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TROVATO IL CAPRO ESPIATORIO : ENRICA PALAMARA

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“E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del funzionamento è irregolare. Non credo che ci sia nessuno che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.” La storia ci dice che nessuno si alzò. Ma nessuno ebbe il coraggio di riconoscere che si trattava di un problema politico, da risolvere politicamente. Tutti sperarono che la campana suonasse solo per Craxi. Ma le cose andarono diversamente. Il nastro a volte si riannoda. La storia si ripete. Tornano i “corvi”. Tornano i “giuda”. E’ un classico :appena la barca affonda i marinai, che festeggiavano mentre la nave andava fuori rotta, cercano di salvarsi e trascinano nel fango altra gente. Difficile incontrare uno con le palle che ti dica la verità vera. Tutti che ti vogliono raccontare la loro verità. Qualcuno chiama “io non lo sapevo”.

Qualcuno scrive “io non immaginavo”. Mai che qualcuno si prenda le sue responsabilità senza fare l’infame. Poverini. E’ tutti a fare a gara per non rimanere col cerino in mano. E’ un classico. Dai tempi dei tempi : serve il capro espiatorio.  E’ un classico. “I serpenti cominciano a mordersi tra loro” dice Gene Hackman a Willem Defoe nel film “Mississippi Burning”. I consiglieri, tutti fiori di giglio, come potevano immaginare. Ma un accordo si trova certamente basta trovare un capro e rifarsi il trucco. Tutti fiori di giglio. Mentre Lucky Luciano come sempre gioca la sua partita da solo, e usa il nome spendibile di Luciano D’Amico, mentre in realtà lavora per un commissario a lui gradito per entrare a Teramo in previsione della battaglia contro D’Alberto, da quello che si sente, da quello che emerge “e non è tutto” è oramai lapalissiano chela governance della Fondazione è come l’Anm, va sciolta. Non è più possibile riformarla, perché è totalmente delegittimata. Non basterà espellere Enrica Palamara per rifarsi il trucco. Se la dottoressa Enrica Palamaravuol essere coerente con quello che scrive nel suo comunicato (con altri 4 consiglieri) potrebbe vuotare il sacco sul sistema. Fare i nomi e cognomi di chi faceva ricatti e pressioni. Di chi chiedeva costose assicurazioni.

Potrebbe fare i nomi di chi è coinvolto nel marciume. Rispondere con chiarezza alle domande che emergono e alle carte che vengono fatte circolare. Non solo dai suoi vecchi amici -che l’hanno messa dove si è seduta- ma anche da chi oggi trova “imbarazzante” trovarsi dalla stessa parte. Lo dico per il suo bene. Ma lei sa meglio di me qual è il suo bene e interesse. Il fatto è che alcuni consiglieri della Fondazione scrivono “abbiamo sempre operato nella massima correttezza”. Ma dalle carte che io ho – e che hanno anche altri giornalisti e non solo – emerge un quadro che dice il contrario. Queste carte – che sono state messe in circolo ad arte  e contra persona- e per questo io non ne ho mai riportato il contenuto – dicono il contrario. Decisamente il contrario. 

Questi documenti sono veri o sono falsi ? I 5 consiglieri  diciamo di centro sinistra  scrivono di “ interpretazioni false o, nel migliore dei casi, ambigue, travisando date, cifre, ruoli” dicano alla città qual è la verità. O davvero credono che con il silenzio  “la riservatezza che implica il nostro ruolo di consiglieri di indirizzo” tuteleranno l’immagine di un Entesu cui è caduto addosso un camion di letame. Sicuramente uno dei 5 consiglieri sa, ricorderà, chi ha detto “la verità vi renderà liberi” ( Giovani 8:31) . Secondo me aveva ragione. E anche il mondo “politico”   – che si sveglia solo per tutelare  interessi personali –  parla di incoerenza, eccessivo numero di “presidenze”, sfrenata voglia di incarichi, irrefrenabile voglia di “esserci”. Si parla di perdite sostanziali – di soldi dei cittadini – e  incapacità gestionale. O è vero o non è vero. Tertium non datur. Le cifre sono le cifre. Si parla di sprechi. Incarichi ad architetti “romani”, avvocati “romani”, investimenti “romani” ad “amici romani,  per diventare “romani”.

