TERAMO : NON E’ UN PAESE PER VECCHI

TERAMO : NON E’ UN PAESE PER VECCHI

Finito il tempo della bontà e della compassione. Quando Sergio Coen Di Giuseppe capitò di leggere la multa fatta all’anziana madre di 85 anni dallo sceriffo controllore Corman Baltur Mc Carthy , accarezzando la madre per tranquillizzarla Le disse “Cara mammina, stai tranquilla, stai serena…io la multa di 37 eurila pago… ma prima gli ropplucul a so….” . E giù madonne fin quando la povera madonnina, innocente,  da li vicino non si recò al Bar Saten per chiedergli di smettere “mo te li ding  j’ mbè che ti so fatt’. Se cullù non capisce la differenza tra applicazione della legge e una legge morale superiore che preserva le persone fragili ”. In effetti la nonnina avrebbe potuto prendere il computer, prendere la carta di credito andare sul sito Baltur e fare il biglietto elettronico. Che costa più che a Roma. Certo avrebbe potuto.

Peccato che sul sito non funziona. L’abbonamento è scaduto – e nessuno lo rimborso – . Secondo me lo sceriffo controllore due domande se le sarebbe potute fare. Ma mica è pagato per pensare. E poi diciamolo, questo mica è il solo episodio di poca attenzione per gli anziani, i deboli, le persone in difficoltà. In effetti, a guardare bene, nonostante l’impegno di Giovanni Brolin, di materiale per i fratelli Coen per fare a Teramo il remake del 4 volte oscar “Non è un paese per vecchi” ne troverebbero un bel po’. “Non è un paese per vecchi” si apre con un monologo leggendario dello sceriffo controllore, il quale non sembra più riconoscere il mondo in cui vive, perché pregno di una malvagità ingiustificata. 

Un monologo che ci disegna un uomo soddisfatto nel far piangere una persona anziana, senza rimorso. Bastano poco più di 2 minuti , e poche parole, per capire che, qui, siamo di fronte a qualcosa di gigantesco: la violenza, la brutalità, ma soprattutto il male , associato all’essere umano, anche in una piccola realtà come Teramo. La Teramo dietro la storia di una semplice multa è una terra di frontiera, un pò western e un po’ nostalgica, una città ferita nei valori, con una società incattivita, priva di virtù e scrupoli morali. Tra concorsi falsi per dove dei titoli, capacità, esperienze viene fatto strame, e con le lauree ci si puliscono il culo. Tanto  per il popolo pecorone ricomincia il campionato, e prolungano la Durso. 

Nel film potremmo mettere i trasferimenti di cattedre dove si gioca una guerra tra falsi sorrisi e lunghi coltelli, che tutti conoscono ma di cui nessuno parla. Tanto un  magistrato  che va a vedere le carte non c’è. Magari chiediamo a Palamara, lui saprebbe come fare. E per finire ? E dai su non è difficile ? Tra gli insensibili chi è la più insensibile ? Chi se ne frega alla grandissima se una persona è anziana, sola, in difficoltà o disabile, e pensa solo a fare profitti. Chi pretende che un anziano, spesso solo, sappia riconoscere tra i 14 tipi di carta che trovo sulla pagina del Ministero. Chi è secondo voi quella società che pur essendo in minoranza comanda ? Qual è secondo voi la società che dovrebbe chiedere scusa ai cittadini per come è tenuto l’ambiente in città e , invece, fa la voce grossa, minacciando multe e addirittura di interruzione di pubblico servizio.

Avete visto che l’avete capito senza scriverlo. In questo film il controllore sceriffo cii regala un memorabile personaggio, cattivo e terribilmente spietato. E quando il cinema ha gli ingredienti per diventare leggenda, si moltiplicano le imitazioni, i tagli, le aggiunte. Vedrete che presto qualcos’altro accadrà. Quando il senso di giustizia è perduto: “Cominciano i guai quando non si rispettano i vecchi, e la fine è vicina” dice lo sceriffo Gianguì Barden. Poi però , come nel film, non interviene. E’ tornato buono. Ha fatto anche pace con Maurice , l’uomo che ha rischiato di distruggere la città. E per questo viene premiato. Grazie sceriffo controllore. Grazie a Lei abbiamo vissuto un racconto esistenzialista, violento, il cinema d’autore nella sua migliore versione è un regalo con il quale si è intrattenuto tutto il “Saten” ieri. E lo farà anche oggi, sono sicuro. Fare una multa ad una nonnina anziana che poi si sente male è una manovra promozionale che merita un premio. Mentre un tipo offende un disabile  (e 58 commenti  sul mio pezzo di ieri lo dipingono come merita)  , mentre si fanno piangere le vecchiette, dentro il nostro film della vita tutti noi siamo alla disperata ricerca di un briciolo di bontà, di umanità, che possa ricordarci che non tutto è perduto. 

Ogni volta che ci penso rimango senza parole. Un film di una città senza dialogo, nichilista, tetro, dove molti distruggono e pochi cercano di costruire, è un brutto film. Un film dove tutti si schierano con il potere corrotto , e pochi con la verità, è un brutto film. Però, ogni volta, penso  che in fondo, possa valere ancora la pena combattere per questo mondo. Un mondo in mano agli agenti del caos – direbbe Joker – dove trovano spazio i folli, dove i buoni sono in estinzione, è un film che non mi piace. Ma continuo a pensare che in questa piccola comunità è nascosto un messaggio di speranza, degno di un film epocale.

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