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TORNA DE GREGORI in VIVAVOCE

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Negli ultimi anni Francesco De Gregori ha preferito riscoprire l’intimità e l’essenzialità dei piccoli locali e dei teatri, esibendosi davanti ad un pubblico ristretto proponendo spettacoli scarni, come nella sua natura. Per promuovere dal vivo la sua ultima fatica discografica, l’album “Vivavoce” (doppio disco di platino per le oltre 100.000 copie vendute) il cantautore romano ha deciso però di tornare ad esibirsi di fronte alle grandi platee dei palasport; partendo ieri sera dal PalaLottomatica di Roma, (trentaquattro concerti ad oggi confermati) Il Principe Francesco presenterà dal vivo nei palazzetti dello sport e nei teatri di tutta la Penisola la sua ultima mossa (che lo ha visto rivisitare con nuovi arrangiamenti ventotto brani tratti dal suo repertorio). In questa sua nuova avventura, il cantautore è affiancato da una “bella banda” (come ama definirla lui): accanto ai collaboratori di vecchia data, tra i quali il bassista Guido Guglielminetti e la violinista Elena Cirillo, troviamo Giorgio Tebaldi al trombone, Giancarlo Romani alla tromba e Stefano Ribeca al sax. I brani, alcuni tratti dalla tracklist di “Vivavoce”, altri pescati qui e là dai venti album in studio pubblicati da De Gregori nel corso dei suoi oltre quarant’anni di carriera; ci sono i grandi successi, come “Generale”, “La leva calcistica classe ’68”, “Alice”, “La donna cannone” e “Rimmel” (questi ultimi tre proposti durante il bis), accolti dal pubblico con entusiastiche ovazioni, ma ci sono anche canzoni meno note del repertorio del cantautore, che ha voluto recuperarle, come nel caso di “Cose”, “La testa nel secchio” e “Mayday”: una scaletta molto ricca e molto varia. fedele a quella che è la scaletta di ‘Vivavoce’, un disco che nasce già con l’idea di inserire certi pezzi piuttosto che altri spiega De Gregori al termine del concerto, nei camerini del palasport romano.

“Posso regalare al pubblico quello che si aspetta, e in questo senso non posso non eseguire canzoni come ‘Rimmel’, ‘La donna cannone’ e ‘Generale’, perché è giusto che la gente le possa ascoltare dal vivo; però, al tempo stesso, avverto l’esigenza di decidere cosa dire, cosa trasmettere, anche in maniera piuttosto spontanea. Devo dividere tra la parte che comando io e quello che vuole invece il pubblico. Non è un atteggiamento arrogante, il mio, ma semplicemente onesto. Mi ha emozionato molto ‘La ragazza e la miniera’, proposta con Ambrogio Sparagna. Mi emoziono anche sulle note delle canzoni che fanno commuovere gli altri, come ‘La donna cannone'”. “Questo non vuol dire che scoppio a piangere sul palco”, scherza poi il cantautore, “Ma che sento vibrare qualcosa dentro me. A volte un semplice accordo può suscitare in me grandi emozioni. E sì, nonostante tutto riesco ancora ad emozionarmi”. Assistendo al concerto si ha come l’impressione che Francesco De Gregori e i suoi musicisti agiscano sul palco come in una scatola del tempo, un Universo a parte dove il tempo si è fermato, come in un bel quadro di fine Ottocento. E tutti si fermano a guardare, curiosi, come in una mostra: quello proposto dal cantautore è uno spettacolo scarno, povero, essenziale, dove quello che conta sono i piccoli dettagli, le atmosfere evocate dalle note e dalle parole.

De Gregori lavora per colori, per suggestioni: in due ore e mezza di concerto si susseguono quadri impressionisti (“Belle époque”, un brano dalle atmosfere gitane, con le note che arrivano come pennellate date per tocchi veloci e rapidi, per picchiettature), fotografie di una nazione “che resiste” (“Viva l’Italia”, che il cantautore presenta al pubblico con queste parole: “Spesso mi chiedono: ‘Ma tu la riscriveresti questa canzone oggi?’. Non so che dire, troverei stupido scrivere due volte la stessa canzone. Mi piace cantarla così com’è, e mi piace cantarla adesso”), affreschi di Art Nouveau (“Titanic”), un dipinto a metà strada tra il simbolismo e l’espressionismo, dalle tinte più mitigate (“Guarda che non sono io”, impreziosita dalla presenza della tromba, del trombone e del sax). A livello di sonorità, il concerto è costruito su tre filoni principali: uno più folk, popular (con violino, armonica e chitarra a vestire i panni di protagonisti degli arrangiamenti: si va da “Finestre rotte”, con cui De Gregori apre il concerto, a “Buonanotte fiorellino”, passando per “Niente da capire”, “Un guanto”, “Sotto le stelle del Messico a trapanàr”, quest’ultima proposta insieme ad un divertito Ambrogio Sparagna all’organetto), uno più rock (con la batteria e la chitarra elettrica a fare da sfondo agli arrangiamenti dei brani, che vanno da “Il panorama di Betlemme” a “Vai in Africa, Celestino”, passando per “Il canto delle sirene”, “Per le strade di Roma” e “Il futuro”, riadattamento in lingua italiana del brano di Leonard Cohen), uno più intimista (dalle atmosfere più acustiche: in questa chiave vengono proposte “Bellamore”, “Guarda che non sono io” e “Alice”, eseguita nel nuovo arrangiamento comprendente le sole chitarre).

