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UNA STORIA DI MAFIA

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Ma non solo. 20 ANNI SONO PASSATI MA NON SAPPIAMO ANCORA LA VERITA’  . Il lavoro cominciato a Capaci, sulla strada che portava dall’aeroporto alla città, fu completato a Palermo, cinquantasette giorni dopo, in via Mariano d’Amelio. Dopo Giovanni Falcone toccò a Paolo Borsellino, anche stavolta con il carico aggiuntivo degli agenti di scorta, saltati in aria insieme all’obiettivo che avrebbero dovuto proteggere. Era scritto, e Borsellino lo sapeva bene. Per questo aveva fretta. Voleva arrivare a qualche risultato prima che gli assassini arrivassero a lui. Si capì allora, e c’è la conferma oggi, dopo le nuove indagini che hanno in parte riscritto la storia di quell’attentato. Una storia di mafia, ma non solo. Ormai sembra un modo di dire, una frase fatta, un luogo comune. Ma è così. Non è importante che siano o meno inquisiti o imputati estranei a Cosa nostra, per sostenere che con ogni probabilità qualche altro elemento entrò in gioco nella morte di Borsellino. Non ce’è bisogno di individuare “mandanti esterni” o agenti segreti infedeli che abbiano partecipato all’attentato, per capire che non è solo una storia di mafia. Basta risalire a qualche omissione o pezzo mancante per poter sostenere che nell’intreccio c’è qualche altra cosa, oltre la mafia. Capita quasi sempre, nelle storie dove il potere s’intreccia col crimine.

Colpevoli sono i criminali, ma sulla sponda del potere si scopre puntualmente che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Nella migliore delle ipotesi. Vale anche per la presunta trattativa avviata tra lo Stato e la mafia dopo Capaci (o forse addirittura prima, secondo l’ultima ipotesi della Procura di Palermo), di cui Borsellino era venuto a conoscenza. E chi era l’amico che l’aveva tradito, come hanno testimoniato i giovani “allievi” che l’incontrarono piangente e piegato da avvenimenti e preoccupazioni poche settimane prima che morisse? Perché, il giorno prima dell’attentato, disse alla moglie che ad ucciderlo non sarebbe stata soltanto la mafia? Di cosa o di chi hanno così tanta paura Napolitano e Mancino? Sono tutte domande rimaste senza risposta, che suscitano inquietudini. In cui la mafia non c’entra. Così come non c’entra nelle indagini che dopo la strage di via D’Amelio imboccarono quasi subito una falsa pista, smascherata solo dopo sedici anni da un nuovo pentito. Perché si volle chiudere tutto così in fretta, con le false confessioni di qualche falso collaboratore di giustizia? Fu solo un errore investigativo e poi giudiziario o c’era qualche diverso motivo? Comunque sia andata, dietro la morte di Paolo Borsellino e quello che s’è mosso intorno a lui prima e dopo la bomba di vent’anni fa, non ci furono solo i padrini e i loro gregari. E anche quell’eccidio è diventato uno dei grandi misteri d’Italia che hanno deviato e inquinato il corso della storia. Rimando misteri, purtroppo.

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