TORNA IL CALCIO. VIVA IL CALCIO

TORNA IL CALCIO. VIVA IL CALCIO

Caro calcio, ci sei mancato. Gli amanti del pallone avranno modo di divertirsi. Davanti a una tv, un tablet o uno smartphone, magari in spiaggia, sotto l’ombrellone o all’ora dell’aperitivo, sarà una grande abbuffata. Dopo la partita i tuttologi sostituiranno i virologi, quando lo spettacolo calcistico è passato, torna la dissezione, l’autopsia, l’analisi attenta degli accadimenti. E’ rigore ? E’ fallo ?L’arbitro è cornuto ? Dopo il confinamento dorato gli dei in terra torneranno a calcare le arene. Risvegliare le passioni. Cancellare ogni dolore. Ma poi ci sono anche gli invisibili: un esercito, quello che manda avanti il calcio restando dietro le quinte e che teme di rimanerci definitivamente, senza più lavoro e stipendio.

Il calcio fermo, in Italia, non è stato soltanto lo svago popolare perduto, il bar sport e le discussioni interminabili sul 4-3-3 o il 3-5- per chi non ha niente da fare. Ecco, ci siamo: il pallone ricomincia a rotolare in tempo per chiudere la stagione. Anche se praticarlo senza pubblico è quasi inutile e annullante.  Tutti gli altri sport, Olimpiadi comprese, si sono fermati per scelta, il pallone lo ha fatto per forza. E continua a recitare la parte dell’irriducibile, forte di un ruolo gonfiato anche se vero. Mantiene con i suoi soldi (o meglio, con i soldi di chi lo segue in Tv) tutto lo sport italiano, e per questo gode di privilegi enormi. Primo fra tutti: ha un ministero sopra di sé, l’unico però che non decide per lui, vigile ma sottomesso. E aspetta che siano i padroni della palla a dire: basta, la stagione riprenderà.

Il Ministro non avrebbe voluto. Diceva che il campionato sarebbe ripartito a settembre. Bravo: e chi gli ha assicurato che dopo l’estate la pandemia si sarà esaurita? Ha un virologo personale? O si affida a un astrologo? Chi pensa di poter ritrovare economicamente vivo a settembre? Quante squadre? Per quali campionati? Quali televisioni? Quali sponsor? Si rende conto di cosa significhi tenere ferma la macchina-atleta per tre, quattro mesi? Chi ascolta, il signor Spadafora? Chi gli suggerisce le battute? Ha uno o più autori? E perché non ha mai preso in considerazione il fatto che con il virus dovremo cominciare a convivere cercando di limitare i danni? Per caso, ha chiesto al ministro dell’Economia Gualtieri di stabilire un ridicolo contributo di 600 euro a testa alle centinaia di migliaia di italiani che lavorano nello sport e alle loro famiglie? Un ministro dello sport come si deve telefona il primo giorno a Gravina e Dal Pino per garantire il massimo sostegno.

Un ministro dello sport come si deve accetta il confronto usando la lingua dello sport e della gente, collabora con il Premier, non lo smentisce per ben due volte: non a caso l’hanno soprannominato il Revisore di Conte. Un ministro dello sport come si deve non si augura – insisto – che la maggioranza delle società possa chiedere di non giocare. Affermazione gravissima: un ministro del governo come si deve sa distinguere l’opinione disinteressata da quella interessata. Il ministro dello sport è un’istituzione che sviluppa temi e affronta problematiche nelle sedi opportune. Che non sono le televisioni. Di politici che vanno in televisione e di mancate soluzioni ne abbiamo piene le scatole.

Al ministro Spadafora non dovrebbe essere sfuggito che il calcio non è Ronaldo prossimo al raggiungimento del miliardo di dollari: il calcio sono gli 800 dipendenti dello stadio Olimpico in cassa integrazione, le migliaia di dipendenti degli altri impianti e nei centri sportivi che si trovano nelle stesse condizioni; il calcio sono i magazzinieri, i massaggiatori, gli autisti, i custodi, gli impiegati, i giardinieri, gli uscieri, gli addetti stampa che portano a casa la pagnotta anche grazie a Ronaldo, il quale non ha nemmeno tanta voglia di tornare a giocare preferendo all’erba verde il mare blu sul suo nuovo barchino da 10 milioni di euro. Il calcio sono i giornalisti e il personale di televisioni, radio e quotidiani sportivi verdi, bianchi e rosa che senza il pallone, né la pubblicità che ne deriva, rischiano di dover restare a casa non per tre mesi ma forever and ever.

Lo sport sono tutti coloro che con lo sport vivono e sono senza lavoro, e potrei continuare all’infinito. Ecco, a tutta questa gente il signor Spadafora doveva garantire un sostegno morale oltre che economico, impegnandosi con tutto se stesso per trovare soluzioni A e B, ma anche C, per la sopravvivenza. Il ministro dello sport è soprattutto una figura istituzionale che non esisteva quando lo sport italiano era bello, grande e potente nel mondo. E si rimpiange tanto più la sua assenza di ieri quanto più ci sgomenta la sua presenza di oggi. Dubito che Vincenzo Spadafora passerà alla storia di questa Repubblica. Ma ci chiediamo se abbia intenzione di farlo come colui che spezzò le reni agli arroganti del calcio, liberando gli italiani dalla tentazione di distrarsi dai lutti e dalla sofferenza di una nazione intera. Ma il calcio è più forte. Torna il calcio, viva il calcio. Questione di ore, sarà fortunatamente inevitabile. Fatevi tutti da parte. Basta spesa. Basta passeggiate. Basta libri. Il calcio continuerà a essere la cosa più importante delle cose meno importanti: ieri è stato scritto che, se non si fosse fermato il campionato, molti italiani non si sarebbero nemmeno accorti che c’era la pandemia. 

Come è stato detto che non si tornerà veramente alla normalità fino a quando non riapriranno gli stadi, perchè il pallone è l’unica religione che bestemmia in campo e non ha atei. Ma un conto è pensarlo, e un altro accettarlo come dogma: dover considerare come prioritari i conti disastrati del calcio mentre intorno a noi c’è uno scenario di economia di guerra è abbastanza fuorviante. Lo dico da appassionato storico: è senza ombra di dubbio il gioco più bello del mondo. Ma se davvero, come si sente ripetere spesso, serve il pallone per distrarci a qualunque costo, saremmo un popolo di idioti. Vorrei, se posso, continuare a non distrarmi. E soprattutto non sentirmi un idiota.

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