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UNA VITA A PUGNI CHIUSI

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Mi rattrista molto la notizia della morte  del mio  amico dei tempi andati Socrates Sampaio de Souza Vieira, 57 anni, meglio noto semplicemente come “dottor”  Socrates Socrates, il Tacco che Dio ha prestato al calcio, ebbe un ruolo unico nel paese, visto che negli anni ’80 cominciò a parlare di democrazia, proprio mentre il paese emergeva da anni di dittatura militare, affrontando una lunga e complessa transizione dall’autoritarismo alla democrazia. Il Doutor fondò in quel periodo la Democrazia Corintiana all’interno della società di San Paolo: in sintesi, era il voto della maggioranza della squadra a prendere le principali decisioni. In tutto il Brasile prima dell’inizio dell’incontro, c’è stato un minuto di silenzio  in memoria dell’ex capitano della Selecao, mentre il pubblico corinthiano ha alzato il braccio con il pugno chiuso e lo stesso hanno fatto i giocatori in campo. Il gesto era quello fatto dal Dottore, che gli attribuiva un preciso significato politico. L’ex capitano del Brasile era ricoverato in terapia intensiva a causa di un’infezione intestinale nell’ospedale  e cirrosi epatica Albert Einstein di San Paolo.

 Socrates era come un cigno, un uccello nobile ed elegante, ma incapace di volare alto e lontano verso il mondo di pura bellezza cui aspira.  Per questo nella sua solitudine aveva cominciato a bere. Per cercare nell’alcool la sua compagna, poi per non pensare a quel mare oscuro che viveva dentro di lui. Ricco, famoso, bello, potente, un re del calcio nel paese del calcio. Eppure solo. La caratteristica dell’artista o del calciatore comunque dell’uomo di genio è la solitudine. Solitudine subita, ricercata, o accettata come conseguenza inevitabile del proprio modo di essere. In alcuni prevale l’aspetto passivo della solitudine in una società di uomini vani, che tarpano le ali ai sogni di grandezza.  In altri come lo Zarathustra di Nietzsche, la solitudine appare nella sua tonalità più positiva: il messaggio di rinascita del superuomo non è alla portata dei più, che sghignazzano ignari. Era rientrato la settimana scorsa da Cuba dove gli hanno chiesto informalmente di dirigere la nazionale cubana da calcio: «Vado a Cuba abbastanza frequentemente quando ho bisogno di un bagno di umanità», aveva detto Socrates in uno degli ultimi suoi interventi come commentatore sportivo della brasiliana Tv Cultura.

L’ex giocatore  che nel 1984/85 aveva soggiornato a Roma dove veniva molto spesso era molto grave, respirava con l’aiuto delle macchine. Forse è meglio così. Negli anni ‘80 si rese protagonista di un curioso caso di autogestione dei calciatori, noto come “democrazia corinthiana”: i giocatori rifiutarono l’autorità dell’allenatore e preferirono, per ben tre anni, allenarsi da soli. I grandi risultati sportivi conseguiti, seppur ottenuti con allenamenti durissimi in stile militare, resero Sócrates famosissimo e si parlo di lui come candidato per le presidenziali. Chi ricorda l’eleganza di questo giocatore,ora fatica a credere a quanto gli sta accadendo. Era un centrocampista longilineo, veloce, potente, propenso alla manovra e dotato di una visione del gioco unica; era una ottimo realizzatore, dal tiro estremamente preciso. La sua abilità nel palleggio gli consentiva di eccellere nelle verticalizzazioni, negli inserimenti da dietro e nei colpi di testa e di tacco. In Italia ha vestito la maglia della Fiorentina nella stagione 1984-’85. Qui non riuscì a fare propri i sistemi di allenamento, ne ad inserirsi negli schemi di gioco: era dunque la squadra di appartenenza a doversi adattare al suo gioco. Inoltre amava fumare, bere birra e tirare tardi la sera parlando soprattutto di politica[5]. Dopo una sola, deludente, stagione ritornò in Brasile, Verio genio del calcio, idolo del Corinthians negli anni Ottanta, ai Mondiali del 1982 capitano del Brasile considerata da molti la più forte e spettacolare nazionale di sempre , che non vinse quel titolo mondiale, conquistato invece dall’Italia di Bearzot.

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