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TERAMANI: ARTIGIANI DEL BENE COMUNE

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Da teramano che trascorre lunghi periodi fuori città, la prima cosa che noto quando torno è la sporcizia, perfino in centro, ai tigli, in piazza Nassyria,in luoghi dove veramente viene violentato il diritto di ciascuno di noi. Sporcizia che, temo, in città esisteva da prima che l’attuale Sindaco fosse eletto sindaco. Su cui ho già scritto. I teramani che mettono foto sui social, denunciano, protestano sembrano volermi dire: “E’ vero, ma oggi è peggio di prima” e questo pure è vero, e ne so il motivo: è micro-politico, e tira in ballo il comportamento del singolo cittadino. Mi riferisco al cittadino di via Della Monica che ha un cane, e lo porta a defecare sul marciapiede senza poi raccoglierne gli escrementi e gettarli nel contenitore dell’umido, come succede in tutte le altre città. Mi riferisco al cittadino che ha preso le bici del bike sharing.

Nel senso letterale: le ha prese, le ha smontate e si è rivenduto i pezzi per pochi euro, affossando così un servizio che nel resto del mondo (anche non occidentale) prospera. Mi riferisco al cittadino che fuma, e poi getta il mozzicone di cicca per terra, anziché spegnerlo nelle apposite ceneriere. Con l’aggravante che se a terra il pavimento di corso San Cerulli magari il filtro s’insinua fra un cubetto e l’altro e rimane là .Mi riferisco al cittadino giovane, con la gomma in bocca. Fino a che non la sputa sul marciapiede, dove rimarrà anch’ella in saeculasaeculorum, a meno che un assai pio netturbino passi con una sostanza chimica e un raschietto gomma per gomma. Mi riferisco alla cittadina, magari di una certa età, che va nelle aiuole del giardino di Porta Madonna a sradicare i fiori, e che se le dici qualcosa ti risponde: “queste non sono di nessuno!”Mi riferisco al cittadino che produce immondizia e non si cura di differenziarla. Mi riferisco al cittadino amante della musica. E soprattutto del suo clacson, che suona come sfogatoio delle sue frustrazioni quotidiane. Mi riferisco al cittadino che si lamenta del traffico, salvo poi portare i figli fin dentro l’aula e parcheggiare sempre in doppia fila . 

Come immaginate, potrei continuare a lungo. Se questi e altri mille comportamenti non sono affrontati a livello micro, possiamo fare sindaco anche Churchill redivivo, ma la situazione non migliorerà. E’ necessaria dunque una azione per tornare a far amare la città. Solo chi ama rispetta. E ogni città necessita di rispettoper i luoghi pubblici, senza insozzarli. Muoversi con disciplina nel traffico. Accorgersi dei più deboli. Partecipare alla vita pubblica. L’amore per una città non è retorica, è la somma di cose fatte o non fatte.Ma in che cosa consistel’amore per una città? È un sentimento reale o siamo finiti nella palude della retorica? Dove si esprime questo amore, in termini concreti, sulla base di un fare e non solo enunciare? Come tutti gli amori, anche quello per una città, la propria città, va coltivato, perseguito, ricercato. Deve riscaldare il cuore, altrimenti restiamo schiacciati sotto il peso dell’indifferenza.Papa Francesco ha usato una bella espressione, a proposito dei cittadini che amano la loro città e lo dimostrano ogni giorno:“Sono artigiani del bene comune”ha detto. Artigiani, in quanto impegnati a fare cose con quella cura che si richiede appunto nei lavori artigianali; del bene comune, in quanto la città è sempre una comunità, un Noi e non una somma demografica di Io. E il Noi funziona se alla base si sente l’esigenza del bene comune.

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