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UN’ALTRA STRADA PER L’EUROPA

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L’Europa è in crisi perché è stata sequestrata dal neoliberismo e dalla finanza. Negli ultimi vent’anni il significato dell’Europa – con un persistente deficit democratico – si è sempre più ridotto a una visione ristretta del mercato unico e della moneta unica, portando a liberalizzazioni e bolle speculative, perdita di diritti ed esplodere delle disuguaglianze. Questa non è l’Europa che era stata immaginata decenni fa come uno spazio di integrazione economica e politica, libera dalla guerra. Questa non è l’Europa che era stata costruita attraverso gli avanzamenti economici e sociali, l’estensione della democrazia, dei diritti e del welfare. Questo progetto europeo è ora in pericolo. Alla crisi finanziaria, le autorità europee e i governi nazionali hanno dato risposte irresponsabili; hanno salvato le banche private, ma hanno rifiutato di intervenire con gli strumenti dell’Unione monetaria per arginare le difficoltà dei paesi più indebitati; hanno imposto a tutti i paesi politiche di austerità e tagli di bilancio che saranno ora inseriti nei Trattati europei. I risultati sono che la crisi finanziaria si estende a quasi tutti i paesi, l’euro è in pericolo, si profila una nuova grande depressione, c’è il rischio della disintegrazione dell’Europa.

L’Europa può sopravvivere soltanto se cambia strada. Un’altra Europa è possibile.   L’Europa deve significare giustizia sociale, responsabilità ambientale, democrazia e pace. E’ questa la strada indicata da una parte importante della cultura e della società europea. E’ questa la strada indicata dai movimenti per la giustizia e la dignità, dalle proteste contro le politiche di austerità dei governi. Ma questa strada è stata ignorata dalle forze politiche dominanti in Europa. Quest’altra Europa non è un nuovo superstato, né una burocrazia intergovernativa. Una forma di governo democratico dell’Europa è necessaria se vogliamo affrontare le sfide globali su cui gli stati nazionali non sono in grado di intervenire. La strada per un’altra Europa deve far convergere visioni di cambiamento, proteste sociali, politiche alternative verso un quadro comune. In questi giorni di fuoco si gioca il futuro dell’Europa e dei rapporti tra economia e politica: il potere della Germania, lo strapotere della finanza, il significato della democrazia.

Dopo quattro anni di crisi devastante, c’è l’occasione per spezzare la logica dell’austerità, rispettare la sovranità popolare e adattare le regole dell’economia ai valori della democrazia. Si potrebbe ridimensionare la finanza, e poi rilanciare l’economia, difendere il lavoro, ridurre le disuguaglianze, proteggere l’ambiente e la pace, praticare la democrazia. Sono questi i punti chiave di un’altra strada per l’Europa che sta emergendo nel mezzo della crisi. Le reti europee di movimenti, esperti e associazioni si incontreranno  oggi al Parlamento europeo. Ci saranno Attac e gli “economisti sgomenti” francesi, verdi tedeschi e radical inglesi, movimenti greci e spagnoli, la Fiom e i sindacati europei. Insieme per cambiare rotta a parlamentari e politici democratici, verdi e della sinistra. Quasi un controvertice del Consiglio europeo in cui si prenderanno decisioni chiave. L’ultima occasione, forse, per evitare il collasso dell’Europa. Bisognerà farsi sentire, tutti insieme.

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