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UNA VERA BANCA ABRUZZESE?

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Intanto la sua gestione già ci è costata 300 milioni di soldi nostri. Ma quando era la “puttana” della città vi piaceva è vero falsoni che non siete altro. Quando andavate a chiedere e vi è sempre stato aperto che manco San Pietro apriva più facilmente, allora vi piaceva. Quando la politica nominava i dirigenti vi andava bene, basta che erano amici vostri. Quando dava i contributi alla festa della rana allora andava bene. Quando vi portavate a casa 6 agende e 20 calendari, più agendine con lo scatolone allora erano bravi. Quando finanziava calcio e basket nello stesso anno e regalavano abbonamenti pure a vostra nonna, manco fosse il monte paschi, erano fregni. Ma soprattutto quando infilavano a lavorare il vostro nipote, si proprio quello che non sapeva fare niente, basta votare, allora erano come dio in terra. E ora tutti a sputargli addosso. E bravi i falsoni.  Intanto sta storia ci è costata 300 milioni. Buttati. Ora ne costerà altri 800. Sempre soldi nostri.  

“Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce  ‘o  ppassato“.   Oggi tutti a sputargli addosso. L’occasione è propizia per riascoltare e rileggere tutto il copione delle italiche lamentazioni:  non possiamo  perdere l’ amata banca del territorio, che così bene ha fatto sinora; squillino le trombe ed entri lo Stato! Avremo così una nuova banca che “farà impresa, presterà a famiglie e imprese”, miei cari compatrioti. Chi ha avuto avuto continuerà ad avere, chi ha scialacquato resterà al suo posto, chi ha cacciato i clienti per incapacità, arroganza e supponenza continuerà a malgestire la banca, chi ha mangiato a larghe ganasce fino ad ora continuerà a mangiare, i super stipendi resteranno così come coso, i fannulloni resteranno al loro posto. Come niente fosse. Leggeremo poi anche il solito copione sulla cessione di sofferenze: a chi ? A noi!  In Italia, nell’indifferenza generale, succedono cose incredibili. La Banca popolare di Bari è stata fondata nel 1960 e ha un fatturato di circa 15 miliardi di euro. Da tempo veniva considerata in difficoltà, tanto che aveva chiuso il 2018 con perdite per 420 milioni di euro e la forte riduzione del valore delle proprie azioni. Già da mesi le perdite venivano attribuite alla difficoltà di riscuotere crediti deteriorati in eccesso, e i giornali avevano raccontato di alcune ispezioni in corso da parte della Banca d’Italia.  Fino a quando, a sorpresa, carrambààà, Venerdì 13 dicembre la Banca d’Italia ha comunicato il commissariamento della Banca Popolare di Bari per perdite patrimoniali dell’istituto, che ha un fabbisogno di capitale vicino a 1 miliardo , per via della cattiva gestione finanziaria e dei troppi crediti deteriorati , disponendo lo scioglimento degli Organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca Popolare di Bari, e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria in ragione delle perdite patrimoniali. Ma non è stata la sfiga a colpire. Ora arriveranno i commissari per la ricapitalizzazione della banca e le negoziazioni con i soggetti che hanno interesse all’intervento di rilancio della banca. E fin qui non c’entra la sfiga del “venerdi 13, era già tutto scritto, tutto previsto, e da tempo.

“Nel frattempo la banca ha comunque ribadito che prosegue regolarmente l’attività e che la clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia. Frechet!! Massima fiducia. Perché temere, l’istituto è alle prese solo con un piccolo piano di ristrutturazione con un aumento di capitale per un miliardo di euro cosa da poco, cosuccia da niente. Basta poco che ce vò?  Nella banca di Bari i saputoni baresi, i prepotenti baresi, quelli che “noi siamo”  nessuno si è accorto di nulla. Giusto il loro abbondante stipendio continuavano a prenderlo. Ora che la banca d’Italia finalmente li ha cacciati mi chiedo se non sia il caso di ripensare il futuro e imparare dal passato. Antonio Tancredi  (prima maniera) Giulio Sottanelli (ma un po’ più in grande) e altri, ce lo hanno insegnato. Realizzare una banca locale, vera, sana, che conosce la gente, che faccia impresa, crei sviluppo, sostenga le idee, è possibile. Basta con i pozzi mangiasoldi figli della politica malata e corrotta anni ’60. Basta con la dama dei soldi, togli la metti qua.

Esistono già in Italia 300 banche locali radicate nei territori dei quali sono espressione, con quote di mercato rilevanti nel finanziamento dell’economia reale, delle famiglie e delle imprese. Sono banche autonome ma legate da tempo da un sistema associativo e dai fondi di garanzia, supporto per le economie locali, con un modello di impresa sui valori fondanti della mutualità, della centralità delle persone e delle proprie comunità, realmente vicino alla gente, alle famiglie ed alle imprese, in grado di vincere le sfide di un mercato sempre più complesso e competitivo. E’ mai possibile che in questa Regione/Provincia non ci siano 10 imprenditori che per amore del territorio – e far fare impresa – non aprano la Banca d’Abruzzo ? Questo è il tempo giusto.

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