 Questi incarichi “romani”, do ut des, retribuiti ci sono stati o sono stati inventati ?  Tertium non datur . O è vero o non è vero. Se il “corvo” ha spalmato solo falsità perché non dirlo. Se non sono tutte falsità questa sarebbe “la massima correttezza”. Sorvolo sui contributi alle riviste, le assenze, gli incaricucci agli amici, i contributi senza bando. Le debolezze, tentazioni, miserie, fanno parte dell’uomo. E chi può insegnare già ci ha indicato chi può “scagliare la prima pietra”. Certo non io. Il fatto è che oggi una Istituzione importate per il territorio e la nostra città è bloccata. E non possiamo permettercelo. Oggi c’è una vera e propria messa in stato d’accusa. A sentire le “voci”, i “corvi”, Enrica Palamara, faceva parte di un sistema spartitorio.Come insegna la storia,quello stesso sistema ora la condanna, spesso la insulta. Perché a torto o a ragione individua in lei l’unica responsabile di tutto il disastro. Ma deve essere chiaro che  Palamaranon ha mai agito da sola. Sarebbe troppo facile pensare questo. Il simbolo della Fondazione, che oggi scuote e imbarazza tutto il mondo della politica, non è la sola artefice della degenerazione dell’Istituto. Se c’è stata degenerazione, se ci sono stati imbrogli, se ci sono state perdite (di soldi nostri), se ci sono stati interessi personali, se insomma c’è stato questo “meccanismo infernale”, lei non è la sola ad essersi lasciata inghiottire. Se c’è stata “sete di potere”  lei non è stata la sola assetata. 

Questa vicenda ci fa prendere atto di una diffusività di comportamenti che dimostrano un modo distorto di formazione del consenso – non intorno ad idee e valori – ma sulla base di interessi strettamente individuali, su impropri rapporti tra consiglieri e Enti, sulla collusione, sul silenzio assenso, a partire dalla falsità sulle competenze di chi viene nominato e sulle qualità di chi viene sostenuto. Che venga fuori la verità, o quel palazzo Melatino rimarrà per sempre bollata come la casa dei misteri. In tanti anni (12) da presidente e consigliere deve averne viste e sentite di cose irregolari. O davvero una persona così intelligente crede che basti un comunicato per cancellare ciò che emerge da carte e fatture. O questi documenti che girano sono falsi ?Per il bene della città, per il rispetto che si deve ai dipendenti, per l’importanza che ha la Fondazione, la Palamara non dovrebbe consentire la solita solfa, il solito tarallucci e vino e accettare il ruolo di “capro”. O meglio, fare il “capro” alla Fondazione per non farlo altrove. E lasciare che, così facendo, tutti gli altri possano continuare a fare i loro comodi. Se sono stati commesse reiterate violazioni, è questo il momento di dirlo. Perché oggi  la città e la fondazione non hanno bisogno di capri espiatori.

Dobbiamo poter credere che se degli errori sono stati commessi, questi non succederanno più. Abbiamo tutti bisogno di verità. Basta con allusioni, avvertimenti, rivendicazioni. Un consigliere dice che “ognuno aveva qualcosa da chiedere, ognuno riteneva di vantare più diritti degli altri”. Bisogna dirlo. E’ questo il tempo. La città , e tutti quelli che contano sulle energie e risorse della fondazione, soprattutto i giovani e i bisognosi, hanno bisogno di tornare a credere che è possibile esaltare il merito, i valori e talenti facendo cultura, esaltando e valorizzando il nostro territorio. Abbiamo il diritto di credere che  è possibile accogliere e coordinare i bisogni reali . Abbiamo bisogno di sperare in Istituzione che siano dalla parte dei cittadini. Senza più padrini.  

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