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UN GIORNO PER LA MEMORIA… SPERANZA ANCORA LONTANA

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Ancora una volta la “giornata della memoria”. Per imparare a non dimenticare. Per ricordare i colpevoli e i giusti.  Questo lo scopo della Giornata della memoria, l’ iniziativa che su tutto il territorio nazionale torna ogni anno, il 27 gennaio, per ricordare lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti.  Ancora una volta la “giornata della memoria”. Eco sempre più fievole della tragedia che intende ricordare.  Conoscere per non dimenticare.  Lavorare sulla memoria collettiva, risvegliare le coscienze e, molto semplicemente, far conoscere  alle nuove generazioni gli orrori dell’ Olocausto.  Viviamo in tempi in cui siamo sospinti a dimenticare al pomeriggio quello che ci impongono di lodare al mattino, in tempi in cui si sospingono le coscienze nell’ ignoranza più beota e dove il razzismo trova ospitalità e viene scambiato per amico, in cui il proprio sacrosanto diritto alla vita, viene sostenuto con il rifiuto dell’ altro.  Di questi tempi, ogni aiuto a «ricordare consapevolmente» diventa preziosissimo.  Ricordare perché l’ orrore non possa ripetersi. 

L’ orrore dello sterminio sistematico e organizzato di milioni d’ esseri umani, soprattutto ebrei. La maggior parte di quelli che allora vivevano in Europa. Evento che non ha l’ eguale nella storia  La memoria della Shoah ha un significato ancora più forte per l’ Europa, dove essa si è prodotta e dalla cui tragica lezione è nata la nuova Europa unita, fondata sul rispetto della persona umana, del diritto e della libertà.  Quell’ enorme tragedia ha tuttora valore universale, perché l’ umanità non ha smesso di macchiarsi di crimini come genocidio, pulizia etnica, razzismo,  La democrazia, la giustizia, l’ amore del prossimo che ci è stato insegnato siano la nostra forza, e riflettendo sul passato, guardando a un futuro che vogliamo sia di pace e di concordia tra tutte le genti.  E’ importante ricordare lo sterminio degli ebrei, handicappati e minorati, zingari, oppositori politici, omosessuali, testimoni di Geova, malati di mente, di un intero popolo organizzato dal nazismo perché l’ orrore non possa ripetersi, perché ogni manifestazione di antisemitismo, di razzismo in tutte le sue forme venga condannata e messa al bando. 

L’ enormità di quanto accadde in quegli anni rende quel crimine quasi incredibile. Meditate che questo è stato è il monito che ci ha lasciato Primo Levi.  Ricordare i colpevoli, condannare ancora l’ ideologia razzista di coloro che furono gli strumenti e i collaboratori che resero possibili, anche in Italia, le deportazioni e non dimenticare i giusti, coloro che agirono secondo coscienza e spirito di umanità, aiuterà a far si che queste cose non accadano più.  Ricordare che ci furono anche tanti italiani, migliaia di persone, semplici cittadini, funzionari, diplomatici, militari che in ogni regione d’ Italia salvarono, a rischio della loro vita, la vita di migliaia di ebrei, italiani o stranieri aiuterà a comprendere meglio che non tutto è male.  Ma l’ infamia delle leggi razziali colpì docenti e studenti, colpevoli soltanto di avere a cuore lo studio della conoscenza e che nella vita civile erano destinati a diffondere i valori di libertà e giustizia fra i popoli.  Allora riflettere sulla Shoah come irrecuperabile fallimento della cultura europea diventa anche un aiuto a capire quanta strada ancora c’è da fare verso la civiltà.  Dopo Spinoza, Hume, Kant, Hegel, si credeva di aver trovato una chiave laica del rispetto, della dignità dovuti all’ uomo. Con la Shoah, e poi il muro in Palestina, le foibe, le stragi etniche in Rwanda, in Bosnia, i massacri di fino a Rosarno la nostra civiltà ha perso ogni controllo: questo dramma ancora non ha trovato una giusta risposta. 

Viviamo in tempi in cui siamo sospinti a dimenticare al pomeriggio quello che ci impongono di lodare al mattino, in tempi in cui si sospingono le coscienze nell’ ignoranza più beota e dove il razzismo trova ospitalità e viene scambiato per amico, in cui il proprio sacrosanto diritto alla vita, viene sostenuto con il rifiuto dell’ altro.  Di questi tempi, ogni aiuto a «ricordare consapevolmente» diventa preziosissimo.  Auschwitz deve restare un memoriale intatto alle atrocità dei nazisti. Una lezione per l’ umanità. Il razzismo strisciante vuole negare l’ Olocausto, cancellarne le prove, sogna che un giorno possa dirsi: è stata solo un’ invenzione degli Ebrei.  Vorremmo che il giorno della Memoria diventasse un rito doveroso e basta.  Purtroppo è una speranza ancora lontana.

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