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TERAMO NON E’ IMMUNE

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Le società democratiche, prima ancora che su un set di norme condivise, sono basate su relazioni fiduciarie. Gli “stati generali” sono stati un fallimento perché la gente pensa che sia stato tutto, solo, un parlarsi addosso, di persone che non hanno un cazzo di pensiero uno. Vestiti di lino, cravatte firmate,  trucco e parrucco da gente  che conosce bene gli anfratti di quell’angolo di Roma.  Tutti paraculi, presidenti, lecchini, segretari, tutte persone con il culo parato. Che ignorano la realtà, quella vera, quella di chi ha i problemi veri, non le puttanate di di vive di bla bla bla. Come in una comunità, in una città, in un gruppo, in una famiglia, prima delle leggi, regole, punizioni, pene, minacce, multe, contano le norme condivise. E sono basate sempre su relazioni fiduciarie.

Tutto il resto è fuffa.  Una regola, una legge, una punizione, di per sé stessa non basta a convincere. Può piegare per un giorno, può obbligare per una settimana. Ma non basta a cambiare uno stato di cose. Soprattutto con i giovani. Ottenere una condivisione ad un progetto richiede un’adesione collettiva. Ogni successo, ogni incertezza, soprattutto ogni fallimento che abbiamo vissuto o vivremo in queste settimane di pandemia, sarà decodificabile attraverso una simile lente fiduciaria. Proviamo ad osservare le cronache di questi giorni attraverso un simili filtro e troveremo molti elementi di concreta preoccupazione. L’esempio forse più eclatante è la vicenda della famosa app per il contacttracing denominata “Immuni” . 

I dati di ieri 2 giugno dicono che è stata scaricata solo da 3,3 milioni di telefonini. E 3 milioni di download non sono – come si cercherà di lasciar intendere – un dato positivo per l’app di tracciamento Immuni. Ne mancano ancora 32 milioni perché il sistema possa diventare davvero efficiente ed essere “ancora all’inizio” . Non è una scusa: è proprio questo il momento in cui un’app racimola il numero più alto di download. Se non ora, quando? Se Immuni, l’applicazione per il tracciamento dei contatti, non viene scaricata adesso dagli utenti italiani, quando lo sarà? Attualmente l’app ha raggiunto i 3,3 milioni di download, un dato che la ministra dell’Innovazione Paola Pisano indica come positivo, ma che è ancora molto lontano da quello che garantirebbe a Immuni una vera efficacia. Per questo obiettivo si parla di una copertura pari al 60% degli italiani, circa 36 milioni di persone. Ne mancano 32 milioni.

Tanti, soprattutto visto che il boom di download di un’applicazione si ha durante i primi giorni di lancio anche in Abruzzo dal 15 giugno, quando Immuni ha raggiunto poco meno di 2 milioni di download, per poi salire lentamente, troppo lentamente, verso i 3. Il Governo, invece di chiedersi il perché si sta sperticando per provare a parlare di “successo”. E così facendo ne decreta l’insuccesso. Il fallimento. E questo ovviamente non è un bene. Anzi è un male. Ma la colpa è degli stessi che hanno voluto – e speso soldi pubblici – questa “app”. Le polemiche eimprecisioni, le negligenze e i dubbi, le bugie, le prese di posizione da parte dei soggetti più vari, le dichiarazioni di schieramento da una parte o dall’altra fanno di Immuni un interessante caso di studio di “collasso fiduciario”. Critici e sostenitori, politici ed esperti, informatici e giuristi, da oltre un mese si affrontano preventivamente su quali dovranno essere le caratteristiche di una simile applicazione.

Ognuna di queste dissertazioni ottiene, a ben vedere, il medesimo effetto: intacca, millimetro dopo millimetro, come fosse il cucchiaio dell’ergastolano che incide la parete della cella, il rapporto fiduciario che nelle democrazie rende possibili le scelte di interesse collettivo. Poco importa che le critiche siano puntuali o assurde, che i soggetti dichiaranti siano competenti o perfetti ignoranti in cerca di visibilità, politici incaricati di leggere un documento del quale non comprendono il senso o cattedratici prestigiosi che – come si addice alla loro reputazione – “avrebbero fatto diversamente”; il punto rilevante, dentro un contesto di oggettiva enorme difficoltà, è che in una classe dirigente nella quale dominano il sospetto e la scarsa considerazione per l’altro, il punto di sintesi fra posizioni divergenti sarà impossibile da trovare. E l’interesse collettivo finirà travolto da superficialità di pensiero o, al contrario, da dissertazioni accademiche raffinate quanto inutili. Come sarà possibile allora mettere assieme desideri elementari di lotta al coronavirus evitando rischi che non desideriamo correre, compreso quelli sulla privacy dei cittadini? La risposta è apparentemente semplice: fidandosi della classe dirigente.

Scommettendo sulle sue competenze e, soprattutto, sulle sue aspirazioni democratiche così simili alle nostre. Se questo non risulterà possibile, e francamente osservando la caratura dei soggetti in campo qualche dubbio al riguardo ogni tanto sembrerebbe più che lecito, Immuni sarà quello che si appresta ad essere, vale a dire un piccolo topolino di inutilità circondato da tonnellate di parole bellissime, terribili e inutili. Che sono, le parole senza i fatti, il nostro vanto nazionale fin dalla notte dei tempi.

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