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ZUCCHERO CI REGALA UN ROMANZO SORPRENDENTE DAI SAPORI ANTICHI

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Alle 15.30 tutti in fila già con il libro aperto per avere l’agognato autografo.  Eccolo che arriva. “Bravo!” e uno scroscio di applausi. Questo l’urlo che si leva dal pubblico, dopo il breve discorso di Zucchero. Non siamo allo stadio ma alla libreria Feltrinelli dove Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, ha presentato il suo libro “Il suono della domenica. Il romanzo della mia vita”. Dai passeggini ai capelli bianchi, passando per gli zaini e le borse da lavoro. Basterebbe dare un’occhiata alla gente assiepata al pianterreno della libreria, per capire che è un grande cantante, uno dei pochi che al ritmo del blues riunisce più generazioni. Zucchero ha scritto un libro bellissimo. La storia della sua vita. E la sua vita è un romanzo. Lo dicono tutti e non è quasi mai vero, ma nel caso di Zucchero è proprio così. Ma la sua vita è anche un musical: la storia di un ragazzo di campagna, campagna emiliana, che diventa una rockstar internazionale, l’unica vera che abbiamo in Italia.

C’è un po’ di nostalgia nella sua voce, quando accenna alla sua canzone preferita “Diamante”, che “mi ricorda mia madre che è morta”. “Non è un libro autocelebrativo, mi metto a nudo”. Ora la voce del cantante si incrina: “E’ stata una vita tortuosa, complicata: un ragazzo che viene dalla bassa emiliana, viene sradicato” Cinquanta milioni di dischi venduti. Ha creato canzoni cantate dal mondo intero, interpretandole con Miles Davis, i Queen, Eric Clapton, Joe Cocker, Sting, Luciano Pavarotti, B.B. King. Figlio di un “voltaformaggio” e di una casalinga, il piccolo Adelmo Fornaciari cresce a Roncocesi, tra i campi, vicino a Reggio Emilia. Un mondo piccolo tra la cooperativa comunista e la parrocchia di don Tajadela, il prete bello grosso, popolato di personaggi memorabili come la nonna Diamante, il nonno Cannella, lo zio Guerra, maoista che mangiava solo riso, la Vittorina che si piega per gonfiare la ruota della bicicletta e gli mostra le mutande, rivelandogli cosa c’è sotto e spalancandogli la porta dell’erotismo e delle fantasie sessuali. Siamo a metà degli anni Cinquanta, in quel gran pezzo dell’Emilia, terra di comunisti e di motori, di cucina grassa e di cantanti. Delmo aggiusta in officina il suo mosquito che non parte mai, dorme in una camera dove stanno appese sopra il suo letto meravigliose coppe, salami, ciccioli, prosciutti. Si sveglia alla mattina unto e profumato di grasso. E va in chiesa a suonare l’organo. In cambio serve messa.

Un mondo antico fatto di fatiche, ma anche di un inesausto desiderio di felicità. Siamo alla vigilia del boom economico e Delmo vola sui seggiolini del calcinculo del luna park alla fiera di San Biagio. C’è il giradischi. Ascolta il beat emiliano dei Nomadi e dell’Equipe 84, ma anche Let It Be dei Beatles e A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum. Cambia il set. Dall’Emilia Adelmo si sposta nella Forte dei Marmi delle estati ricche e degli inverni poveri, delle balere e dei dancing. Poi nella Carrara anarchica. Non smetterà più di inseguire le sue radici, cantando e suonando in tutto il mondo. Zucchero racconta la sua vita in un romanzo sorprendente che al ritmo arcaico della campagna alterna quello martellante del blues. Un’epopea di terra, di carne, di sesso. Non senza dolorosi lati oscuri. Una vita autentica e sfrenata accompagnata da un sound dionisiaco, a volte diabolico, che si distende nel suono dolce della domenica. E dopo il libro, il soul man emiliano ha già in cantiere un nuovo progetto: questa volta di nuovo sul palco, ma non da solo. Sarà affiancato da Peter Gabriel, ex frontman e leader dei Genesis.

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