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STING: UN TESORO DELLA MUSICA

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Sold out in Friuli questa sera a Mantova. Sting va in scena che sembra un ragazzo, una forma fisica strepitosa, un’energia artistica da Police anni ‘80, anni 66, 4 oscar, con entusiasmo da vendere. C’è poco da dire. Quello che fa di un artista una star mondiale si vede sul palco. E’ vero, la musica, il modo di stare, i successi cantati da tutti, la carriera e la storia. Ma la vera differenza, quella che segna l’incolmabile divario fra la star e il resto del mondo è sul palco, nel rapporto con il pubblico, nel contatto con chi lavora con lui. Ed è nell’attesa. In quello che succede prima che tutto accada, in quell’aria sospesa che precede l’evento, appesantita anche quest’anno da un meteo immusonito come fu l’anno scorso per Carlos Santana, nell’elettricità diffusa che manda in corto circuito sguardi e gesti, voci e pensieri. Ed è questo quello che è successo con Sting, e il suo concerto di chiusura del Mittelfest edizione 2017, nel parco della Lesa a Cividale. E, finalmente, posso confermarlo anch’io: Gordon Matthew Thomas Sumner è un tesoro della musica moderna, capace di una quarantennale carriera di soli alti e rarissimi bassi, circoscritti più che altro in quel cinema che è la sua terza passione, dopo la musica e la sua tenuta in Toscana. Una rete quasi immobile nelle settimane precedenti la data annunciata, pochi commenti, qualche fan ha popolato i soliti blog, ma niente di più. Poi, tutto d’un tratto si è mosso il mondo, freneticamente a pochi giorni dall’arrivo di Sting in Friuli. Settemila circa i biglietti staccati, una buona percentuale dei quali nelle ultime ore, e tutti lì ad esserci, a voler esserci soprattutto.

 Il musicista, accompagnato da una backing band di sei elementi (tre di questi saranno coristi e un fisarmonicista che suonerà solo su alcuni pezzi) si presenta sul palco poco dopo le 21.30 con un look che ormai è il suo trademark: t-shirt grigia, jeans scuri e il suo Fender Precision Bass, con il quale ha inciso le linee ritmiche di alcuni dei più importanti classici del pop degli ultimi quarant’anni. Come annunciato dall’organizzazione, rigidissima all’inverosimile, le prime note sul palco le ha suonate John Sumner, un manciata di mesi quando il padre scalava il successo con i Police, è un rock che preannuncia il duetto con papà Sting, e che invita il pubblico a prepararsi per una performance coinvolgente. Ed è così infatti. La storia dei Police, tutta la strada che da solista Gordon Matthew Thomas Sumner ha compiuto insegnando al mondo come coniugare contaminazione e pop, come convertire il punk in una spinta globale, come fare del successo uno strumento di impegno sociale, scorre lì davanti agli occhi e ai corpi di tutti. Il suo “57th & 9th World Tour”, è rock quanto basta, l’impatto costruito da suo chitarrista “di fiducia” Dominic Miller, Josh Freese alla batteria e Ruful Miller alla chitarra, più che misurato è equilibrato, preciso, netto.

La perfezione, innanzitutto, sembra essere la parola d’ordine. E la musica di Sting è assoluta. Il pubblico ci mette poco a farsi prendere, canta, segue, invoca, urla, si commuove, ci si guarda intorno, è divertente. Il concerto di Cividale Del Friuli è stato un vero e proprio evento rock, nel quale viene dato ampio spazio al catalogo dei Police e al suo repertorio solista più elettrico, mettendo da parte le sperimentazioni che hanno caratterizzato un’importante parentesi della sua carriera e relegando le ballad ad una breve parentesi. Sin dalle prime note di quella “Synchronicity II” suonata in apertura si è capito dove lo show sarebbe andato a parare: suoni perfetti, band solida e una qualità che solo i primi della classe possono garantire. Sting è in uno stato di forma clamorosa, e non solo perché suonerà quasi tutto il concerto indossando la sola maglietta già citata: l’artista britannico non dimostra i 64 anni anagrafici, avendo un fisico asciutto e tonico che molti ventenni si sognano, risultato di uno stile di vita sano che lo ha portato ad essere negli anni ad essere uno dei più noti vip vegetariani. Come musicista ciò che si è visto al Mittelfest è pura magia: Sting è praticamente perfetto.

Musicalmente le sue linee di basso si legano a meraviglia con le trame di batteria del turnista Josh Freese, professionista noto per i suoi trascorsi con svariate band (ha suonato con Paramore, Nine Inch Nails e Guns N Roses) che adatta il suo stile di batteria ai vari pezzi, al punto di emulare lo stile di Steward Copeland nei pezzi dei Police. La vera sorpresa è però la voce, identica a quanto registrato su disco e in alcuni punti protagonista di momenti da pelle d’oca, come l’acuto che ha chiuso la canzone “Mad About You”. Come già detto prima, il tour di supporto all’ultima fatica “57th & 9th” è un concerto rock i cui ritmi rallentano solo nella parte centrale, caratterizzata dal trittico “Mad About You”, “Fields of Gold” e “Shape of My Heart”, e alcuni altri episodi sparsi come “Desert Rose” e la conclusiva “Fragile”. Per il resto è un trionfo di chitarre elettriche e di ritmi a levare con i quali Sting ha scritto pagine di storia con i Police.

Superfluo citare le hit suonate da quella sua parentesi di carriera (ci sono praticamente tutte), della sua lunga storia solista fanno più rumore i classici mancanti (due su tutti: “Russians” e “Brand New Day”), le sorprese sono due: una “Ashes To Ashes” suonata come omaggio a David Bowie e il fatto che i brani dalla sua ultima fatica discografica si integrano perfettamente al suo repertorio, con brani come “Petrol Head” e il singolo “I Can’t Stop Thinking About You” che possono essere considerati già oggi brani immancabili in un suo show. Teniamocelo stretto, un musicista così. C’è molto dei Police, inevitabilmente, da “Synchronicity” a “Every little thng she does is magic” e poi “Message in a bottle” fino al coro collettivo di “Roxanne”. Una scaletta che si intreccia con i “suoi” successi, “If I ever lose my faith in you”, l’inossidabile “Englishman in New York” e si scherza con “Mad about you”. Non manca il tributo al Duca, con “Ashes to Ashes” in duo con John, David Bowie li avrà sentiti, padre e figlio, insieme, ancora una volta. I regali proseguono nei bis, ancora i Police di “Every breath you take” e poi Fragile, un saluto da colpo al cuore. Domani il tour continua, il Friuli la sua parte l’ha già avuta.

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