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THE PINK FLOYD EXIBITION A ROMA

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Finalmente oggi si può dire e dare gioia a centinaia di migliaia di fans: la mostra The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, che nei mesi scorsi ha richiamato 450.000 spettatori al Victoria and Albert Museum di Londra, sarà ospitata al Macro di Roma dal 19 gennaio fino al 29 aprile 2018. Anche se ho già chiesto una proroga almeno fino al 10 maggio. The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains sarà un’inebriante esperienza multisensoriale che farà rivivere, attraverso memorabili materiali audio e video, rarità e immagini cult, cinquant’anni di storia non solo della band, ma anche del costume e della musica inglese, di cui i Floyd sono una delle architravi. L’esposizione, la più completa mai organizzata finora, è una suggestiva celebrazione multensensoriale del lascito floydiano, che nel corso degli anni non ha mai abdicato alle sue ambizioni artistiche, rinnovandosi album dopo album. Tutto, in questo mostra, è definitivo e maestoso. Uno scrigno dei desideri, con tanto di vinili e singoli riproposti come se fosse possibile tornare ancora indietro a quegli anni. Molte rarità sono note ai floydiani di stretta osservanza, ora grazie a bootleg e ora tramite lo spaccio sotterraneo di capolavori tra fan, ma nulla era mai stato visto con questa ricchezza. Con questa qualità. Con questa bellezza.

Gli anni dal 1965 al 1972 sono quelli in cui i Pink Floyd nascono, crescono e diventano pienamente i Pink Floyd. La mostra si ferma un attimo prima che tutto cambi, quando il successo di Dark Side Of The Moon sarà per loro tanto enorme quanto devastante. Secondo una teoria che piace assai ai feticisti della nicchia, i Pink Floyd muoiono quando il loro fondatore Syd Barrett impazzisce, (anzitutto) per la schizofrenia e (poi) per gli acidi. E’ una delle più grandi sciocchezze nella storia della musica. Come ha più volte riassunto la divinità Roger Waters, Syd scoprì le galline dalle uova d’oro e senza di lui nulla ci sarebbe probabilmente stato. I suoi meriti sono immensi, come immenso è il rimpianto per un talento (potenzialmente illimitato) troppo presto evaporato. Al tempo stesso, Barrett ha realizzato “soltanto” The Piper At The Gates of Dawn, il primo album effettivo della band. Già dalla fine del 1967 non era più lui, al punto che Roger, Richard Wright e Nick Mason dovettero chiamare David Gilmour. Tutto quello che resterà nella storia – ed è una mole sconfinata di epifanie e intuizioni – è stato creato senza Syd. Questa mostra lo conferma. Il materiale di musica e filmati ammalia, commuove e quasi sconcerta. Com’è stato possibile generare così tanta perfezione? L’incanto è continuo. I Pink Floyd sono stati coinvolti in prima persona nella scelta e nell’allestimento della mostra, i cui biglietti sono già in vendita. ( biglietti open 22 €, biglietto giornaliero 20 €).

La mostra raccoglie oltre 350 oggetti correlati alla band: strumenti, attrezzatura, disegni e bozzetti originali, testi scritti a mano, appunti, poster psichedelici, dipinti e porzioni di scenografie. Del resto, la band inglese è stata la prima ad aver dato vita a mastodontiche rappresentazioni multimediali della propria musica in spettacoli d’avanguardia nei quali la componente visiva è complementare a quella sonora. La storia della band è raccontata in maniera cronologica, dagli esordi alla metà degli anni Sessanta, guidati dal genio creativo e inquieto di Syd Barrett, passando per le grandi visioni di Roger Waters degli anni Settanta fino all’ultima fase, caratterizzata dal duopolio David Gilmour-Nick Mason, che nel 2014 ha prodotto l’album The endless river. Di grande interesse l’imponente ricostruzione della Battersea Power Station, immortalata sulla copertina di Animals,il “maestro” e un pezzo di muro dell’allestimento originale di The Wall, le due mezze facce metalliche di The Division Bell. Nel 2017 si è festeggiato in tutto il mondo il cinquantennale di una delle band più influenti e innovative della storia del rock, la cui carriera discografica è iniziata nel marzo del 1967 , quando è stato pubblicato Arnold Layne, il primo singolo dei Pink Floyd, allora capitanati dall’inquieto talento di Syd Barret .

Nel corso di una lunghissima carriera, in cui si distinguono tre fasi, corrispondenti ad altrettante formazioni, i Pink Floyd hanno ridisegnato i confini del pop e del rock grazie alle inedite commistioni di elettronica e di musica sinfonica. La costante ricerca sonora, unita a una perfezione tecnica quasi irreale, ha dato vita a una serie di pietre miliari della musica popolare del Novecento, come Ummagumma, The dark side of the moon , Wish you were here  e The Wall. Nel 2014, a vent’anni di distanza dal precedente The Division Bell, è stato pubblicato il loro ultimo album The endless river . Il disco, pur non essendo ai livelli dei capolavori dei Pink Floyd, è il degno epitaffio di una storia lunga quasi cinquant’anni, che ha regalato non solo alcuni dei migliori album rock mai realizzati, ma vere e proprie opere d’arte da tramandare di padre in figlio.Un fiume di note senza fine, al quale torniamo sempre volentieri per dissetarci. Leo Nodari © Riproduzione Riservata 

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