In chiusura di concerto arriva la cover di “Can’t help falling in love with you”, brano originariamente interpretato da Elvis Presley (non si tratta, però, di un’assoluta novità, dal momento in cui il brano viene proposto ormai da anni da De Gregori in occasione dei suoi concerti): “E’ bello dare al pubblico qualcosa che gli piace e che non si aspetta”, dichiara nell’incontro con i giornalisti, al termine del live, il cantautore. Che poi, parlando della sua versione di “The future” di Cohen, dice: “Il significato del testo è terribile. E’ una canzone che è stata scritta venticinque anni fa e che parla di cose che si sono rivelate essere vicine alla realtà di oggi. Io mi sono semplicemente limitato a tradurre, in maniera fedele all’originale, il testo”. Il discorso si allarga poi ai suoi rapporti con la musica d’oltreoceano, in particolar modo ai suoi “incontri” con Bob Dylan (il prossimo 1° luglio, lo ricordiamo, il cantautore romano si esibirà sul palco del Lucca Summer Festival nel set che anticiperà il concerto delbardo di Duluth): “Sono fiero di vedere il mio nome presente nel cartellone in cui compare anche il suo nome. Dylan, per me, rappresenta un mondo intenso e importante.

E sono felicissimo che questo incontro avvenga”, spiega a Rockol De Gregori, “In passato ho tradotto diverse canzoni di Dylan, da ‘Desolation row’ a ‘Series of dreams’, passando per ‘I shall be relased’ e ‘If you see her, say hello’, che Dylan scelse per la colonna sonora di ‘Masked and anonymous’. Il mio è semplicemente un lavoro di traduttore. Se è vero che prossimamente uscirà un mio disco di cover di Bob Dylan? No, per ora penso a ‘Vivavoce’ e a questo tour”. Per celebrare i quarant’anni trascorsi dalla pubblicazione di “Rimmel”, il 22 settembre prossimo Francesco De Gregori sarà protagonista di un concerto-evento, “Rimmel2015”, che – nella cornice dell’Arena di Verona – lo vedrà suonare integralmente il suo terzo album in studio. Ospiti della serata saranno alcuni amici e colleghi del cantautore, che si alterneranno sul palco per interpretare con lui le canzoni contenute all’interno di “Rimmel” (i primi nomi confermati sono quelli di Malika Ayane, Caparezza, Elisa, Fedez e Ambrogio Sparagna): “‘Rimmel si piazzò dentro le case degli italiani e ancora oggi la gente si ricorda di me per via di quella canzone. Non so spiegarmi bene il successo che riscosse: probabilmente fu anche per via del testo, scritto in un linguaggio che non era adagiato a quelli che erano i testi della musica mainstream di quegli anni.

‘Rimmel’ arrivò al momento giusto: mi fa piacere che abbia resistito al tempo”, racconta in merito all’album il cantautore, “Il concerto all’Arena di Verona sarà la festa di compleanno per i quarant’anni trascorsi dall’uscita di questo disco. Ho pensato che l’Arena fosse il posto più adatto per celebrare questa festa e ho voluto chiamare anche alcuni amici, che non sono necessariamente i parenti (ovvero artisti collegati direttamente al mio modo di fare musica), che stimo, che mi stimano e che solo apparentemente si pongono lontani dal mio genere, come nel caso di Fedez e di Caparezza”. Tra gli ultimi progetti di Francesco De Gregori, in ordine cronologico, c’è anche l’audiolibro “America” di Franz Kafka, letto dal cantautore: “In passato mi ero cimentato, con una certa titubanza, con la lettura di ‘Cuore di tenebra’ di Joseph Conrad; l’idea di leggere ‘America’ di Kafka è partita da me: è un libro che mi ha affascinato molto, da ragazzino, e che ha influenzato alcune delle mie canzoni”. A chi gli fa notare di essere prossimo a tagliare il traguardo dei 64 anni (li compirà il prossimo 4 aprile), De Gregori risponde: “C’è una canzone dei Beatles che si intitola ‘When I’m sixty-four’ e che è caratterizzata da una melodia felice e gioiosa: ecco, io mi rispecchio in quella musichetta. Il mio futuro sembra gradevole, mi diverte: non posso chiedere di più”. LEO NODARI x “SOLO MUSICA ITALIANA” ®

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