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SPRINGSTEEN A FIRENZE: C’E’ SOLO IL FUOCO SACRO DEL ROCK

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Una grande serata di musica ieri sera al Franchi di Firenze. Una serata come non se ne ricordano da tempo. L’acqua non spezza l’incantesimo. Un boato di applausi accoglie il Boss, che apre il concerto con Badlands.  Piove forte mentre Bruce canta “Waitin’ on a sunny day” e cede il microfono a un bambino. Viene giù acqua a catinelle, ma al Franchi è solo il fuoco sacro del rock”. La pioggia non turba l’incanto e non ferma i tweet sotto il palco di Bruce Springsteen.  Nel catino rovente di Firenze, è stato come se ci avesse invitato nel salotto di casa sua. Uno Springsteen così sinceramente contento, sereno, affettuoso lo si era visto raramente. Capace di una intimità così sincera da farti appunto sentire come se ti trovassi da solo con lui e la sua famiglia a scambiare canzoni e racconti di vita. Il Boss è finalmente davanti ai suoi fan salutato da un boato di applausi. Sono le 20 e 30 . “Si cominciaaaa”. In migliaia hanno preso d’assalto lo stadio. I primi fan sono arrivati all’alba di ieri mattina, per conquistarsi il posto migliore. 50mila biglietti venduti, la viabilità di Campo di Marte rivoluzionata. Treni e corse autobus speciali. Firenze per un giorno è la capitale mondiale della musica. “I wanna know if love is real”, voglio sapere se l’amore è reale, concreto, vero.

Quel verso della sua canzone più celebre, Born to Run, scritta quando era un giovane incazzato con la vita e il mondo, è risuonato ieri sera un po’ come il senso stesso della carriera di questo artista, che della sfida a se stesso e alla vita ha fatto la sua missione. Lui, il ‘capo’, fa la sua comparsa nella tipica tenuta: camicia senza maniche, jeans neri, chitarra elettrica a tracolla. Circondato dalla sua E-Street band apostrofa calorosamente il suo pubblico. ”Posso sentire le vostre voci?”. L’urlo del Franchi tocca subito il cielo.  Quanta energia questo “vecchietto”.  Partono 60 minuti furenti, sanguinanti, devastanti  in una sequenza folgorante di brani, uno via l’altro senza interruzione. Fin dentro l’anima. E Springsteen non esita a condividere con il pubblico i fastidi dell’inconveniente climatico, abbandonando il megapalco coperto per unirsi ai suoi bagnati fan. . E il Franchi brucia letteralmente. Nessuno se ne accorge”. Poi la sorpresa: Bruce cede il microfono ad un bambino avvolto in k-way.

Boato di applausi per la performance del piccolino, che non sbaglia una nota. Alle 23 lo scroscio d’acqua. Ma più piove e più lui va tra il pubblico a prendersi la pioggia. Il pubblico è tutto li per lui sul palco per affermare che sì, in un mondo che stritola ogni giorno sempre di più speranza e amore e ideali, la musica e certe canzoni possono davvero essere la piattaforma da cui ripartire ogni giorno. Possono essere uno spazio di autentica libertà dove l’uomo può ritrovare se stesso e la consistenza dei suoi desideri. Penso che per tutti coloro per cui la vita è una fatica a volte troppo grande, un concerto come questo spacca realmente l’istante e accende il cuore di desiderio. Offre redenzione, il che di questi tempi non è davvero poco. “Dancing in the dark  and in the rain”.

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