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UNITA’ D’ITALIA : GARIBALDI ERA UN BANDITO

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Indro Montanelli, che pure non perdeva occasione per punzecchiare i protagonisti del Risorgimento, nel libro scritto con Marco Nozza chiuse il discorso: «Nel disperato bisogno che l’Italia dell’Ottocento aveva di eroi, è giusto che il posto di proscenio e il piedistallo più alto siano toccati a lui». Fate scrivere la biografia di Garibaldi al suo peggior nemico e vi apparirà come il più sincero, il più disinteressato e il meno dubbioso degli uomini…», scrisse il Times dopo la morte sfidando a mettere in dubbio la statura morale del condottiero. Sottovalutava il fanatismo dei talebani venetisti che davanti a una discoteca vicentina hanno bruciato una sagoma barbuta in camicia rossa che portava appeso al collo il cartello: «Garibaldi era un bandito: eroe degli immondi». A far la festa al feticcio dell’eroe di Caprera c’erano 200 persone tra cui numerosi consiglieri comunali, provinciali e regionali della Lega.

Solo un gesto scaramantico per denunciare chi nasconde che Garibaldi fu la longa mano della massoneria internazionale, o per esorcizzare non la figura del generale che fu, per primo, bandito dagli stessi Savoia, quanto chi continua a negare dignità alle storie regionali I documenti e comunicati si affollano nelle redazioni. E chi sarebbero questi “storici”? Non Denis Mack Smith, che scrive: «Garibaldi era la persona vivente più conosciuta e amata del mondo». Non Christopher Duggan, secondo il quale «il suo stile di vita anti-convenzionalmente modesto, la semplicità dei modi e l’immenso coraggio personale, e infine l’apparente invulnerabilità sul campo di battaglia (…) concorrevano a fare di Garibaldi un personaggio venerato, con una capacità d’attrazione senza precedenti».

Non Max Gallo, Rosario Romeo, Giovanni Spadolini… Da non perdere le discettazioni di Giorgio Roncolato, portiere alla Asl, consigliere comunale leghista di Arzignano «Garibaldi era un bandito vissuto di espedienti e ladrocini in Sud America. E che anche i famosi Mille erano una accozzaglia di sbandati e predoni». Segue Bortolino Sartore, proprietario della discoteca Hollywood teatro del rogo e consigliere provinciale della Lega «Garibaldi era un mercenario che non amava i veneti. Bisognava bruciarlo da vivo. Ora lo bruciamo da morto». Fine. Avrà ben diritto di dire ciò che vuole? In realtà, spiega ne “La storia negata” Mario Isnenghi, sempre lì si finisce: nell’idea sventurata che, con o senza documenti a supporto, un’opinione vale un’altra e ognuno ha il diritto di pensare quel che gli pare. La coscienza che tutto passi attraverso un punto di vista e un’interpretazione ci rende solo più fatui. E una versione sbracata e facilona di relativismo o storia “fai da te” finiscono per imperare. Nulla è vero, tutto è vero.

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