro (e non dal 2011 ma da subito) che arrivi fino al 50 per cento di decurtazione della paga. I consiglieri comunali stanno facendo lobbing in Parlamento e c’è chi denuncia, per esempio il senatore De Lillo (Pdl), che sarebbe opportuno prevedere un taglio dei super-stipendi dei contratti Rai piuttosto che togliere il gettone di presenza ai consiglieri comunali.

Ci sono dei sindaci – quello di San Casciano Val di Pesa seguito da tanti altri – che in segno di morte civile seppelliscono il bilancio comunale, cementandolo in un ponte o sotterrandolo nei pressi di una strada in costruzione che non sarà mai ultimata perchè non avranno più un euro in cassa. In più recriminano perchè le Province si sono, per ora, salvate dalla scure tremontiana (e dal buon senso di abolirle tutte e subito: si risparmierebbero 14 miliardi che equivalgono a più della metà del costo della manovra), mentre loro devono dare sangue e piangere lacrime e ciò ovviamente è un «torto», un «sopruso», un grave simbolo d’«ingiustizia». E io pago…., direbbe Totò. Ben altri sono gli sprechi….: è invece, adesso, il grido benaltrista degli affetti dalla sindrome di Nimby. I più discreti sembrano essere i falsi invalidi. Per le pensioni d’invalidità, la spesa dello Stato è cresciuta negli ultimi otto anni da 8 a 16 miliardi di euro. I falsi invalidi più che difendersi in maniera corporativa dall’«accanimento» ai propri danni – che consiste nell’aumento di controlli previsto dalla manovra – stanno più attenti, individualmente, a non farsi scoprire. E non c’è quasi politico nazionale che non consideri un «attentato alla democrazia» il taglio dei rimborsi elettorali ai partiti, che già doveva essere del 50 per cento, poi è diventato del 25 e ancora e sempre più è in discesa.

Lotta dura senza paura è, per esempio, quella contro la soppressione dell’Eti. Politici (di destra e di sinistra) e teatranti protestano per il taglio al personale, anche se l’ente riceve undici milioni di euro dal ministero della cultura e ne spende 9,8 per gli impiegati. E per il Grande Risanamento Nazionale ci vuole ben altro taglio, basta che non li riguardi, secondo gli anestesisti e i camici bianchi d’ogni ordine, grado e specializzazione, i produttori di farmaci, gli albergatori, i dipendenti di Palazzo Chigi, i conducenti delle autoblù, i dirigenti ministeriali (anche se dovranno rinunciare solo al 2,2 per cento dello stipendio, mentre a dirigenti scolastici e bidelli verrà decurtato fra l’11 e il 15 per cento del salario annuo), i titolari di enti inutili . Anche in questo caso ci vorrebbe ben altro. Per esempio ammettere che nessuno demonizza i tagli in sè, ma soltanto i tagli in me.

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