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UNITA’ D’ITALIA: IN ORDINE SPARSO

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L’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia si avvicina in un clima politico rovente, da curva Sud: il tifo è a prescindere, prevalgono l’invettiva e l’insulto reciproco. Il senso di appartenenza esiste, ma è di (una) parte. Il confronto pacato non trova spazio. Così, arriviamo a celebrare l’Unità dis-uniti, in ordine sparso. Tuttavia, esiste anche un altro Paese, diverso, fatto di tante formiche operose che costruiscono reti di relazione economiche, sociali e istituzionali. Che raggiungono risultati importanti, ma collocato in un cono d’ombra: non viene visto e non trova una rappresentazione. Dunque, se non ha rappresentazione è come se non esistesse. La rottura di questo circuito perverso aiuterebbe a costruire un’idea e un progetto dell’Italia volti al futuro di cui si avverte un forte bisogno. È una missione impossibile? La risposta diventa positiva se proviamo ad alzare lo sguardo rispetto alle vicende contingenti. Se alzassimo l’obiettivo della nostra visione, paradossalmente, abbassando gli occhi sui territori locali, sul sistema delle imprese, sui mondi del volontariato. Che vivono di una «normale eccezionalità» in cui costruiscono reti di coesione economiche, sociali e istituzionali.

Oggi, sempre di più la domanda di rappresentanza richiede una maggiore sinergia per offrire risposte complesse a domande di tutela articolate. I mezzi di comunicazione e le istituzioni percepiscono la gravità della situazione solo dopo diversi giorni. Ma quando arrivano trovano un contesto già tornato alla normalità, grazie all’azione delle istituzioni locali, della protezione civile, vigili del fuoco, ma soprattutto dei singoli cittadini, dei volontari e degli immigrati. Tutti assieme. Dunque, l’Italia vista dal basso, dai territori, dai sistemi locali, delinea un’immagine diversa di sé: più pragmatica, alla ricerca di soluzioni innovative.

È la capacità degli attori sociali, economici e anche pubblici di individuare obiettivi e ricercare progettualità condivise, talvolta anche ridimensionando le aspettative e le peculiarità dei singoli a favore della comunità e della collettività. Non si tratta di assumere una visione minimalista, bensì realista e flessibile. Il percorso da compiere è ancora lungo e richiede un’opera di cambiamento culturale diffusa. Ma un’idea e una narrazione dell’Italia del futuro deve prendere le mosse dai territori, dalle differenze e dalle sue dis-unità. Facendo diventare complementari le tante Italie che formano l’Italia.UNIT

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