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UNO DEI DUE SI STA PER FARE MOLTO MALE

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Se  si solleva lo sguardo dalla congiuntura delle cronache giornalistiche quotidiane, e si guarda al quadro d’insieme, lo spettacolo sovrastante gli avvenimenti degli ultimi mesi — crisi della maggioranza di governo, eventualità di elezioni anticipate, prospettive di evoluzione della situazione — è desolante. Solo l’insipienza della classe politica, la programmatica malafede di certi media, un’opinione pubblica frastornata, e ormai incapace di discernere, potevano ridurre a una questione fra berlusconismo e antiberlusconismo l’inattualità delle istituzioni, l’inconsistenza della cultura politica nazionale, la fragilità del sistema politico che ne sono emersi. L’intero spettro delle regole, dei principi e degli istituti che sono a fondamento della nostra vita politica si sono sfarinati, mentre troppi italiani si comportano come degli ultras in uno stadio di calcio. Siamo ormai agli stracci e alle scope, mentre tra fango e polvere si muove il solito sottobosco: giornalisti che si improvvisano 007 e 007 più o meno camuffati da giornalisti; ministri che confermano i documenti e tipografie che smentiscono le carte sulle quali quei documenti sono scritti.   Spiace dirlo, ma l’incredulità non ha ragione di essere.

Questo è il paese del lago della duchessa e di Igor Marini, dei Renato Farina e dei “trattamenti Boffo”, dei Tavaroli e dei dvd sui tavoli di Signorini. In Italia, dunque, può benissimo capitare che un premier detentore di decine di società offshore oltreoceano e amico di fantomatici presidenti caraibici organizzi dossieraggi ad personam usando i giornali di famiglia. Quegli stessi giornali che, naturalmente  delle suddette società fuori sacco non menzionano  mai nemmeno l’esistenza. Oppure, al contrario, può  accadere che i politici vicini alla terza carica dello Stato siano talmente in difficoltà da alzare un polverone accusando servizi deviati e simili. La democrazia è stata inventata per contare le teste piuttosto che tagliarle. In Italia  –  democrazia anomala  –  è invece in atto un conflitto al vertice dello Stato che può finire soltanto con l’annientamento politico di uno dei due contendenti, Fini e Berlusconi, leader di una destra impazzita e già senza testa.

 Il presidente del Consiglio un minuto dopo la rottura politica con il co-fondatore del suo partito ha armato i giornali di sua proprietà o a lui variamente appaltati per distruggere il suo avversario sul caso Montecarlo. Il presidente della Camera reagisce accusando il Capo del governo di organizzare una campagna di dossieraggio e killeraggio nei confronti suoi e della sua famiglia, impiegando uomini dei servizi, falsi documenti, passaggi di denaro. Nella gran confusione, due cose però sono già certe. La prima è che il conflitto di interessi del presidente del Consiglio e il metodo politico che ne consegue sono  perfino indecorosi. Il link tra i suoi media e la violenta campagna contro Fini, al di là dei fatti, è la prova che la democrazia italiana se la passa proprio maluccio. La seconda è che le cose si sono messe in modo tale che non ci sono più spazi perché la vicenda si chiuda a tarallucci e vino. E’ solo questione di tempo. Ma tra Berlusconi e Fini uno dei due si sta per fare molto male.   

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