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STATE LONTANO DAI NAZISTI DI TORTORETO

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Lei si è fermata. Mi ha chiamato. Io ho alzato la testa. Mi ha sorriso e mi ha chiesto qualcosa per il suo bambino. Ho mollato il libro e mi sono tirato su. Manco l’avevo visto. Figlio come i miei. Due occhi, due mani, due piedi. Un tenero sorriso. “Come si chiama?” le ho chiesto. “Francesco. Come Papa” mi ha risposto sorridendo. Lei non aveva età, le mancavano dei denti. Le ho guardato i piedi, erano devastati, lo faccio sempre quando sono in spiaggia, guardo i piedi dei venditori ambulanti, forse per farmi male. Se fossimo in un altro secolo, io avrei un ruolo ben preciso, non sarei schiavo, loro sì. Non hanno le catene, certo, ma chi vorrebbe fare a cambio con loro? Chi vorrebbe attraversare le spiagge con pile di ceste sulla testa? Con montagne di asciugamani sulle spalle e camminare per ore nella speranza di richiamare la nostra attenzione e fare qualche soldo? Chi lo farebbe?Lei lo sa che con un figlio ha più possibilità di intenerire, forse per questo lo porta con sé. O forse non sa dove metterlo. Ma ai neo nazisti di Tortoreto nemmeno i bambini fanno compassione.

Francesco non ride. Lui in un Paese civile non sarebbe in spiaggia. Avrebbe un asilo. Un nido. Un luogo dove giocare all’ombra. Come i bambini italiani. Un luogo di accoglienza. Sua madre avrebbe i denti a posto e i piedi non sarebbero deformati dal caldo e dalla fatica. In un Paese civile lei non sarebbe la schiava, perché di questo si tratta. Non so come si possa pensare che vengano qui a rubarci il lavoro. Quale lavoro, quello sulle spiagge? Quello delle collanine ? Quello della vendita di aquiloni a 5 euro come scrive lo sdegnato prof. Londiano Maselli – 50 anni di impegno sociale e civile – che racconta sulla sua pagina facebook cosa avviene sulla spiaggia di Tortoreto a chi non ha ancora perso l’umanità, a chi ancora vive un briciolo di misericordia e compassione. Non so come si faccia a pensare. La verità è che quando mi passano davanti sono io quella che abbassa lo sguardo, perché mi vergogno e non c’è volta in cui io mi chieda come poter fare di più . Credo che dalle leggi razziali ad oggi, non ci sia mai stato niente di simile ed è una vergogna per un Paese come il nostro che ha vissuto un periodo della storia tristissima.

Un meccanismo radicato nella nostra società, fa si che il cittadino migrante, il povero, l’emarginato, – come lo era Cristo sulla croce – sia oggetto di stereotipi negativi e infamanti, nonché, di pregiudizi relativi alle differenze culturali se non addirittura somatiche. Questa è esattamente la forma più abietta dell’intolleranza e del razzismo che categorizza esseri umani di SERIE A, pertanto portatori di diritti, di parola, ed esseri umani di SERIE B, pertanto portatori di una “effige”, di una “lettera scarlatta” che li differenzia dal resto della popolazione e li esclude. Anche quest’anno la lotta al cosiddetto “abusivismo commerciale” ha mostrato subito il suo volto con una crudeltà e una ferocia inaudita: non solo pattuglioni sulle spiagge ma vere e proprie retate nei luoghi dove “cerca” di sopravvivere questa “umanità in eccesso”.

Questa gabbia inumana della precarietà intrappola ogni giorno milioni di individui – i lavoratori sfruttati e senza diritti , chi ha la difficoltà di fare la spesa per l’alto costo dei beni primari, gli anziani che non hanno più tutele- ma soprattutto i cittadini migranti, quelli che vengono reclutati e ricattati nei cantieri edili se non addirittura all’interno della macchina infernale dell’abusivismo commerciale e della criminalità italiana. Ma i migranti rappresentano l’immagine più visibile e più debole di questo meccanismo, pertanto sono loro l’oggetto della caccia alle streghe di ignoranti e razzisti nell’anima.  E non chi specula sulla nostra vita, non chi sfrutta la prostituzione a Tortoreto, chi spaccia la droga a cielo aperto ogni sera sul lungomare, i ristoranti che non fanno gli scontrini e che non pagano le tasse, chi affitta la casa in nero, chi affitta le case solo per contanti e secondo me a settembre li va a trovare la finanza, chi sfrutta i ragazzi sul lavoro, chi privatizza i servizi primari. Questi, tranquilli, non li controlla nessuno. Votano. I truffatori votano e sono in tanti. Non li tocca nessuno. Una città che perde l’umanità, una città che lascia campo libero a dei neo nazisti di maltrattare un essere umano, è una città destinata a morire, destinata a sbranarsi.

 Una città senza misericordia, senza compassione, è una città destinata ad essere abbandonata. Sono contento di poter scrivere e schierarmi e sapere da che parte stare. Spero davvero che questa madre e questo bambino possano vivere presto una storia nuova. E che non debbano attraversare le spiagge, sotto un sole cocente per poter sopravvivere. E che non debbano essere offesi dai neo nazisti servi striscianti  e vermi putridi con i potenti e arroganti e violenti con una donna che chiede un pezzo di pane e un po’ d’acqua per il suo bambino. Sono sicuro che Dio, il Dio degli ultimi, il Dio della giustizia, prima o poi, li colpirà e li maledirà. 

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