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VERTICE FAO: FALLIMENTO ANNUNCIATO!

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La sicurezza alimentare, la biodiversità e i cambiamenti climatici sono stati i temi al centro del vertice Fao di Roma. Come collettività, stiamo fallendo nella lotta contro la fame nel mondo. Attualmente, sono oltre un miliardo, sul nostro pianeta, le persone che non dispongono del cibo necessario per soddisfare il fabbisogno alimentare giornaliero di base; e nei paesi in via di sviluppo la situazione peggiora giorno dopo giorno. Si tratta, soprattutto e come prima cosa, di una vergogna sul piano morale.  Com’è possibile che nel XXI secolo, dopo aver viaggiato sulla Luna, non siamo in grado di sfamare la popolazione della Terra? I politici devono peraltro rendersi conto che il fenomeno della fame nel mondo è collegato agli effetti della crisi economica e ai cambiamenti climatici in corso, una situazione, questa, che getta lunghe ombre sulla comunità mondiale.

La debolezza degli attuali meccanismi della sicurezza alimentare e la necessità di un loro ripensamento sono testimoniati, in un certo senso, dalla stessa convocazione di questo Vertice. Infatti, nonostante i Paesi più poveri siano integrati nell’economia mondiale più ampiamente che in passato, l’andamento dei mercati internazionali li rende maggiormente vulnerabili e li costringe a ricorrere all’aiuto delle Istituzioni intergovernative, che senza dubbio prestano un’opera preziosa e indispensabile.  Il concetto, però, di cooperazione deve essere coerente con il principio di sussidiarietà: è necessario coinvolgere “le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile” perché lo sviluppo umano integrale richiede scelte responsabili da parte di tutti e domanda un atteggiamento solidale che non consideri l’aiuto o l’emergenza come funzionali a chi mette a disposizione le risorse o a gruppi elitari presenti fra i beneficiari.A essere onesti, i leader mondiali hanno già fornito una risposta.

Di recente, al G-8 dell’Aquila, si sono fermamente impegnati ad «agire nella misura e con l’urgenza necessarie per conseguire una sicurezza alimentare globale sostenibile» e, per il prossimo triennio, sono stati stanziati in totale 20 miliardi di dollari. Per quanto notevole, il nostro impegno potrebbe rivelarsi tuttavia insufficiente: dobbiamo fare di più per estendere la produzione agricola, per dare libero corso agli scambi, al fine di garantire la sicurezza alimentare e per contrastare gli effetti incalzanti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura. Anche la Commissione europea ha fornito una risposta, finanziando la sicurezza alimentare tramite una serie di strumenti. Lo strumento alimentare di cui la Ue si è dotata lo scorso anno mobilita fondi aggiuntivi per 1,5 miliardi di dollari destinati a contrastare, in tempi brevi, l’aumento dei prezzi alimentari. Nei prossimi tre anni prevediamo un ulteriore stanziamento di 4 miliardi di dollari per finanziare attività di sostegno ai paesi che hanno necessità di potenziare la sicurezza alimentare e di adeguarsi ai cambiamenti climatici.

Ulteriori stanziamenti a favore della sicurezza alimentare dovrebbero peraltro risultare dal pacchetto finanziario che l’Unione europea sostiene strenuamente in vista del prossimo appuntamento di rilievo in calendario: la conferenza di Copenaghen di dicembre sui cambiamenti climatici.  Occorreranno notevoli investimenti affinché l’agricoltura possa adeguarsi con successo alle mutazioni climatiche e alla crescente intensità e frequenza di eventi atmosferici eccezionali.  I cambiamenti colpiscono maggiormente le popolazioni più povere e le tendenze a livello mondiale nascondono grandi disparità su scala regionale. Il costo dei cambiamenti climatici sarà particolarmente elevato per i piccoli agricoltori, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo. Se non agiamo in fretta, entro il 2080 la siccità avrà ridotto del 10-20% la capacità cerealicola di base dei 40 paesi più poveri, essenzialmente in Africa sub-sahariana e America latina. Le risposte a questo problema sono tuttavia a portata di mano. Gli effetti della biodiversità sono spesso scarsamente compresi e, con essi, il contributo che la biodiversità è in grado di dare alle problematiche mondiali. Un ecosistema è tanto più in grado di resistere ai cambiamenti quanto più si caratterizza per forme di vita variegate.

In tal senso, la biodiversità può costituire una “assicurazione naturale” contro la repentinità dei cambiamenti climatici e fungere da rete di sicurezza contro le perdite causate dal clima, dai parassiti e dalle malattie.  La diversità biologica è essenziale ai fini di una produzione alimentare sicura e stabile nel lungo periodo. Le carestie che hanno afflitto l’Irlanda del XIX secolo e l’Etiopia degli ultimi decenni del XX secolo dimostrano inconfutabilmente che un’agricoltura non diversificata è vulnerabile ai cambiamenti ambientali, vulnerabilità destinata a ripercuotersi in termini drammatici sulle popolazioni. La diversificazione delle colture può essere peraltro notevolmente benefica per l’ecosistema. Le varietà resistenti alla siccità e alle inondazioni permettono non solo di aumentare la produttività, ma anche di prevenire l’erosione del suolo e la desertificazione.  Nella lotta ai cambiamenti climatici e all’insicurezza alimentare, occorra valorizzare la biodiversità e che questa problematica vada portata all’attenzione dei vertici.

In occasione del vertice di Roma, spero si sia in grado definire le principali priorità della lotta contro la fame nel mondo e l’insicurezza alimentare e, soprattutto, d’istituire, in tema di sicurezza alimentare, un’autorevole fonte consultiva per governi e istituzioni internazionali. E’ necessario creare per la sicurezza alimentare un gruppo intergovernativo di esperti in grado di monitorare la situazione su scala mondiale, al pari di quello per i cambiamenti climatici istituito dalle Nazioni Unite.  Tuttavia, anche le politiche di aiuto più apprezzabili e tempestive rimangono un esercizio sterile se gli impegni assunti dai governi dei paesi sviluppati non si traducono in stanziamenti concreti e maggiori investimenti agricoli in tutto il mondo. Facciamo in modo che il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare testimoni l’impegno concreto di tutti i governi verso l’obiettivo comune di un mondo senza fame.  Se fallissero, dovremo comunque renderne tutti conto alla Storia.

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