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SULL’ASFALTO

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“Cessate di uccidere i morti / Non gridate più, non gridate / Se li volete ancora udire”. Un ragazzo legge nel dehors del Bar Lino, poi alza lo sguardo: cinque metri davanti a lui ci sono sull’asfalto macchie scure, olio di scooter, che stregano l’occhio perché anche dieci anni fa quello stesso punto di piazza Alimonda si colorò. Ma di sangue. Era il 20 luglio 2001, i giorni del G8 affumicati e soffocati da una guerriglia devastante e da una repressione impazzita. Dieci anni fa in questa piazza un proiettile calibro nove – sparato da un carabiniere di leva chiuso in un Defender arenato tra bidoni di immondizie e assediato – lasciò a terra Carlo Giuliani, 23 anni, che sollevava contro il blindato un estintore. Restando in attesa di una giustizia che ancora non c’è stata oggi in questo slargo, ricordando Giuliani, si entrerà nella fase più sofferta il mese di manifestazioni dedicate al decennale da «Verso Genova 2011», arcipelago di sigle e organizzazioni. Una settimana di serpentina fra i temi svaporati nel 2001 e il film di queste strade allora abbrutite e poi rinate. Un’attesa cercando di intuire chi vincerà tra intenti di pacifismo e proclami bellicosi dell’antagonismo più duro. Ad nuova battaglia – che massacrerebbe l’anniversario – non vuol credere una città che si sentì violentata e oggi si ricorda come un meraviglioso palcoscenico tradito e infuocato da teatranti ebbri di violenza, senza copione o dai copioni feroci.

Restando in attesa di una giustizia che ancora non c’è stata  nel vuoto trasandato dei portici si ha il brivido delle immagini di allora che si sovrappongono a questo grigio e lo tingono: corpi e volti insanguinati, immobili come morti e, contrasto con quella apparente morgue a cielo aperto, una richiesta d’aiuto, un urlo con un braccio teso verso l’alto . Ora è celebrazione anziché protesta diretta. Resta da vedere che cosa la ricorrenza evoca nelle frange nichiliste e quanto spazio, quanta maschera possono trovare in una folla che vuole voce e non fiamme e sangue. Se l’archivio di cristallo ha un perdono non ancora elargito, è politico: se hanno promosso i condannati, per il Governo non hanno commesso errori, hanno obbedito al meglio. Restando in attesa di una giustizia che ancora non c’è stata  in piazza Alimonda, a sera, Elias ascolta e legge dal terzo dei suoi libri. Giovanni Testori: « In attesa di giustizia sediamoci come se fosse una sera uguale alle altre».

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